sabato 12 giugno 2010

Editoria senza libri. Il caso iPad e il futuro degli ebook













(Questo pezzo è uscito oggi sull'Unione Sarda ed è la prima parte di una inchiesta in tre puntate sul futuro dell'editoria e del giornalismo al tempo di iPad, Kindle e ebook reader lanciati di recente sul mercato. La settimana prossima gli altri articoli...)

Chissà cosa ne penserebbe Kurt Vonnegut della nascita di iPad e Kindle e di tutti gli ebook reader – i dispositivi elettronici che consentono di leggere i libri digitali – e relativo dibattito connesso alla loro esplosione recente. “Quella dell'ebook è un'idea totalmente ridicola”, diceva lo scrittore americano. “Il libro stampato è così soddisfacente, così perfetto nel rispondere al tocco delle nostre dita. Gran parte di queste novità è totalmente inutile”. Eppure oggi non è più così. Quell'idea non solo non è ridicola – anche se in passato oggetto di resistenze culturali molto forti – ma è anche tema di dibattito profondo che riguarda non solo il futuro del libro ma anche il futuro delle nostre abitudini di lettura, la ridefinizione e in alcuni casi la possibile scomparsa di un numero imprecisato di professioni, il cambiamento dell'industria legata al libro, la nascita di nuovi ibridi letterari basati sulla multimedialità e un'interazione diversa del lettore col testo. Siamo (saremmo) di fronte alla “quarta rivoluzione”, almeno stando al titolo di un libro uscito da poco, scritto da Gino Roncaglia e pubblicato da Laterza. Non è il solo: è uscito un libello per Nottetempo, Che fine faranno i libri? di Francesco Cataluccio, per non parlare poi del dibattito in rete o quello, per ora ancora limitato, sui giornali. È come se l'editoria italiana si fosse finalmente svegliata, e preso atto della portata radicale della novità dell'uscita dell'iPad e del successo dei vari ebook reader lanciati sul mercato negli ultimi anni, ora finalmente si ponesse il problema di alcune trasformazioni che andavano previste già da tempo. Portata radicale non solo per le funzioni del device della Apple, secondo alcuni prima tappa di un progressivo perfezionamento. Ma perché l'azienda di Steve Jobs ha dimostrato di saper intercettare le novità tecnologicamente più rilevanti e di contribuire a radicarle, attraverso aggeggi che riescono a diffondersi presso uno strato sempre più ampio di gente, cambiandone progressivamente le abitudini. L'iPod insegna: quanti hanno il lettore della casa di Cupertino e quanti ormai ascoltano musica pressoché su quel supporto? Quanto sono calate le vendite dei dischi ormai in tutto il mondo e si è trasformato il mercato discografico? E lo stesso connubio di nuovi media e web ha inciso anche sulla fruizione di cinema, videogames, tv. Insomma, prima o poi sarebbe toccato anche al libro. L'ebook reader di Amazon.com, Kindle, è stato uno degli aggeggi più venduti nel natale scorso e se questo è successo non è certo solo per la coolness dell'oggetto, visto che accanto alla sua vendita è incrementato anche il business degli ebook. È anche perché si tratta, con ogni evidenza, di una parte importante del futuro della “fruizione” di testi – libri ma anche giornali - da parte dei lettori. Ora, perché questo avvenga in modo decisivo occorrerà che i lettori di ebook riescano a conquistare quelle caratteristiche ergonomiche del libro che lo hanno reso un oggetto pressoché perfetto per comodità e praticità (“il libro appartiene a quella generazione di strumenti che, una volta inventati, non possono essere più migliorati”, scriveva Umberto Eco), e i dubbi sugli ebook reader e sullo stesso iPad sono ancora tanti. Ma il dado è tratto: accanto ai libri stampati sempre più spesso occorrerà affiancare anche l'eBook. La casa editrice milanese Isbn, ad esempio, ha lanciato da pochissimo l'Isbn reader, ebook store con reader integrato disponibile gratuitamente su Apple Store, con cui si potranno sfogliare e acquistare i libri in catalogo. Eppure la Isbn è una casa editrice che sul libro come oggetto – e come oggetto raffinato di design editoriale – punta moltissimo. È chiaro che una cosa non esclude l'altra. Nel lungo periodo però è difficile fare previsioni. Certo, la possibilità che nel giro di qualche anno il numero di libri stampati possa ridursi notevolmente è concreta. Ma sarebbe per forza un male? Nel mondo si vendono ogni anno tre miliardi di libri, e se si considera una media di 250 pagine per libro questo comporta l'abbattimento di 9.316.770,1 alberi. Ma allo stato attuale uno dei problemi più stringenti è quello di capire in che modo coniugare vendite, protezione della proprietà intellettuale e limitare la pirateria. Però la domanda è: siamo sicuri che la protezione dei diritti d'autore vada fatta attraverso dei software che limitino l'utilizzo delle opere da parte degli utenti, oppure non ripensando radicalmente il modello di business dell'editoria? La sfida dell'editoria nei prossimi anni è tutta qui: iniziare a reinventarsi. (Andrea Tramonte, Unione Sarda)

Nessun commento: