<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146</id><updated>2012-01-28T02:54:19.023-08:00</updated><category term='musica'/><category term='Here I Stay'/><category term='libri'/><category term='On2Sides'/><category term='Here I Stay Festival'/><category term='Radio'/><category term='Comunicazione politica'/><category term='O2S'/><category term='Letteratura americana'/><category term='Editoria'/><category term='Giornalismo'/><category term='On Repeat'/><category term='Nuovi media'/><category term='Polaroid'/><category term='Cagliari'/><category term='Unione Sarda'/><category term='Cultura pop'/><category term='Sardegna'/><category term='Sardegna 24'/><category term='Web'/><title type='text'>Andrea Tramonte</title><subtitle type='html'>&lt;a href="http://www.twitter.com/andreatramonte"&gt;Twitter&lt;/a&gt; * &lt;a href="http://andreatramonte.tumblr.com"&gt;Tumblr&lt;/a&gt; * &lt;a href="http://www.facebook.com/andreatramonte1"&gt;Facebook&lt;/a&gt;</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>78</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7754224636182512768</id><published>2012-01-28T02:53:00.000-08:00</published><updated>2012-01-28T02:54:19.045-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Alessandro Aresu, Generazione Bim Bum Bam (Mondadori)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-susrLwWy0tE/TyPTsOVPYKI/AAAAAAAAAn0/prwSU52rxgY/s1600/Aresu.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-susrLwWy0tE/TyPTsOVPYKI/AAAAAAAAAn0/prwSU52rxgY/s320/Aresu.jpg" width="221" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Domanda precisa n. 1: Che cos'è questo libro? Risposta precisa n. 1: È un gioco serio”. È quasi inevitabile chiedersi se Alessandro Aresu faccia sul serio oppure no e se sia davvero convinto che la generazione dei ventenni/trentenni di oggi sia – detto in estrema sintesi – in qualche modo figlia dell'incontro tra Alessandra Valeri Manera e Cristina D'Avena. Ovvero, la coppia da cui nacquero le più celebri sigle dei cartoni animati degli anni ottanta, tipo Lady Oscar, Hello Spank, C'era una volta Pollon, Occhi di gatto, Kiss me Licia, e così via. Generazione Bim Bum Bam, la chiama nel titolo del suo nuovo libro uscito in questi giorni per Strade Blu Mondadori (216 pagine, 17 euro). Ma è lui stesso a dichiararlo quasi fin da subito: “quando si affrontano questi temi, una certa ambiguità è inevitabile”. L'ambiguità che deriva dal prendere sul serio, anzi, dannatamente sul serio, un programma televisivo come Bim Bum Bam, “mito fondativo” di un'intera generazione e punto di partenza di Aresu per provare a definirne fisionomia e caratteri e soprattutto la sua collocazione nella storia nazionale recente. La premessa, poi, è ancora più seria. Stiamo parlando di una generazione che ancora non è riuscita a ottenere gli spazi che gli spetterebbero nella (ri)costruzione del Paese, dimenticata in un limbo in cui si è ancora troppo giovani (ma chissà poi perché) per essere considerati seriamente. In cui ancora, a 30 anni, si viene chiamati “ragazzi”. “Molti dei nostri problemi derivano dal mancato riconoscimento dell’importanza della Generazione Bim Bum Bam”, scrive Aresu. “Immersi in questa sottovalutazione, dimentichiamo i sogni e, messi davanti alla realtà, non sappiamo che fare. Ci limitiamo a frignare come bambini, anche se siamo adulti che fingono di essere giovani, e i bambini sono molto più saggi”. Epperò non è solo un problema di riconoscimento. È anche la difficoltà di riuscire a pronunciare il pronome “noi”, di riconoscersi in quanto generazione, raccontarsi come tale e dialogare con le generazioni che sono venute prima. Ovvero, quell'“appuntamento misterioso tra le generazioni” di cui parla Walter Benjamin, quel bellissimo “allora noi siamo stati attesi sulla terra” che Aresu usa per affermare che chi è incapace di dire “noi” non può ottenere nessuna redenzione, con una vita che non varrebbe, in fondo, di essere vissuta. Il libro del filosofo cagliaritano (classe ‘83) parte da qui. Si serve delle armi della satira e del paradosso, di un bagaglio culturale eclettico che frulla insieme miti pop e Benjamin, Salvatore Satta e Kojeve, per arrivare al cuore di quello che gli interessa veramente: la politica. In particolare, il suo discorso è una sorta di frustata contro “la pedagogia collettiva della paranoia” secondo cui in Italia tutto è una merda, non è possibile ricominciare e quindi si continua a piangersi addosso, ritenendo che i vizi italiani siano incorreggibili, che non ci sia nessuna possibilità di cambiare. Quasi come si dicesse ai giovani: “voi meritate un altro paese. Costruitelo da un’altra parte. Più democratico, più serio, e soprattutto più civile. L’Italia sarà sempre una nave in tempesta. L’unica strada è acchiappare un salvagente e buttarsi in mare, nuotando verso altri lidi, là dove tutto è ordine, calma e civiltà”. A questa impostazione - e contro quelli che, diciamo, possono esserne considerati i cattivi maestri - Aresu ne contrappone un’altra. La individua nel potere dell’associazione, nell’idea che il potere, “nella sua forma più nobile e nell’unica forma in grado di durare, sia collettiva”. Insomma, nella speranza che arrivi qualcuno che ogni tanto sia in grado di dire: «beh, stavolta tocca a noi, siamo la voce della nostra generazione, mettiamoci insieme e cerchiamo di combinare qualcosa, non possiamo mica passare la vita a dire che siamo circondati da orde di barbari ignoranti». (&lt;b&gt;&lt;i&gt;uscito oggi su Sardegna 24&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7754224636182512768?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7754224636182512768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7754224636182512768' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7754224636182512768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7754224636182512768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2012/01/alessandro-aresu-generazione-bim-bum.html' title='Alessandro Aresu, Generazione Bim Bum Bam (Mondadori)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-susrLwWy0tE/TyPTsOVPYKI/AAAAAAAAAn0/prwSU52rxgY/s72-c/Aresu.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1494125201813513759</id><published>2012-01-26T04:26:00.000-08:00</published><updated>2012-01-26T04:27:00.372-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Twimbow, da Cagliari alla Silicon Valley</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-4OjGce5F45I/TyFGTbj8aBI/AAAAAAAAAnk/B0vtzM9idgA/s1600/twimbow.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="132" src="http://4.bp.blogspot.com/-4OjGce5F45I/TyFGTbj8aBI/AAAAAAAAAnk/B0vtzM9idgA/s320/twimbow.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;Il nome di Twimbow derivada una combinazione di due parole, Twitter e rainbow (arcobaleno). Il senso della scelta si capisce facilmente una volta che si entra nell'home-page del sito e si scopre la sua funzione, che è quella di interfaccia che serve per organizzare i contenuti del social network usando, appunto, i colori. Gli utenti possono utilizzare le varietà cromatiche per evidenziare tweet, contatti e argomenti, in modo da trovare quello che interessa veramente nel mezzo dei rumori di fondo dei “cinguettii” che si sentono su Twitter. Detto in altre parole, è un metodo per semplificarsi, e molto, la vita all’interno del social network - uno strumento sempre più familiare anche in Italia, che consente agli utenti di scambiare messaggi, cercare notizie e fare informazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ingegnere elettronico cagliaritano Luca Filigheddu già nel 2007 aveva intuito le potenzialità del nuovo social medium e all’interno della sua azienda di telecomunicazioni, la sarda Abbeynet, iniziò a promuovere piccoli esperimenti con Twitter. «Ho iniziato a frequentare gli ambienti della Silicon Valley per capire come si muovevano le cose e fare un po' di networking», racconta Filigheddu. «All'interno della nostra azienda abbiamo sempre dato spazio a progetti sperimentali e abbiamo dedicato due persone allo sviluppo di applicazioni in ambito Twitter». I primi servizi sviluppati hanno ricevuto buona visibilità pressi gli addetti ai lavori ma poco successo di pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, nel 2010, è arrivato Twimbow.com. Che serve, come si diceva, per tenere sotto controllo in modo semplice contatti e argomenti a cui si è interessati,maanche per ascoltare musica e iscriversi agli aggiornamenti di siti e blog, ricevendone i contenuti direttamente nell’home-page. «Sono unutente molto attivo di Twitter e quindi mi sono sempre mosso da un servizio all'altro, ad esempio servizi di interfaccia che consentono di usare al meglio il social network. Di ciascuno conoscevo pregi e difetti », racconta.«A quel punto abbiamo deciso di provare a farne uno completamente diverso per colmare alcuni vuoti che abbiamo individuato». La versione alpha del sito è stata presentata nel 2010 alla Launch conference di San Francisco, ma il lancio al pubblico è arrivato nel luglio del 2011, e da allora è riuscito a conquistarsi 25000 utenti attivi che usano Twimbow come browser per Twitter.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La novità è che nel giro di due settimane il servizio sarà integrato anche su Facebook, e quindi garantirà la possibilità di gestire direttamente daTwimbowgli aggiornamenti nel proprio account. Il progetto, nato all’interno di Abbeynet, è diventato qualche mese fa un’azienda a se stante con sede a San Francisco. Negli uffici statunitensi c’è la gestione del marketing ma il cuore tecnologico rimane a Cagliari. «Abbiamo deciso di aprireunufficio negli States perché, nell’ottica di trovare dei finanziatori, è meglio lavorare lì», spiega Filigheddu. «In Italia sono pochi coloro che colgono il valore di questi servizi. Chi investe vuole risultati subito, ma servizi di questo tipo hanno bisogno di tempo per raggiungere una massa critica di utenti e quindi trovare il modo per monetizzarli». (&lt;b&gt;&lt;i&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1494125201813513759?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1494125201813513759/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1494125201813513759' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1494125201813513759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1494125201813513759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2012/01/twimbow-da-cagliari-alla-silicon-valley.html' title='Twimbow, da Cagliari alla Silicon Valley'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-4OjGce5F45I/TyFGTbj8aBI/AAAAAAAAAnk/B0vtzM9idgA/s72-c/twimbow.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-447391521815643398</id><published>2012-01-24T05:40:00.000-08:00</published><updated>2012-01-24T05:43:52.637-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Iosonouncane: «Il mio Gramsci che lavora in un call center»</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-P-e1uBwyw9Q/Tx602RLIXAI/AAAAAAAAAnQ/42A0dSE6kG8/s1600/iosonouncane1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="218" src="http://3.bp.blogspot.com/-P-e1uBwyw9Q/Tx602RLIXAI/AAAAAAAAAnQ/42A0dSE6kG8/s320/iosonouncane1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dare un'idea dell'attitudine musicale di Iosonouncane – al secolo Jacopo Incani, ventinovenne di Buggerru – si può partire da un pezzo del suo disco d'esordio, La Macarena su Roma uscito due anni fa per l'etichetta italiana Trovarobato. Un esempio è Torino pausa pranzo. Si apre con una chitarra che colora il pezzo di tinte quasi nostalgiche, Potrebbe anche sembrare, a prima vista, l’attacco di una canzone di un cantautore anni Settanta, ma quasi subito lo scenario cambia e quella chitarra viene introdotta in un contesto &lt;i&gt;alieno&lt;/i&gt;, accompagnata da un arrangiamento di synth ed un beat sporco prodotto da una loop machine. Poi entra la voce: beffarda, sarcastica, a modo suo anche violenta, che riesce a raccontare del funerale degli operai morti nelle acciaierie della ThyssenKrupp attraverso la giustapposizione di contrasti forti, in un misto di cinismo e rabbia commossa che lascia quasi disorientati. “Torino acciaierie, pausa pranzo liberata/ nella pace bianca della zona industriale/ e un minuto di silenzio negli stadi ansimanti/ che poi riesplodono in un coro di voci rassicuranti/ in collegamento da bordocampo”. Quest'ultimo verso, &lt;i&gt;in collegamento, in collegamento da bordocampo&lt;/i&gt;, viene ripetuto con tono struggente nel momento di maggiore intensità del brano. Un luogo comune televisivo che produce un effetto straniante, come a voler smascherare l'ipocrisia che secondo l’autore ha avvolto quella vicenda (“il coccodrillo commosso parente stretto delle borsette/ è il prezzo da pagare per i prezzi da scontare”).&lt;br /&gt;Il lavoro musicale di Jacopo è la versione 2.0 del cantautorato impegnato socialmente degli anni Settanta, un aggiornamento che si produce attraverso l’incontro/scontro con l’elettronica contemporanea - un’elettronica povera, piena di spigoli, di beatbox e campionatori e tastierine giocattolo, che crea un effetto interessante. Un po’ come se, diciamo, Lucio Dalla facesse una jam session con i terroristi sonori newyorkesi dei Black Dice. Il suo disco d’esordio è stato accolto dalla critica come una delle novità più interessanti della musica italiana degli ultimi anni, svelandone la curiosità musicale, la capacità di dialogare con una tradizione melodica italiana senza risultare didascalico, un talento enorme nella scrittura dei testi. In questi mesi Jacopo è tornato nella sua Buggerru per lavorare ai pezzi del nuovo disco, che uscirà in autunno. «Avevo voglia di tornare a casa», racconta Jacopo, «Sono stato tre anni in giro completamente da solo, ho visto l'Italia in lungo e in largo e in quel periodo ho vissuto più da Iosonouncane che non da Jacopo. Avevo bisogno di fermarmi, tirare il fiato e staccarmi da quelle canzoni. Non sopportavo più nemmeno di salire su un palco. Qui sono a casa di mia madre, di mia nonna. Quando vai in giro per tre anni perdi il contatto coi motivi di fondo per cui vai in giro. Quindi sono tornato qui, in una casa dove si vede sempre il mare. Anche a Buggerru ci sono spazi di silenzio e solitudine, ma è una solitudine molto diversa rispetto a quella di un intercity».&lt;br /&gt;Tutto è iniziato a Bologna, dove Jacopo è andato a vivere per ragioni di studio. Ha fondato una band, gli Adharma, che si è sciolta dopo appena un disco. «In quel periodo mi sono accorto che avevo 24 anni, senza aver finito l’università, con un lavoro in un call center per otto ore al giorno», racconta. «Volevo fare il musicista. Ho dovuto scegliere tra l’essere una persona normale che mette insieme il suo stipendio, oppure suonare. Per il momento ci ho rimesso un sacco di soldi, perché mi sono dovuto anche indebitare. Ma mi sono accorto che sapevo e volevo fare solo quello». L’esperienza in un call center, in quel periodo, è stata decisiva. Jacopo divideva il suo tempo tra il lavoro, la registrazione della demo e i primi live in giro. «Era faticoso, perché per spostarmi dovevo prendere il treno, dato che non ho la patente. E suonare e poi lavorare otto ore in un call center mi stava sfiancando». Le canzoni risentono pesantemente di quei mesi. Il tema del lavoro è presente in diverse canzoni, come ne Il sesto stato o in Superstiti, in cui Jacopo si immagina un dialogo con Antonio Gramsci all’interno del suo posto di lavoro - “Antonio che cosa ci fai qui? Ah guarda lascia perdere, due anni che mando curriculum da tutte le parti, non mi ha preso nessuno. Neanche all'Upim”. Il disco affronta anche altri temi. Nel brano di apertura Jacopo si immagina ad esempio le reazioni di una folla in spiaggia per l’affondo di un barcone di clandestini, “una folla selvaggia che invoca a gran voce la versione in carne e ossa delle morti viste in tv”, e gioca, in chiusura di pezzo, col “po po po” dei mondiali Berlinesi in un crescendo di voci che si sovrappongono creando un effetto quasi infernale. Il nuovo album conserverà quell’impronta “impegnata” nei testi ma musicalmente sarà un po’ diverso. «In quel periodo ero molto arrabbiato e a disagio per il tipo di vita che facevo. Chitarra e loop erano funzionali per dire le cose in un certo modo. Finora il progetto è stato quasi punk, un beat due accordi e via, in realtà adesso mi è tornata la voglia di lavorare su melodie ben scritte, curare gli arrangiamenti e le ritmiche. Le cose che scrivo sono più ariose. Credo che sia l’influenza di Buggerru». (&lt;b&gt;&lt;i&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-447391521815643398?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/447391521815643398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=447391521815643398' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/447391521815643398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/447391521815643398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2012/01/iosonouncane-il-mio-gramsci-che-lavora.html' title='Iosonouncane: «Il mio Gramsci che lavora in un call center»'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-P-e1uBwyw9Q/Tx602RLIXAI/AAAAAAAAAnQ/42A0dSE6kG8/s72-c/iosonouncane1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7015857465528733831</id><published>2012-01-21T05:44:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T05:45:04.814-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>La eco-house sostenibile ideata da due architetti sardi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-re1C5YU1cp8/TxrBSKFVKjI/AAAAAAAAAnI/uCfRvOovgOI/s1600/ecohouse.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="141" src="http://4.bp.blogspot.com/-re1C5YU1cp8/TxrBSKFVKjI/AAAAAAAAAnI/uCfRvOovgOI/s320/ecohouse.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La “casa panoramica” è un progetto di abitazione che è stato pensato come una sorta di macchina fotografica in grado di inquadrare degli scorci del paesaggio sardo - panorami costieri come quelli che si trovano a Buggerru o montani tipo quello della zona del Lago Taloro nel territorio di Gavoi. Una casetta di 45 metri quadri ideata per essere costruita con il sistema X Lam, ovvero attraverso pannelli di legno a strati incrociati, metodo che garantisce che la costruzione sia pienamente ecologica perché il montaggio avviene a secco, con l’utilizzo di pochi attrezzi per montare pareti, solai, porte finestre, e in fase di cantiere non si usa cemento. E quindi - ulteriore dettaglio - è una eco-house, un’abitazione ecocompatibile, sostenibile, che sarebbe del tutto integrata nel paesaggio in cui è stata immaginata, rispettosa dell’ambiente. &lt;br /&gt;La casa è stata progettata da due giovani architetti sardi, Marinella Cogodda e Giaime Cabras, per Eco Luoghi 2011, un concorso promosso a livello nazionale dall’associazione Mecenate 90 in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, che ogni anno premia i dieci migliori progetti di case, appunto, ecocompatibili. I due ragazzi hanno partecipato e vinto: la loro idea ha trionfato nella sezione junior del concorso, quella dedicata agli architetti al di sotto dei 35 anni. Il premio in denaro era di 5000 euro, ma in questo caso la vera soddisfazione per i due architetti è che il prototipo verrà esposto a Roma per due mesi, a giugno e luglio, negli spazi esterni del MAXXI, il prestigioso museo nazionale delle arti del XXI secolo. E il progetto ha ricevuto anche il bollino del Ministero dell’Ambiente per la certificazione di casa sostenibile.&lt;br /&gt;«La casa è stata pensata per due persone ed è composta da tre blocchi riconoscibili: servizi, living e notte», racconta Marinella. «45 metri quadri sono pochi e quindi abbiamo cercato di dare spazialità all'abitazione, con un soggiorno a doppia altezza, con una scala che porta a una camera da letto, sospesa e rivolta ad est per veder sorgere il sole. Abbiamo sistemato a est e a sud gli ambienti in cui si soggiorna di più, per avere un legame costante con il paesaggio e l'ambiente». &lt;br /&gt;Il progetto è stato immaginato in contesti diversi che richiamano i paesaggi sardi più tipici, le coste, la montagna e la città. «Non avevamo limiti e quindi ci siamo chiesti: cosa farebbe la nostra casa in un determinato ambiente sardo?», continua l’architetto. «E quindi ci è piaciuta l’idea di collocarla in luoghi diversi e di immaginarla come una macchina fotografica in grado di inquadrare e catturare vari paesaggi». E in tutti i casi, nonostante le fasce climatiche diverse, la casa panoramica riesce a mantenere basso il consumo energetico. L’abitazione verrà assemblata da una ditta ogliastrina, la Casa opera, e poi smontata e rimontata a Roma in occasione della mostra. Il progetto verrà presentato anche a Cagliari, l’11 febbraio da Linea Notturna, all’interno del Pecha Kucha, una finestra dedicata alla creatività e all’innovazione. &lt;br /&gt;I due architetti sono giovanissimi. Giaime, cagliaritano, ha 29 anni, Marinella, di Arzana, 32. Entrambi hanno studiato architettura fuori dall’Isola e dopo alcune esperienze in Italia hanno deciso di tornare in Sardegna approfittando del percorso di rientro del Master &amp;amp; Back. Si occupano entrambi di architettura sostenibile e di recente hanno partecipato a un altro concorso di idee, indetto dalla Regione Puglia, chiamato “ecco una panchina!”. Il loro progetto - che si è classificato terzo - era quello di una panchina, appunto, adattabile, ricomponibile ed ecologica, realizzata con materiali di riciclo e composta da blocchi colorati che possono essere combinati a seconda del luogo in cui viene sistemata. L’oggetto (ribattezzato EcCO-PlAy) si è aggiudicato anche una menzione speciale alla Fiera della produttività sostenibile di Villagrande. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7015857465528733831?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7015857465528733831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7015857465528733831' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7015857465528733831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7015857465528733831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2012/01/la-eco-house-sostenibile-ideata-da-due.html' title='La eco-house sostenibile ideata da due architetti sardi'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-re1C5YU1cp8/TxrBSKFVKjI/AAAAAAAAAnI/uCfRvOovgOI/s72-c/ecohouse.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4761343645159636005</id><published>2012-01-21T05:41:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T05:41:19.195-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>La label sardo-portoghese e i dischi dentro carta da pacchi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-5jjCk-2flD8/TxrAdhXmLWI/AAAAAAAAAnA/DxGfU1QhOlI/s1600/barattin.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-5jjCk-2flD8/TxrAdhXmLWI/AAAAAAAAAnA/DxGfU1QhOlI/s320/barattin.jpg" width="288" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Esiste un'etichetta indipendente fondata da un ragazzo cagliaritano che pubblica, diciamo, “musica di merda per gente di merda”. Almeno se vogliamo prendere alla lettera il nome della label, che è Shit Music for Shit People - insomma, questo vuol dire, senza troppi giri di parole. «Ma bisogna interpretarlo come una provocazione, una rivendicazione ironica», spiega Tommaso Floris, che gestisce l'etichetta insieme alla portoghese Angela Monteiro. «In Italia la musica indipendente rimane sempre un po' di nicchia, ma è nelle nicchie che si trova la qualità. La musica brutta è spesso quella che circola in televisione, nei supermercati, insomma, quella che senti ovunque tuo malgrado».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La “Shit” si sta ritagliando uno spazio di rilievo all'interno della scena indipendente italiana, con una serie di produzioni che hanno saputo intercettare alcuni dei fermenti più vitali della musica underground di questi anni, soprattutto le varie declinazioni del garage rock che hanno vissuto una specie di rinascimento (anche sardo) proprio negli ultimi tempi. È un'etichetta che vuole essere gestita in modo professionale ma che conserva l'impronta di una label do it yourself, dove l'aspetto artigianale, relazionale e umano rimane preponderante. Stampa sette pollici pubblicati dentro carta da pacchi sigillata («un richiamo ai pacchi sorpresa che ricevevamo quando eravamo bambini») e cassettine a tiratura limitata. E dentro ci sono suoni che vanno dal rock'n'roll più scanzonato alla canzone d'autore storta che richiama Tom Waits – in mezzo, blues torbidissimo, electropop giocoso, folk deviato e psichedelia di marca tropicalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La label nasce nel 2009, anno in cui Floris si trovava a Roma per ragioni di studio. «L'idea di pubblicare dischi risale a tanti anni fa, quando ho iniziato a scrivere di musica per diverse fanzine», racconta. «Ma ho accantonato l’idea per un po', preso da altre cose». La voglia è tornata in un secondo momento, quando Floris è andato insieme alla Monteiro al concerto di una band che ancora non aveva pubblicato nulla, gli italo-francesi Capputtini ‘I Lignu. In quell’occasione hanno scoperto un duo a cui basta poco per far rumore. Una grancassa e due chitarre che vanno a definire un suono blues sgangherato e viscerale, figlio tanto della tradizione del Delta quanto della rivisitazione contemporanea dei generi tradizionali americani - boogie, ragtime, rock’n’roll. Roba infuocatissima che ha preso forma discografica grazie alla “Shit”, con un sette pollici di quattro canzoni che ha inaugurato ufficialmente il catalogo della label.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste settimane sono arrivati all’uscita numero nove con il nuovo singolo dei Vermillion Sands (nella foto la cantante e chitarrista Anna Barattin), band che rappresenta una delle punte di eccellenza del garage rock italiano dal respiro più internazionale. In mezzo ci sono stati altri ‘7 e cassettine, in particolare gli Ep dei cagliaritani Love Boat e dei Two Bit Dezperados, band fondata da Tommaso e Angela con un suono in bilico tra garage, pop, psichedelia e influenze brasiliane. Fin da subito l’etichetta ha cercato di distinguersi anche con il packaging dei dischi, ad esempio con l’idea della confezione in carta da pacchi. «Volevamo fare qualcosa di artigianale, anche al tatto», spiega Floris. «Che avesse il sapore di una produzione fatta a mano». La label di recente ha lanciato gli “Shit video”, documentari di qualche minuto che mostrano alcune delle band dell’etichetta impegnate a suonare un pezzo acustico in luoghi scelti in mezzo alla città. I primi due, protagonisti i Love Boat e i Capputtini, sono stati realizzati dal regista sardo Fabrizio Marrocu. «Shit non è la solita etichetta, che pubblica promuove e vende. Vogliamo sperimentare anche nel campo dei video, della grafica e dell’illustrazione». (&lt;i&gt;&lt;b&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4761343645159636005?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4761343645159636005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4761343645159636005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4761343645159636005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4761343645159636005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2012/01/la-label-sardo-portoghese-e-i-dischi.html' title='La label sardo-portoghese e i dischi dentro carta da pacchi'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-5jjCk-2flD8/TxrAdhXmLWI/AAAAAAAAAnA/DxGfU1QhOlI/s72-c/barattin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-6504671256396660452</id><published>2012-01-21T05:34:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T05:41:49.110-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Quando la musica elettronica fa parlare i paesaggi sardi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-zzeI1YNkmgQ/Txq-1PkoIjI/AAAAAAAAAm4/OpDyHr4van8/s1600/%255Bmime02%255D+camouflaged+here.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="169" src="http://3.bp.blogspot.com/-zzeI1YNkmgQ/Txq-1PkoIjI/AAAAAAAAAm4/OpDyHr4van8/s320/%255Bmime02%255D+camouflaged+here.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ombra della musica è un concetto affascinante. È come parlare di suoni che vengono spogliati delle loro viscere, a cui si sottrae corpo e pelle e sangue lasciandone solo un contorno scuro, che rimane quasi senza forma, impalpabile. Quelle viscere che prima erano chitarre diventano suono puro – o anche, per tornare all'inizio, ombre di una &lt;i&gt;cosa &lt;/i&gt;che prima aveva una fisionomia, dei connotati riconoscibili. Un esempio di questo approccio è il lavoro di post-produzione operato dal producer Arrogalla nei confronti di due lavori del chitarrista Andrea Congia per una release (Liberainosi de mali) pubblicata dalla netlabel Mime. Si tratta di due pezzi di chitarra in cui la chitarra non si sente. Rimangono solo il dubbing e gli effetti dello strumento e quindi, in un certo senso, la sua assenza. E il concetto è proprio quello di cui parlava Lee Perry negli anni Settanta a proposito della musica che faceva. Una cosa tipo: come ogni persona ha la sua ombra, ogni canzone può avere la sua versione dub. Spogliata, ad esempio, attraverso un lavoro radicale di sottrazione e alterazione, oppure arricchita pesantemente da echi e riverberi. Questa è, in un certo senso, la premessa musicale di Mime, la netlabel cagliaritana fondata da Frantziscu Medda in arte Arrogalla, producer e metà del duo dei Bentesoi. Ma l’idea che differenzia Mime da ogni altra label, digitale o meno, è quella di usare l’approccio musicale dub per sonorizzare luoghi specifici. Si parte dalla fotografia di un luogo fisico, di un ambiente o di un paesaggio sardo e poi un artista interagisce con l’immagine in base alle sensazioni che gli vengono evocate. Una volta create le musiche e stabilite le atmosfere delle composizioni, anche la fotografia subisce un lavoro di post-produzione, per sintonizzarne l’umore a quello della musica. I pezzi poi vengono pubblicati in free download sul sito dell’etichetta (mimenetlabel.com) - anche se è possibile dare un contributo economico libero, a scelta di chi scarica i pezzi. «Spesso con la musica tendiamo a raccontare cose e ad esprimere concetti», dice Arrogalla. «Mime invece nasce dalla necessità di far parlare i luoghi. Abbiamo la fortuna di vivere in Sardegna, che attraverso i suoi ambienti fornisce una varietà di stimoli: belli e brutti, desolati e ricchi». Ad esempio Santa Cristina di Paulilatino, Calamosca, Buoncammino, Is Aruttas Santas, S’Arriu ‘e su Minerali - da ognuno di questi posti artisti come Arrogalla, Congia, Stefano “Menion” Ferrari e altri hanno tirato fuori dei suoni e «hanno fatto parlare i luoghi». In questo senso la parola è bandita. Anche se, tra le prossime release, ce ne sarà una dei Populos Tenore Nugoresu, il canto a tenore sarà talmente effettato in sede di post-produzione che la voce sarà praticamente un drone, suono puro disincarnato dalla parola. Il 6 febbraio esce la sesta release, Immanence di Rodja, un artista di Matera. «Lui ha voluto raccontare la sua terra, la Basilicata, un luogo devastato da piaghe sociali ma che ha una grandissima vitalità sotterranea, che lascia filtrare una speranza», racconta Arrogalla. «Abbiamo voluto rappresentarlo con una foto della foce del Flumendosa nel lago Omodeo, una foto quasi desertica che mostra però un alberello che spunta dall’acqua. Ecco, quell’alberello rappresenta una piccola speranza». Gli artisti della label si muovono tra quelli di “osservanza” dub e quelli di matrice più sperimentale. «In generale il dub è secondo noi il modo più adeguato per rappresentare un determinato luogo. Un ambiente è dinamico, in continuo movimento e mutazione. Mentre la musica dub rappresenta un intervento in tempo reale sui suoni, alterandoli». La label è portata avanti da Arrogalla con la fotografa Sara Deidda, la grafica Cinzia Adolfi, e poi con Daniele Antezza e Giovanni Conti che si occupano del mastering dei brani. Tra poco Mime farà la sua prima trasferta con Mimetismu in Madrid, progetto durante il quale la città verrà raccontata attraverso foto e suoni. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-6504671256396660452?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/6504671256396660452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=6504671256396660452' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6504671256396660452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6504671256396660452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2012/01/quando-la-musica-elettronica-fa-parlare.html' title='Quando la musica elettronica fa parlare i paesaggi sardi'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-zzeI1YNkmgQ/Txq-1PkoIjI/AAAAAAAAAm4/OpDyHr4van8/s72-c/%255Bmime02%255D+camouflaged+here.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1679366252225972301</id><published>2012-01-21T05:32:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T05:32:27.959-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>"Il fascino retrò della musica rock in audiocassetta"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-mM9Vpoaz9XE/Txq-YBEAPYI/AAAAAAAAAmw/jqMKEEy30Yw/s1600/172899_1872489458288_1422695488_32206650_1941146_o.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-mM9Vpoaz9XE/Txq-YBEAPYI/AAAAAAAAAmw/jqMKEEy30Yw/s320/172899_1872489458288_1422695488_32206650_1941146_o.jpg" width="265" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;(Condivido questo bell'articolo su On2Sides uscito qualche giorno fa ne La Nuova Sardegna. Buona lettura)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intorpiditi dai miracoli della tecnologia moderna, tripudio di pixel intelligenti da sfiorare e pizzicare elasticamente, libri magici che ci risparmiano addirittura la «fatica» di sfogliarli e cellulari a cui mancano praticamente solo le ali, a chi verrebbe mai in mente di rivangare gli oggetti di un tempo perduto e riproporli oggi, sotto forma di nostalgie fuori mercato, stravaganze da romantici? Ci ha provato e ci è riuscito un gruppo di ragazzi di Cagliari che nel 2010 ha dato vita all'etichetta discografica On2Sides, registrando'sui due lati' di audiocassette autoprodotte la musica elettronica e il rock proposti da band sarde emergenti. «Un disco è un oggetto culturale complesso che parla anche attraverso la sua materialità», spiega Andrea Tramonte, uno degli ideatori del progetto. «L'idea delle cassette nasce per recuperare un formato obsoleto, giocare con il suo design, sull'emotività che evoca». Ricercare un suono sporco che ricordi quello dei vecchi mangianastri, parte di un immaginario anni Ottanta e di rituali lenti com'era registrare dalla radio e il riversamento su nastro, che pure arricchivano l'ascolto di un certo sapore di conquista. «C'era molta più cura verso l'ascolto, perché non c'era tanta musica a disposizione», commenta Tramonte. «Finché non è arrivato l'mp3. Ne scaricavo a tonnellate, musica disponibile subito e facilmente. Ma paradossalmente più ne sentivo e meno ne ascoltavo». In verde, azzurro, giallo e nero, dal 2010 ad oggi On2Sides ha prodotto quattro cassette. Le prime due sono compilation che esplorano l'elettronica nostrana attraverso performance drum'n'bass, dubstep, ambient ed electro, e l'altra, più rock, spazia tra pezzi garage, pop, folk, cantautoriali e indie. Gli altri due progetti sono Ep dedicate a due band sarde di popolarità crescente anche oltremare: gli oristanesi Dead Hipsters e poi il fiore nell'occhiello di On2Sides, gli Everybody Tesla, che da maggio usciranno anche su cd a seguito della collaborazione con Trovarobato, una delle principali etichette indipendenti italiane. Il progetto On2Sides, nato per incanalare un fermento musicale locale, allo stesso tempo ha finito per sperimentare una convergenza tra linguaggi ed esperienze artistiche diverse, dalla grafica alla fotografia, dal design ai materiali. «Stampiamo i booklet, li ritagliamo e li pieghiamo, applichiamo gli sticker come si faceva con le vecchie etichette do it yourself». Le cassette infatti vengono preparate a mano una per una. Un po' perché ci si diverte, un po' perché si risparmia ma soprattutto «perché da il senso di qualcosa che stai costruendo tu». «È come un riannodare i fili con un passato che sembrava meno complicato di questi anni di grandi incertezze», conclude Tramonte. Forse con un po' di speranza che la semplicità di allora non resti soltanto un ricordo sullo sfondo ingiallito delle vecchie Polaroid. (&lt;i&gt;Carlotta Comparetti&lt;/i&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1679366252225972301?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1679366252225972301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1679366252225972301' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1679366252225972301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1679366252225972301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2012/01/il-fascino-retro-della-musica-rock-in.html' title='&quot;Il fascino retrò della musica rock in audiocassetta&quot;'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-mM9Vpoaz9XE/Txq-YBEAPYI/AAAAAAAAAmw/jqMKEEy30Yw/s72-c/172899_1872489458288_1422695488_32206650_1941146_o.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-2883516059198789931</id><published>2011-12-10T06:56:00.000-08:00</published><updated>2012-01-26T05:45:39.385-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Se la Silicon Valley è a Casteddu</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-0KXkFuY7p-A/TuNzI_687vI/AAAAAAAAAmg/IqKnOm01lJw/s1600/mariani.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-0KXkFuY7p-A/TuNzI_687vI/AAAAAAAAAmg/IqKnOm01lJw/s1600/mariani.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Net Value è una sorta di Silicon Valley sarda concentrata all' ultimo piano di un palazzo di via Sassari a Cagliari. Una digital nursery che si occupa di accogliere le aziende in fasce e di fornire quelle cure di cui ogni start-up ha bisogno per evitare gli errori che si commettono nei primi due anni di vita. La struttura è nata nel 2009 da un' idea di Mario Mariani e nel corso di due anni ha già visto passare all'interno dei suoi uffici una ventina di aziende – come Paperlit, ora leader in Italia nel campo dello sviluppo di applicazioni dei giornali per smartphone e tablet. Mariani ha una esperienza lunghissima nel campo dell'innovazione digitale. Ha avuto l'opportunità di vivere dall’interno tutte le fasi più esaltanti della sfida sarda al Web, con la start-up di Video On Line di Nicola Grauso e quella di Tiscali, di cui è diventato amministratore delegato nel 2006. Dopo aver lasciato l'azienda di Renato Soru ha deciso di mettere al servizio di nuove realtà imprenditoriali le competenze accumulate nel corso degli anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un po' come accade nella Silicon Valley, dove è pratica diffusa che imprenditori creino strutture di questo tipo per dare una mano ai giovani con le loro start-up. Funziona così: spesso ragazzi di talento hanno voglia di mettersi in gioco con un'idea brillante,manon hanno le competenze necessarie per gestire un'azienda. Strutture come Net Value intervengono in due direzioni: investono dei soldi ma soprattutto mettono a disposizione il know-how manageriale, commerciale e di marketing che serve per avviare iniziative simili. «Un'azienda di incubazione », spiega Mariani, «che ho aperto qui anche perché la Sardegna è un distretto importante per la Rete, una delle aree più vitali in Italia». Si è creato, negli anni, un bell’ecosistema ricco di competenze diffuse che hanno solo bisogno del classico fiuto per gli affari per essere messe a frutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariani spiega come le start-up abbiano un tasso di mortalità altissimo. Su dieci aziende, in genere, sette chiudono, due raggiungono una soglia rispettabile da dieci dipendenti, un'altra supera la fase di nanismoed esplode a livello internazionale. È a quel punto che si decide se intervenire con capitali di rischio per accompagnarne l'espansione. Statistiche che potrebbero scoraggiare, ma la cosa fondamentale, dice, è provarci, mettendo in conto anche la possibilità di qualche fallimento. «In America c’è la cultura del pionierismo e del fallimento, una forte attitudine al rischio. Se un progetto non funziona ne fai un altro», dice Mariani. «In Sardegna se fallisci passi per sfigato. Quello che consiglio ai giovani è sempre questo: piuttosto che deprimerti perché non c’è lavoro, fai la tua azienda, provaci. Poi la nostra economia è drogata da finanziamenti pubblici, peraltro erogati in maniera sbagliata. Molti imprenditori sono prenditori il cui fatturato non viene dal mercato ma dai soldi pubblici, quindi dalla politica. Inoltre si pensa troppo al mercato locale, senza cercare di allargare i propri orizzonti». (&lt;b&gt;&lt;i&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.sardegna24.net/regione/le-app-che-vengono-dall-isola-1.48015"&gt;Leggi anche questo articolo su Softfobia&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-2883516059198789931?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/2883516059198789931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=2883516059198789931' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2883516059198789931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2883516059198789931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/12/se-la-silicon-valley-e-casteddu.html' title='Se la Silicon Valley è a Casteddu'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-0KXkFuY7p-A/TuNzI_687vI/AAAAAAAAAmg/IqKnOm01lJw/s72-c/mariani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-6537982436019518970</id><published>2011-12-10T06:54:00.000-08:00</published><updated>2011-12-10T06:54:54.321-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>L'e-commerce in salsa sarda. PorcoVino sbarca in Giappone</title><content type='html'>Ogni prodotto racconta una storia. Prendiamo il vino: dietro una bottiglia che si acquista al market c'è il colore di un vigneto, l'odore del Cannonau, il paesaggio – mettiamo – del supramonte barbaricino, l'esperienza di una famiglia di produttori e le loro storie personali, i modi di produzione che si radicano in una tradizione che vale la pena di essere conosciuta. Una storia è in grado di arricchire l'esperienza di consumo, renderla più consapevole, iscriverla, quasi, in un orizzonte di senso personale – come accade ad esempio nelle scelte di consumo equo e solidale, in quella di acquistare solo cibo a km zero o in mille altri esempi non necessariamente legati all' alimentazione.È con una filosofia del genere che è nato PorcoVino, una piattaforma di e-commerce fondata tra Cagliari, Firenze e Tokyo che si propone di commercializzare all'estero prodotti eno-gastronomici puntando sulla costruzione di contenuti che ne raccontino la storia e il radicamento nel territorio di provenienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Una sorta di anti-supermarket», spiega Giovanni Segni, l’imprenditore trentottenne che ha messo su la start-up nel 2010, insieme a Giulio Concas - tra gli altri soci, giusto per limitarci ai sardi. Il lato della “narrazione” è fondamentale nell'approccio del progetto. Perché laddove in un market o in una piattaforma tradizionale di e-commerce si possono reperire le informazioni di base di un prodotto, ovvero il prezzo e poco altro, su PorcoVino si cerca programmaticamente di dare la possibilità al cliente di vivere una esperienza più completa, restituendo tutto quel tessuto di tradizioni e contesti che rendono un prodotto esattamente quel prodotto. Come se fosse una specie di borgo virtuale e multimediale, «molto di più di un contenitore di prodotti, ma un vero e proprio villaggio». Dove ci sono botteghe virtuali, con le merci - vini, formaggi, salumi, dolci - e pure con le persone che le producono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esempio è contenuto nella versione beta del sito, che sarà completata nei prossimi giorni. Nella sezione “porcozine” c’è un’intervista video a Giovanni Gabbas, titolare dell’omonima azienda agricola situata a pochi km da Nuoro. Nel filmato il produttore racconta il suo vino, un “Cannonau ingentilito, elegante”. Sostiene che gli è capitato di berne una bottiglia intera, “e non è che mi abbia schiantato, eh”. E spiega: “secondo me influisce il fatto che sono uve sane, poco trattate”. Insomma, su PorcoVino è lo stesso produttore a metterci la faccia, a fare da testimonial vivente delle sue produzioni, a garantire il legame con la terra e a fare da veicolo di ulteriori significati. «È un modo per creare un legame emozionale col prodotto», prosegue Segni, «per cui ci si lega, ad esempio, a un determinato vino ma anche alla storia che c'è dietro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni l’imprenditore si trova in Giappone, dove il lancio della piattaforma è previsto prima di Natale. È il primo mercato di riferimento di PorcoVino, ma entro il 2013 l'azienda dovrebbe raggiungere anche il Nord Europa e, in un secondo momento, gli Stati Uniti. In Giappone l'azienda ha un magazzino con un catalogo di prodotti che, al momento, è il più ampio dell'intero paese. Si tratta di prodotti vinicoli e alimentari scelti tra le eccellenze nella produzione italiana e sarda. Di Gabbas si è detto. Un altro esempio è quello del Caseificio AntonioGarau diMandas, che produce formaggi tradizionali sardi fin dal 1880, il più antico che ci sia in Sardegna. Il Resort di Capo Nieddu a Cuglieri, che è anche cantina vinicola. E poi le cantine Tema, di più recente nascita, aperte da due donne, madre e figlia, originarie di Crema, stabilitesi di recente nell’Isola. Ogni prodotto viene accompagnato da ulteriori contenuti che ne arricchiscono la fruizione. Ad esempio, interviste allo chef che spiega quali ricette abbinare adundeterminato vino, oppure gallery fotografiche che documentano il paesaggio dei luoghi di produzione. Con una dimensione sociale molto accentuata e il tentativo di creare un link diretto tra produttori e utenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlando di cifre, al momento a PorcoVino lavorano 15 persone fra manager, tecnici e collaboratori esterni, con sedi a Cagliari, Fiesole (FI) e Tokyo, con partner come FlossLab (cuore tecnologico) e Shibuya. Per mettere su l’iniziativa sono stati raccolti finanziamenti privati per 450mila euro, ma ora - in vista del lancio imminente - c’è una trattativa con un grosso fondo di venture capital italiano per un milione di euro aggiuntivo. Per costituire il magazzino in Giappone hanno ottenuto un mutuo agevolato di 600mila euro. Un investimento importante perun progetto che nel 2010 ha partecipato con successo a Mind the Bridge, una fondazione no-profit che cerca di incoraggiare le nuove idee imprenditoriali, provando a creare un ponte con la Silicon Valley. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-6537982436019518970?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/6537982436019518970/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=6537982436019518970' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6537982436019518970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6537982436019518970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/12/le-commerce-in-salsa-sarda-porcovino.html' title='L&apos;e-commerce in salsa sarda. PorcoVino sbarca in Giappone'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5817009820299026842</id><published>2011-12-10T06:47:00.000-08:00</published><updated>2011-12-10T06:48:17.103-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Tre sardi inventano Paraimpu, il social network degli oggetti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-XpcKkRAdoRA/TuNw8zoDmxI/AAAAAAAAAmY/7Q3gJTdNSAo/s1600/karotz.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-XpcKkRAdoRA/TuNw8zoDmxI/AAAAAAAAAmY/7Q3gJTdNSAo/s1600/karotz.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Immaginate di poter collegare una lampada con una connessione wi-fi al computer e di poterne regolare le luci attraverso il vostro account su Twitter. Immaginate ora di collegare via Web quella stessa lampada con un'altra lampada che si trova in un'altra parte del mondo, tipo a Bombay, e che sempre attraverso un'applicazione le due lampade possano dialogare tra di loro – mettiamo il caso, quando una cambia colore, anche l'altra segue lo stesso impulso. A parte il dubbio sull'effettiva utilità dell'esempio in questione, l'evoluzione della tecnologia consente di fare anche questo e la rete ora si prepara alla sua prossima, imminente rivoluzione. È il Web of  Things, il Web degli oggetti, che rappresenta uno stadio successivo dell' evoluzione del Web come lo conosciamo oggi e che già da anni ha attirato l'interesse dei centri di ricerca in tutto il mondo e delle stesse aziende che operano in rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Cagliari è all' avanguardia nelle ricerche, con un gruppo di lavoro del CRS4 che ha addirittura creato un social network per gli oggetti, in cui condividere le proprie “cose” sul Web e metterle in comunicazione con le “cose” di altri utenti. Il social network si chiama &lt;a href="http://paraimpu.crs4.it/"&gt;Paraimpu &lt;/a&gt;ed è stato creato da tre ricercatori della struttura, Antonio Pintus, Davide Carboni e Andrea Piras. La prima versione del sito è stata lanciata di recente, per valutarne la funzionalità e l'impatto soprattutto tra gli addetti ai lavori, ma entro l'estate dovrebbe arrivare la versione beta, potenziata e migliorata anche grazie ai suggerimenti arrivati da diversi utenti “attivi”. Il concetto del social network è molto semplice: quello di condividere oggetti intelligenti, anche di uso quotidiano, dotati di connessione – in questo caso aiutano schede hardware come Arduino –sensori, rilevatori come pure oggetti virtuali come Twitter, Facebook e altri social network.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome deriva dal termine campidanese “Paralimpu”, usato nella sua variante mogorese, che a sua volta viene dal greco Paranymphos, una figura che accordava matrimoni tra famiglie diverse. «Un intermediario», spiega Pintus, «un po' come fa il nostro social network che mette in comunicazione oggetti edentità diverse». I ragazzi di Paraimpu hanno anche realizzato dei video divulgativi per mostrare alcuni utilizzi del network. Scenario: un ragazzo va dal medico, che gli prescrive delle medicine per l'asma. Il medico si collega a Paraimpu e attraverso un oggetto virtuale, un timer, programma l'orario in cui il paziente deve prendere le sue pastiglie. Quando scatta l'ora X un oggetto fisico, un aggeggio chiamato Karotz, una specie di coniglio robot già in commercio collegato alla rete via wi-fi, inizia a muovere le orecchie e a parlare, avvertendo il paziente che è ora di prendere le medicine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, è chiaro che esempi del genere potrebbero essere migliaia. Alcuni degli ambiti potenziali di sviluppo del web degli oggetti sono quelli della domotica avanzata, delle applicazioni ludiche e delle installazioni artistiche, del monitoraggio ambientale, della telemedicina. Non si tratta solo di far “parlare” una lavatrice con un frigorifero (bisogna anche capire che cosa avrebbero da dirsi), madi usare «oggetti intelligenti che, connessi in rete, abbiano la capacità di produrre dati rilevanti e di “socializzarli”, renderli disponibili per chiunque abbia interesse ad utilizzarli, realizzando di fatto una condivisione», spiega ancora Pintus. In particolare il concetto di socializzazione è cruciale nell'idea di Paraimpu. Un esempio può essere quello di un sensore che rilevi temperatura, umidità, velocità del vento, installato nell'appartamento di un utente per misurare le condizioni ambientali di una città o di un quartiere. «Perché non condividere con altre persone queste informazioni? In questo modo si eviterebbe non solo la duplicazione nel sistema di oggetti con funzionalità identiche, ma si potrebbe evitare di acquistare altri sensori, consentendo un consumo più partecipativo e limitando gli sprechi». (&lt;b&gt;&lt;i&gt;a.tramonte@sardegna24.net&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5817009820299026842?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5817009820299026842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5817009820299026842' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5817009820299026842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5817009820299026842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/12/tre-sardi-inventano-paraimpu-il-social.html' title='Tre sardi inventano Paraimpu, il social network degli oggetti'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-XpcKkRAdoRA/TuNw8zoDmxI/AAAAAAAAAmY/7Q3gJTdNSAo/s72-c/karotz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1946881139008169207</id><published>2011-09-10T11:03:00.000-07:00</published><updated>2011-09-10T11:03:27.892-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>«Prima ero cinico, ora Chiedo scusa». Intervista a Francesco Abate</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.sardegna24.net/polopoly_fs/1.20553.1315387411!/image/image.jpg_gen/derivatives/landscape_300/image.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="162" src="http://www.sardegna24.net/polopoly_fs/1.20553.1315387411!/image/image.jpg_gen/derivatives/landscape_300/image.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il tour di “Chiedo scusa” è stato una specie di viaggio on the road un po' scalcinato a bordo di un' Alfa Alfasud, in cinque in macchina per andare a presentare il libro – 125 date nell'arco di un anno, una novantina solo in Sardegna – e raggiungere le location dove incontrare il pubblico. Uno, Francesco Abate, è l'autore del romanzo (insieme a Saverio Mastrofranco alias Valerio Mastandrea) uscito l'anno scorso per Einaudi. I compagni di viaggio sono stati Marco Noce, Giacomo Casti, Matteo Sau, gli artisti che hanno dato voce e chitarra alle presentazioni. Senza dimenticare ovviamente Romina Congera, la proprietaria dell'Alfa.&lt;br /&gt;«Ci sono state scene molto divertenti - racconta lo scrittore cagliaritano - una volta siamo entrati e usciti dentro la Ztl di Firenze e ci siamo beccati sei multe nel corso di pochi minuti. E poi cose come dimenticarsi uno di noi in aeroporto, le valige in albergo...». La tournée si è chiusa in Sardegna domenica e continuerà per sole tre date in Italia. Poi basta, silenzio per un po'. Anche perché le avventure vissute durante i viaggi sono state anche un modo per alleggerire i contenuti degli incontri e le esperienze terribili raccontate nel libro. Il romanzo racconta una storia di malattia e di ritorno alla vita. Del trapianto di fegato subito dall'autore, del rischio di morire e poi della resurrezione finale. Ed è anche la storia di tutte quelle persone che si sono identificate in Walter, il protagonista del libro, perché hanno vissuto anche loro delle esperienze simili: «Il tour era una testimonianza a favore della donazione degli organi e un modo per dare voce ai trapiantati che ho conosciuto nel corso degli anni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una testimonianza in difesa anche del diritto di tutti alla sanità pubblica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Per 125 volte abbiamo raccontato che se Walter fosse nato in un altro paese si sarebbe dovuto indebitare o morire. Paghiamo le tasse perché così si dà a tutti la possibilità di avere delle cure. Da questo punto di vista il nostro sistema è eccezionale. Nel momento in cui occorre tagliare, a causa della crisi, non si devono toccare salute e istruzione. La salute deve essere un diritto per tutti, che si tratti di uno scrittore o di un operaio.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dopo 125 presentazioni c'è stato il rischio di assuefazione alla storia, anche se dolorosa, che ha raccontato? Quello di oggettivarla troppo, di non vivere più quelle emozioni che provava le prime volte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il tour si interrompe perché non volevo correre questo rischio. Fino a oggi non è mai successo perché la storia è sempre viva. La mia vita si svolge dentro l'ospedale. In febbraio sono stato operato di nuovo e poi vado a trovare gli amici che sono nellamia stessa situazione, li vedo soffrire. Quando racconto la mia storia racconto anche la loro. Durante le presentazioni poi raccogli anche le emozioni di chi hai davanti. Prima di iniziare parlo con le persone e ascolto le loro storie, storie di trapiantati, di malati, di persone defunte. Adesso però sentivo il bisogno di fermarmi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una delle caratteristiche dei suoi romanzi era il cinismo come lente per guardare il mondo. In questo libro si è un po' attenuato. Crede che l'esperienza che ha vissuto possa rappresentare uno spartiacque nella sua scrittura?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Credo di sì. Nei miei confronti sono sempre stato molto duro e non posso non esserlo anche nei confronti di tutto. Ma prima era un cinismo senza via d'uscita, votato alla negatività. Ora quel cinismo vede la via di fuga. Perché lo dice la mia storia, quella di un uomo a cui non avevano dato molto da vivere, ma che ora è vivo. Non nego però che ora ho un po' di paura di scrivere il prossimo libro. So che quello che verrà dopo dovrà fare i conti con Chiedo scusa. E non sono sicuro di riuscire a scrivere un altro libro come questo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ecco, il prossimo libro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Quando ho annunciato la fine del tour molti lettori mi hanno detto: ah, ora finalmente ti riposi. E invece no, mi farò il mazzo di nuovo. Ho una storia per le mani, anche questa ispirata a fatti accaduti, ma per scaramanzia non voglio parlarne . Posso dire che si tratta di una storia bella intensa, piena di umanità.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il romanzo contiene anche momenti di alleggerimento che nel tour sono diventati dei tormentoni. Come la storia dell'infermiera sexy di cui si invaghisce Walter da ragazzino. In genere si tratta di scampoli di cagliaritanità verace raccontati con ironia profonda.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sono il primo Abate di generazione sarda. Quando finii la scuola mio pade mi chiese se volessi raggiungere i parenti a Roma. Ho deciso di rimanere a Cagliari perché ho un orgoglio di cagliaritanità quasi spasmodico. Uno dei miei obbiettivi come scrittore è quello di riuscire a portare fuori la nostra ironia e la nostra lingua. Ma, del resto, prima di me lo aveva fatto Sergio Atzeni. (uscito su &lt;a href="http://www.sardegna24.net/cultura/prima-ero-cinico-ora-chiedo-scusa-1.20551"&gt;Sardegna 24&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1946881139008169207?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1946881139008169207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1946881139008169207' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1946881139008169207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1946881139008169207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/09/prima-ero-cinico-ora-chiedo-scusa.html' title='«Prima ero cinico, ora Chiedo scusa». Intervista a Francesco Abate'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1917047638985200628</id><published>2011-09-10T10:59:00.000-07:00</published><updated>2011-09-10T10:59:56.918-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Dalla carta allo schermo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.sardegna24.net/polopoly_fs/1.20236.1315320359!/image/image.jpg_gen/derivatives/landscape_300/image.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="163" src="http://www.sardegna24.net/polopoly_fs/1.20236.1315320359!/image/image.jpg_gen/derivatives/landscape_300/image.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La diffusione di tablet e e-reader - iPad, Kindle et similia – sembrava dovesse rappresentare una specie di tsunami digitale, con le profezie sulla morte del libro di carta e un futuro fatto di diffusione in rete dei contenuti librai. In realtà non è (ancora) così. Se negli Stati Uniti Amazon.com, la più grande libreria online al mondo, ha annunciato di recente che la vendita degli eBook ha superato quella dei rispettivi cartacei, in Italia il mercato è ancora in una fase embrionale, con vendite limitate che incidono ancora molto poco sui fatturati degli editori. Ma la fetta di mercato è destinata a crescere. Ecco perché il dibattito è ancora aperto e le strategie messe in atto dagli editori risentono della necessità di provare, sperimentare, testare e – soprattutto – innovare. Anche in Sardegna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La casa editrice che fin da subito ha sviluppato in modo convinto il suo settore digitale è Il Maestrale. «Siamo presenti in tutte le librerie online più importanti- spiega Peppe Podda timoniere della casa nuorese -Su Ibs, Feltrinelli e Bookrepublic applichiamo le stesse strategie del cartaceo. Cerchiamo di puntare sulla visibilità e sul passaparola cercando di spingere più possibile i nostri titoli. La crescita del mercato è costante». Cuec ha deciso di puntare sul digitale attraverso due modalità. La prima, più tradizionale, è quella di convertire in formato eBook alcuni testi usciti in cartaceo e renderli disponibili negli store online. «Però questo tipo di politica non ci sembrava sufficiente- spiega il presidente Mario Argiolas -Se ci limitassimo a questo faremmo giusto qualche vendita in più, peraltro ancora limitata». Ecco perché qualche mese fa la casa editrice ha aperto una nuova collana, Futurebook, dedicata alla pubblicazione di testi esclusivamente in digitale. Si tratta di una strategia di attenzione al web più mirata e capace di leggere meglio i segni del presente. Il primo titolo è stato una sorta di istant eBook, “Rubysconi”, scritto dal giornalista Rodolfo Ruocco e uscito nel periodo in cui il presidente del consiglio era oggetto di polemiche per i suoi rapporti con la minorenne Ruby e sotto inchiesta per il reato di prostituzione minorile. Gli istant book sono libri scritti e pubblicati in tempo di record su un tema di attualità, ed è evidente che una tipologia simile di libro può funzionare meglio in rete, grazie alla velocità della pubblicazione e alla possibilità di aggiornare il testo in tempo reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Rubysconi” è uscito in una prima versione in vendita a 3,99 euro ma nel corso dei mesi sono usciti degli aggiornamenti che venivano dati gratuitamente a chi aveva già acquistato il testo nella sua prima formulazione. Il libro è protetto dal social Drm, ovvero un sistema antipirateria leggero che consente di identificare l’acquirente. Il tema della protezione dei testi ha portato invece Arkadia ad affrontare il mercato digitale in modo più prudente. «Il giorno stesso in cui abbiamo messo online alcuni nostri eBook ci siamo trovati i libri scaricabili gratuitamente da un server in Taiwan», racconta Riccardo Mostallino, uno dei soci. «Stiamo cercando di capire come muoverci per non rischiare di dover chiudere bottega. Per ora preferiamo commercializzare i nostri libri più vecchi o mettere a disposizione quelli nuovi, ma non da subito». Il pericolo avvertito da Arkadia, insomma, «è che ci sia una diffusione spietata e incontrollata degli eBook senza che questo porti benefici alle case editrici».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Ilisso invece farà girare su web e smartphone alcuni titoli della sua Bibliotheca sarda. Per la fine dell’anno sono previsti: “Viaggio in Sardegna” di Valery, ”Immagini di viaggio dalla Sardegna” di M. Wagner e i tre volumi ”Itinerario dell’Isola di Sardegna” di A. Della Marmora. E ancora i romanzi della Deledda, Atzeni, Dessì. Aìsara, infine, preferisce continuare a puntare sul libro di carta e utilizzare la versione digitale come strumento di passaparola e di diffusione virale dei testi. “Quello degli eBook non è il nostro core business, li vediamo come uno strumento per raggiungere un pubblico diverso. Addirittura i nostri libri non hanno un sistema di protezione antipirateria. La nostra scommessa è che qualcuno legga il libro, gli piaccia e poi decida di consigliarlo o regalarne una copia cartacea. I lettori forti sono i nostri migliori alleati”. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;uscito su &lt;a href="http://www.sardegna24.net/cultura/editoria-digitale-dalla-carta-allo-schermo-1.20235"&gt;Sardegna 24&lt;/a&gt;, sull'editoria sarda anche &lt;a href="http://www.sardegna24.net/cultura/editori-sardi-si-sta-come-d-autunno-sugli-scaffali-1.19616"&gt;questo &lt;/a&gt;articolo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1917047638985200628?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1917047638985200628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1917047638985200628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1917047638985200628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1917047638985200628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/09/dalla-carta-allo-schermo.html' title='Dalla carta allo schermo'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3470780771125838159</id><published>2011-09-03T04:38:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T05:16:37.071-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna 24'/><title type='text'>Ma il giornale tiene duro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-eMTDuquW7x0/TmIRomqhoUI/AAAAAAAAAlo/RbqHUik7Pyk/s1600/ANDREA_sardegna24.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-eMTDuquW7x0/TmIRomqhoUI/AAAAAAAAAlo/RbqHUik7Pyk/s320/ANDREA_sardegna24.jpg" width="239" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo articoletto - che parla di giornalismo al tempo della rete partendo dall'uscita di Cambiare pagina di Luca De Biase - è uscito un paio di giorni fa su &lt;a href="http://www.sardegna24.net/"&gt;Sardegna 24&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3470780771125838159?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3470780771125838159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3470780771125838159' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3470780771125838159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3470780771125838159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/09/ma-il-giornale-tiene-duro.html' title='Ma il giornale tiene duro'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-eMTDuquW7x0/TmIRomqhoUI/AAAAAAAAAlo/RbqHUik7Pyk/s72-c/ANDREA_sardegna24.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3993070194049147907</id><published>2011-08-24T07:00:00.000-07:00</published><updated>2011-08-25T08:44:33.194-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>Video: Everybody Tesla, Bee Twin Mountain (Shibuya/On2Sides)</title><content type='html'>&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="260" src="http://www.youtube.com/embed/bfcNMw5QkZ0" width="380"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È con grande orgoglio, come si dice in questi casi, che finalmente abbiamo presentato il videoclip di Bee Twin Mountain degli Everybody Tesla, girato da Enrico Ciccu di &lt;a href="http://www.shibuyavision.com/"&gt;Shibuya &lt;/a&gt;e scritto dallo stesso Ciccu in collaborazione con la crew di On2Sides (il sottoscritto, Nicola Massa e Simone Deiana) e Dario Licciardi dei Tesla. Dato che del video si è parlato diffusamente nei giorni scorsi (ad esempio &lt;a href="http://andreatramonte.blogspot.com/2011/08/shibuya-vs-on2sides-il-videoclip.html"&gt;qui &lt;/a&gt;nel blog, in &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-DiwDZ3L9Oxs/TlThEstgZkI/AAAAAAAAAlk/8fMg9QjVxns/s1600/ETESLA.jpg"&gt;questo &lt;/a&gt;articolo) questa volta vorrei limitarmi a ringraziare calorosamente tutti coloro che hanno partecipato a vario titolo alla realizzazione del videoclip. Tutti i ragazzi che vedete nel video, in ordine di apparizione: Alice Marongiu, Marco Distinto, Matteo Buccoli, Diletta Galimberti, Barbara Gasperini, Valentina Atzori, Piermario Baule, Luciana Petrozza, Sensational Gianni, Marcello Cualbu, Michele Casanova, Nicola Tinti, Federica Meloni, Michela Contu, Federica Lostia, Flavia Ferraro, Andrea Pisano, Elisa Savasta, Alice Murtas, Claudio Porceddu, Alessandra Spigno, Alessandro Marraccini e Laura Marongiu. Le fondamentali blatte fischianti del Madagascar e il ragno che passeggia nella strumentazione elettronica (mi dicono dalla regia che si tratti di una Grammostola aureostriata) e ovviamente i ragazzi che ce li hanno prestati, Riccardo e La Signora delle Blatte. Ringraziamo Valentina Deiana per il trucco e Mauro Congia, Daniele Brotzu, Luca Percivale e Davide Sardo di Shibuya. Ah, e &lt;a href="http://vimeo.com/28065693"&gt;qui &lt;/a&gt;c’è anche il video della serata di presentazione di venerdì all’Old Square a Cagliari. Insomma, credo che sia tutto. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3993070194049147907?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3993070194049147907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3993070194049147907' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3993070194049147907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3993070194049147907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/08/video-everybody-tesla-bee-twin-mountain.html' title='Video: Everybody Tesla, Bee Twin Mountain (Shibuya/On2Sides)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/bfcNMw5QkZ0/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-2144083374713927463</id><published>2011-08-17T08:14:00.000-07:00</published><updated>2011-08-17T09:33:44.304-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>Shibuya vs On2Sides: il videoclip analogico degli Everybody Tesla</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Huy0xp_RNhk/TkvaMFGX4qI/AAAAAAAAAk8/zIw9w5_c0l4/s1600/teslaanalog.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-Huy0xp_RNhk/TkvaMFGX4qI/AAAAAAAAAk8/zIw9w5_c0l4/s320/teslaanalog.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ddhI_2NoTds/TkvaQGuXhRI/AAAAAAAAAlA/bFEJ1M2vZSo/s1600/teslaanalog1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="238" src="http://4.bp.blogspot.com/-ddhI_2NoTds/TkvaQGuXhRI/AAAAAAAAAlA/bFEJ1M2vZSo/s320/teslaanalog1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E alla fine cosa poteva uscire fuori da una canzone che è uscita su cassettina se non un videoclip “vhs style”? Del video già avevo accennato &lt;a href="http://andreatramonte.blogspot.com/2011/08/alcune-novita-di-o2s.html"&gt;qui&lt;/a&gt;: si tratta di quello di Bee Twin Mountain, brano di apertura del primo EP degli Everybody Tesla pubblicato da O2S, girato da Enrico Ciccu di Shibuya e scritto in collaborazione con l’etichetta. In questi giorni il regista stava finendo di montare le scene quando in studio hanno deciso di provare un esperimento: quello di riversare le immagini del video su nastro vhs e provare a vedere cosa ne usciva fuori. Il risultato è piaciuto e ora del video esistono due versioni: una pulita (ma non troppo) e una sporchissima con la grana dell’immagine come poteva essere quella di vecchi nastri su cui sono stati registrati e sovraregistrati programmi televisivi nei primissimi anni novanta. Concettualmente è un link perfetto con una certa, diciamo, vocazione analogica di On2Sides. E il risultato ci garba assai. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho chiamato Enrico Ciccu per farmi spiegare bene il procedimento, per cui tutto quello che segue è la versione estremamente divulgativa, da profano, che ho sintetizzato io. Quando è nata l’idea di convertire il video in vhs, cioè un paio di giorni fa, per prima cosa hanno preparato una videocassetta con un nastro di qualità pessima (era uno di quei film che davano con, tipo, l’Espresso, uno di Woody Allen, se può interessare), fatto andare avanti e indietro col play inserito per rovinare ulteriormente il nastro. Poi il filmato è stato trasformato da HD 16/9 a 4/3. Infine, riversato una prima volta dal Mac al registratore, e poi una seconda volta da vhs a vhs. Nel computer sono state caricate entrambe le versioni, per lavorarle insieme e scegliere le scene uscite meglio. Non paghi di ciò, insieme al collega di Shibuya Mauro Congia, hanno anche campionato i disturbi del nastro da usare in alcune parti del video. E addirittura fatto una ricerca sui vecchi loghi di Videomusic (è stato scelto quello utilizzato dall’86 all’89) e sui font da titolatrice hardware anni Ottanta (recuperati, questi, in un forum sperduto). Dopo aver fatto tutto ‘sto casino, il video alla fine è stato nuovamente trasportato in HD. Il risultato si potrà vedere venerdì in anteprima assoluta all’Old Square a Cagliari, a partire dalle 18:30. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Update&lt;/b&gt;. In occasione della presentazione del video e del live dei Tesla, abbiamo deciso di farvi un piccolo regalo, sperando di fare cosa gradita. Si tratta della versione remix di Bee Twin Mountain realizzata da &lt;a href="http://www.arpxp.com/"&gt;Simone “Arpxp” Deiana&lt;/a&gt;, dj e producer nonché membro di O2S. Il risultato è una rielaborazione del pezzo in chiave drum’n’bass old school che sfocia in una seconda parte dubstep. Dai 170 ai 70 bpm, con le voci dei Tesla, martellanti e giocose insieme, che si accompagnano a un ritmo frenetico che riesce a mantenere intatta l’atmosfera sostanzialmente cupa del brano. Il pezzo è in free download, per cui, beh, accattatevillo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="81" width="100%"&gt; &lt;param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F21314146"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F21314146" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;  &lt;a href="http://soundcloud.com/on2sides/et-beetwinm-arpxp-rmx"&gt;Everybody Tesla "Bee Twin Mountain" Arpxp Remix [ON2SIDES]&lt;/a&gt; by &lt;a href="http://soundcloud.com/on2sides"&gt;On2Sides&lt;/a&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-2144083374713927463?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/2144083374713927463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=2144083374713927463' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2144083374713927463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2144083374713927463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/08/shibuya-vs-on2sides-il-videoclip.html' title='Shibuya vs On2Sides: il videoclip analogico degli Everybody Tesla'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Huy0xp_RNhk/TkvaMFGX4qI/AAAAAAAAAk8/zIw9w5_c0l4/s72-c/teslaanalog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4846450271679396686</id><published>2011-08-16T05:14:00.000-07:00</published><updated>2011-08-16T05:28:05.968-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polaroid'/><title type='text'>Polaroid: (luogo misterioso)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-eCssztP2M5Q/TkpefgD6P7I/AAAAAAAAAk0/PuSyi_AIOrM/s1600/luogomisterioso.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-eCssztP2M5Q/TkpefgD6P7I/AAAAAAAAAk0/PuSyi_AIOrM/s320/luogomisterioso.jpg" width="265" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bwt5OMqC2VQ/TkpejdXVcAI/AAAAAAAAAk4/rt7xA2_JaF8/s1600/luogomisterioso2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-bwt5OMqC2VQ/TkpejdXVcAI/AAAAAAAAAk4/rt7xA2_JaF8/s320/luogomisterioso2.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;i&gt;Un po' sgranate, ma volevo condividerle lo stesso. La location è il luogo misterioso di Soleminis&lt;/i&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4846450271679396686?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4846450271679396686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4846450271679396686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4846450271679396686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4846450271679396686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/08/polaroid-luogo-misterioso.html' title='Polaroid: (luogo misterioso)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-eCssztP2M5Q/TkpefgD6P7I/AAAAAAAAAk0/PuSyi_AIOrM/s72-c/luogomisterioso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-6896612960256285206</id><published>2011-08-15T10:11:00.000-07:00</published><updated>2011-08-15T15:40:17.492-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>Here I Stay Festival: to be continued</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-pinGj0Oq-Og/TklSGcmPi2I/AAAAAAAAAkk/ahlqHiTL1bc/s1600/boblogIII.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://4.bp.blogspot.com/-pinGj0Oq-Og/TklSGcmPi2I/AAAAAAAAAkk/ahlqHiTL1bc/s320/boblogIII.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passate più di due settimane dall’annullamento dell’Here I Stay Festival e ora, a bocce ferme e con la giusta distanza temporale ed emotiva, mi sembrava giusto tornare sull’argomento per riflettere bene su quello che è successo. Più o meno lo sapete tutti: il giorno prima dell’inizio della manifestazione il Comune di Arbus ha negato l’autorizzazione allo svolgimento del festival, vanificando il lungo lavoro di organizzazione dell’Here I Stay, sei mesi buttati con relativo, ingente danno economico. I passaggi burocratici li trovate riassunti &lt;a href="https://www.facebook.com/notes/here-i-stay/here-i-stay-festival-2011-ecco-cosa-%C3%A8-successo/194826503908452"&gt;qui&lt;/a&gt;, per cui non mi sembra utile tornarci di nuovo. Qui mi interessa soprattutto riflettere sul senso generale di quello che è accaduto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;************&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ogni anno, anche quest’anno c’era grande entusiasmo all’interno dello staff di Here i Stay. La line-up era di alto livello e l'organizzazione aveva fatto passi da gigante. Con una differenza fondamentale. Per la prima volta abbiamo tagliato il cordone ombelicale con lo Sleepwalkers di Guspini, il locale che ha ospitato le prime cinque edizioni del festival. Si trattava di una scelta per certi versi obbligata. Il locale aveva interrotto la programmazione da un po’ di tempo e quindi era fortemente in dubbio che il festival potesse svolgersi lì. A quel punto è stato naturale provare a guardarci intorno e valutare una nuova location. A differenza degli anni scorsi, nella nuova location del Pozzo Gal Here I Stay avrebbe gestito tutto, con la possibilità di maggiori introiti da reinvestire nell’edizione dell’anno prossimo (ribadiamolo, per chi non lo sapesse: dal festival non ci siamo MAI messi in tasca nulla). C’erano le condizioni per porre le basi per un festival più "ricco" l’anno successivo. Combinando una line-up di livello internazionale con le caratteristiche storiche del festival: bellezze naturali e culturali della Sardegna, spiagge stupende a due passi dalla location, una esperienza di festival complessiva che unisce musica, temporalità dilatata e rilassata, senso di “comunità” tra pubblico, band e staff, vacanza in senso lato. Ogni anno abbiamo sempre cercato di migliorare il festival e di farlo crescere, in modo naturale e senza forzature, con l'obbiettivo di rendere l’Here I Stay, nel giro di qualche anno, un punto di riferimento internazionale per la musica "indipendente". Qui, in Sardegna, nonostante tutto. Il senso di Here I Stay in fondo è sempre stato questo: “io sto qui” e cerco di creare le condizioni per fare delle cose nell’Isola superando tutti i problemi che questo comporta. Un impegno messo a fuoco benissimo nella lettera che il regista sardo (emigrato a Milano) Angelo Camba ha inviato via mail al Comune di Arbus, che potete leggere &lt;a href="https://www.facebook.com/notes/angelo-camba/lettera-al-comune-di-arbus/10150331132559155"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-nliBBTqusWc/TklUqy55oqI/AAAAAAAAAko/1P9XeKJqv1g/s1600/Movie+Star+Junkies.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="248" src="http://4.bp.blogspot.com/-nliBBTqusWc/TklUqy55oqI/AAAAAAAAAko/1P9XeKJqv1g/s320/Movie+Star+Junkies.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo impegno è stato in buona parte vanificato dall’annullamento del festival. E non solo per il danno economico che ne è derivato. Immaginate un gruppo di ragazzi italiani o europei che vogliano venire in Sardegna per l’edizione 2012 del festival. Si chiederanno se decidere di programmare le loro ferie in funzione del festival, prenotare traghetti o voli per l’Isola, oppure no. Alla luce di quello che è successo quest’anno magari la prossima volta ci penseranno due o tre volte. Ma penso anche ai tantissimi ragazzi sardi che lavorano e che hanno programmato le loro ferie per venire al festival. O a tutti quei sardi che vivono in “continente” o all’estero che anche loro, ogni anno, decidono di tornare nell’Isola proprio in concomitanza con l’Here I Stay. L’annullamento è stato un danno enorme anche per loro. Oltre che per i commercianti, i gestori di b&amp;amp;b e alberghi della zona, che hanno subìto anche loro la cancellazione del fest. L'Here I Stay ha sempre promosso e valorizzato i luoghi che l'hanno ospitato, generato ricadute positive nell'economia circostante e fatto anche da veicolo per attirare turisti da fuori dall'Isola. Per dare il senso del danno generale causato da quello che è successo, riporto la mail lucidissima di una ragazza “italiana” che sarebbe dovuta venire al festival quest’anno, mandata al Comune di Arbus. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;i&gt;è con immenso dispiacere che leggo oggi la notizia dell'annullamento del Here I Stay festival, ad un giorno dalla sua programmazione. Più di un mese fa io e il mio ragazzo abbiamo comprato i biglietti per il traghetto per la Sardegna per venire al Festival. Nonostante le polemiche per il caro traghetti che stanno caratterizzando la Vostra stagione turistica, abbiamo deciso di venire lo stesso in terra sarda coinvolti dalla bella organizzazione del Festival e dalla splendida location scelta per questa edizione. Lavorando in un'azienda del settore turistico che da anni annovera tra i suoi clienti la Regione Sardegna sono informata costantemente sui flussi turistici di questa stagione non certo facile. Credo che il comportamento del Vostro comune, senza alcun rispetto per l'organizzazione, gli sponsor, i gruppi e i visitatori che provenivano da tutta la Sardegna, e come vede non solo, non aiuterà a rafforzare l'immagine della vostra terra. Attendiamo nella speranza che nelle ultime ore si possa trovare un accordo logistico per poter permettere lo svolgimento del festival, qualora non fosse non ci rimarrà che diffondere il comunicato stampa dell'organizzazione che spiega le Vostre mancanze e i disagi che questi ritardi hanno comportato all'organizzazione e a chi, come noi, aveva investito per venire in Sardegna grazie all' Here I Stay&lt;/i&gt;”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è necessario ripartire. La cosa positiva è che si può fare sulla base di un entusiasmo rinnovato: quello che è arrivato dal sostegno e dall’affetto fortissimo di tantissime persone che hanno manifestato pubblicamente (e concretamente) il loro legame col festival. È grazie a loro – detto senza un minimo di retorica – che Here I Stay si è ripresa dalla botta, almeno un po', e ha cercato di darsi da fare per non disperdere parte del lavoro svolto e di decidere di non gettare la spugna definitivamente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;************&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xVx8OxSbw9M/TklqpA9YLYI/AAAAAAAAAks/YfxEy05ilg4/s1600/movie+star+junkies+2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://1.bp.blogspot.com/-xVx8OxSbw9M/TklqpA9YLYI/AAAAAAAAAks/YfxEy05ilg4/s320/movie+star+junkies+2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 28 luglio è stata una giornata allucinante. A metà mattina ho ricevuto una telefonata da Mattia, collega di His tutto il giorno ad Arbus per provare a risolvere la situazione, in cui mi annunciava l’annullamento del festival. Tutte le ore successive sono state pazzesche. Telefonate con i colleghi giornalisti per raccontare quello che era accaduto, comunicati stampa, telefonate tra di noi per capire come muoversi e se cercare di organizzare qualcosa per compensare la perdita fortissima, tantissime persone che ci cercavano per chiederci “ma come, ma perché?”, e noi svuotati e praticamente senza parole. In quelle ore di confusione, senza il sostegno e l’affetto di tutto il pubblico del festival che si è mobilitato in nostro favore, la situazione sarebbe stata molto (ma molto) peggiore. Ecco perché alla fine abbiamo deciso di organizzare &lt;a href="http://www.sardegna24.net/spettacoli/here-i-stay-per-una-notte-1.10208"&gt;una serata Here I Stay&lt;/a&gt; al Corto Maltese, in cui far suonare quattro delle band presenti: Bobsleigh Baby, Movie Star Junkies, Buzz Aldrin e Bob Log III. In particolare Bob Log merita un ringraziamento enorme, perché è venuto ugualmente in Sardegna, ha capito perfettamente la situazione e si è speso per noi senza se e senza ma. Un grazie enorme va a lui, alle altre tre band che hanno suonato al Corto, e al pubblico veramente numeroso che è venuto il giorno e ha contribuito a rendere quella serata una festa con cui lasciarsi alle spalle il nervosismo e la rabbia e la delusione dei giorni precedenti. Non solo per l’atmosfera che si è creata – atmosfera &lt;i&gt;alla Here I Stay Festival&lt;/i&gt; (date un’occhiata a &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=tVsuMQN8uWE&amp;amp;feature=related"&gt;questo &lt;/a&gt;video), segno che ovunque si faccia quello che conta è lo spirito, bello e pulito, con cui si vive il fest, condiviso da pubblico, band e staff tutti insieme – ma anche per il sostegno concreto delle persone, che hanno fatto fuori tutto quello che c’era nel banchetto e dato, addirittura, offerte libere per colmare il debito. Anche qui lo dico senza retorica: se ancora ci fosse stato bisogno di una dimostrazione, il festival non è solo delle sette persone che fanno parte di His e dello staff che ci dà una mano ogni anno. È &lt;i&gt;nostro &lt;/i&gt;nel senso più ampio del termine, è di chiunque lo senta suo e che attraverso il suo supporto e la sua partecipazione contribuisce ogni anno a farlo vivere. Ed è per questa consapevolezza fortissima che si pensa di andare avanti e di iniziare a ragionare anche su un Here I Stay Festival edizione 2012.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-6896612960256285206?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/6896612960256285206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=6896612960256285206' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6896612960256285206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6896612960256285206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/08/here-i-stay-2011.html' title='Here I Stay Festival: to be continued'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-pinGj0Oq-Og/TklSGcmPi2I/AAAAAAAAAkk/ahlqHiTL1bc/s72-c/boblogIII.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1898896294703760848</id><published>2011-08-13T09:06:00.000-07:00</published><updated>2011-08-14T13:47:20.564-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>Alcune novità di O2S</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-r_F4Y8hqy-Y/TkagHKbIL7I/AAAAAAAAAkg/uUr59dzGn_E/s1600/video.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="180" src="http://3.bp.blogspot.com/-r_F4Y8hqy-Y/TkagHKbIL7I/AAAAAAAAAkg/uUr59dzGn_E/s320/video.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interrompo il lungo periodo di inattività del blog – che durava ormai da un mesetto e mezzo circa – per fare il punto un po’ sulle novità di &lt;a href="http://andreatramonte.blogspot.com/p/o2s_10.html"&gt;On2Sides&lt;/a&gt;. La prima riguarda il videoclip di Bee Twin Mountain degli Everybody Tesla, girato da Enrico Ciccu di &lt;a href="http://www.shibuyavision.com/"&gt;Shibuya &lt;/a&gt;e scritto in collaborazione con O2S. Il teaser è &lt;a href="http://on2sides.blogspot.com/2011/08/il-teaser-del-video-degli-everybody.html"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-lDcrfd-7Tnc/TkJu0n-A2EI/AAAAAAAAAkY/G5KQ6UW1-gI/s1600/20110810_41_sardegna24.jpg"&gt;qui &lt;/a&gt;invece c’è un articolo uscito su Sardegna 24 che ne racconta atmosfera e “concept” generale. Il videoclip verrà presentato in anteprima venerdì 19 all’Old Square a Cagliari a partire dalle 18:30. Il menù della serata prevede la proiezione del video, il live degli Everybody Tesla, il live mapping dei Signorafranca e il dj set di Meka Gone Tea.&lt;br /&gt;Poi. È in arrivo la quarta release di O2S, ancora su cassettina a tiratura ultralimitata. Si tratta dell’ep d’esordio dei Dead Hipsters, un nuovo progetto dei Raw Rave Groove che si muove nei paraggi di certo blues crepuscolare alla Nick Cave unito a vecchia psichedelia anni Sessanta. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-nbbf_XEvpM8/Tj5tzdzjuuI/AAAAAAAAAjg/LZulBBXjCIA/s1600/DH.jpg"&gt;Qui &lt;/a&gt;trovate l’artwork della cassetta. A breve faremo due serate di presentazione dell’ep, presto date e location.&lt;br /&gt;In attesa poi di annunciare una bella novità per l’autunno inverno 2011-2012 (vi dico solo che un sabato al mese a Cagliari avrete una cosa bella da fare), vi segnalo anche &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-h1DsqGm68rE/Ti22Zd1iwfI/AAAAAAAAAjQ/Q5lVH8hTODw/s1600/o2s+su+sq.jpg"&gt;questo &lt;/a&gt;articolo su O2S uscito qualche tempo fa su Sardegna Quotidiano. E questo è tutto, per ora, credo. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1898896294703760848?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1898896294703760848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1898896294703760848' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1898896294703760848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1898896294703760848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/08/alcune-novita-di-o2s.html' title='Alcune novità di O2S'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-r_F4Y8hqy-Y/TkagHKbIL7I/AAAAAAAAAkg/uUr59dzGn_E/s72-c/video.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3782871612636229083</id><published>2011-06-30T06:28:00.000-07:00</published><updated>2011-06-30T06:33:30.504-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Italia Reloaded (Il Mulino)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-29CApLjtoyo/Tgx53q7ZmhI/AAAAAAAAAh8/L4TcmaGUBxQ/s1600/14941.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-29CApLjtoyo/Tgx53q7ZmhI/AAAAAAAAAh8/L4TcmaGUBxQ/s1600/14941.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Prima di tutto i numeri. L’Italia ha ridotto complessivamente gli stanziamenti a favore della cultura del 30 per cento negli ultimi cinque anni, a cui vanno aggiunti i tagli degli enti locali con i quali, si stima, si andrà ad una riduzione totale di circa 1.100 milioni di euro nei prossimi due anni. Cifre enormi che non si spiegano solo con la crisi economica, se è vero che contemporaneamente la Francia ha aumentato gli stanziamenti di circa 100 milioni e che “nei paesi del Nord Europa il sostegno alla cultura, proprio a causa della crisi, non è stato ridotto ma in molti casi è rimasto sostanzialmente stabile”. Christian Caliandro (storico dell’arte) e Pier Luigi Sacco (professore di economia della cultura) hanno provato a ragionare su questi temi in un libro uscito di recente per il Mulino: “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (domenica alle 12 ne parleranno al Festival di Gavoi insieme a Ritanna Armeni, Renato Soru e Bruno Murgia). Insomma: per quale motivo il “paese che ha la cultura nel suo dna” non investe e – quel che è peggio – porta avanti concezioni culturali obsolete, puntando solo sulla “salvaguardia” del patrimonio culturale e non sul sostegno attivo ad una produzione contemporanea in grado di interpretare l’oggi, dirci chi siamo, fornire una autorappresentazione credibile di quello che è l’Italia in questi anni? Gli autori denunciano un immobilismo nella gestione dei beni culturali che va di pari passo con l’immobilismo culturale – e con l’immobilismo tout-court - del nostro paese. Cultura come “tomba” dove “riposa” la rimozione della storia italiana degli ultimi 30 anni, e che si traduce nell’incapacità di prestare attenzione alla produzione culturale contemporanea – si tratti di arte cinema musica design letteratura serie tv. “In Italia la cultura è confinata nell’ambito angusto dei beni culturali, da cui rimangono escluse praticamente tutte le espressioni e le energie vive, attive, quelle che fanno la produzione culturale”. Complice anche il prevalere di una concezione passiva della politica culturale, secondo la quale la finalità dell’offerta è avere riscontro nella domanda e per cui l’impatto dell’esperienza culturale si misura “in termini di audience e di ritorno economico: se e come l’esperienza abbia avuto effetti sul sistema di motivazioni e sul bagaglio cognitivo dei fruitori è tutto sommato irrilevante”. Un esempio è quello delle città d’arte, che propongono un modello “disneyficato” di fruizione culturale, con riscontri sul piano economico ma gestite in modo non solo da pregiudicare “la capacità di produrre nuova cultura in quei luoghi, ma anche di conservare il significato di quella che si è tramandata nel tempo”. A questa concezione gli autori ne propongono un’altra, “proattiva”, che si concentra sul modo in cui l’esperienza culturale agisce sul “bilancio cognitivo” di chi partecipa. E di “ripartire con la cultura”, appunto: in grado di rompere il blocco psicologico che grava sull’Italia da una trentina d’anni e favorire la ricostruzione identitaria del paese. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;at,&amp;nbsp;oggi nell’unione sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3782871612636229083?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3782871612636229083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3782871612636229083' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3782871612636229083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3782871612636229083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/italia-reloaded-il-mulino.html' title='Italia Reloaded (Il Mulino)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-29CApLjtoyo/Tgx53q7ZmhI/AAAAAAAAAh8/L4TcmaGUBxQ/s72-c/14941.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-8565717865603810088</id><published>2011-06-28T05:41:00.001-07:00</published><updated>2011-06-28T08:40:48.336-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>Robert Darnton, Il futuro del libro (Adelphi)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-0UtrrvBAv9k/TgnL3dv6enI/AAAAAAAAAg8/Jkv6sbff_5k/s1600/07f04ed38f15a9b339483324ca27d411_w190_h_mw_mh.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-0UtrrvBAv9k/TgnL3dv6enI/AAAAAAAAAg8/Jkv6sbff_5k/s1600/07f04ed38f15a9b339483324ca27d411_w190_h_mw_mh.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;“Questo libro parla di libri; è una spudorata difesa della parola a stampa, passata presente e futura”. Con un incipit simile e un autore con un curriculum vitae come quello di Robert Darnton (storico del libro, ultimo incarico: direttore generale delle biblioteche dell’Università di Harvard) si sarebbe portati a supporre che “Il futuro del libro” (Adelphi, pp. 273, 24 euro) sia una raccolta di saggi di un intellettuale che guarda con sospetto all’editoria digitale e alla svolta impressa dalla rete alla diffusione di informazioni e contenuti librari. In realtà non è così. Darnton è certamente un bibliofilo, per indole e ragioni professionali, ma ha onestà intellettuale e cultura adatta a cogliere non solo i rischi ma anche le opportunità connesse a quella che è stata definita la “quarta rivoluzione”. Del resto predicare contro l’editoria digitale sarebbe una battaglia di pura retroguardia: di recente è uscita la notizia del sorpasso della vendita di eBook nei confronti delle rispettive versioni cartacee su Amazon.com, la più grande libreria digitale al mondo. Darnton affronta le tematiche in modo laico, cercando di capire, in particolare, “quali vantaggi reciproci legano le biblioteche a internet”. E infatti uno dei terreni di confronto dell’autore per cogliere i nodi della rivoluzione digitale è il caso clamoroso di Google Books Search. Come è noto, il progetto di Google era quello di digitalizzare milioni di libri (cosa che ha fatto: circa 15 milioni di volumi), e renderli disponibili online, commercializzandone – in varie forme - le versioni digitali. Dal progetto nacque una guerra giudiziaria con l’associazione degli editori americani, risolta in un accordo commerciale con cui gli editori si impegnavano a ritirare le cause in cambio di 125 milioni di dollari. Ma l’iniziativa è stata bloccata nel marzo di quest’anno dalla sentenza del giudice Denny Chin; pur ammettendo il valore dell’iniziativa, il giudice ha contestato a Google la possibilità di digitalizzare e commercializzare libri per i quali non si può risalire al titolare dei diritti. Google li aveva digitalizzati comunque, impegnandosi a rimuoverli qualora i titolari del copyright fossero saltati fuori e ne avessero fatto richiesta. In questo modo Big G ha ottenuto la titolarità di una fetta di mercato su cui eventuali competitori non avrebbero potuto mettere le mani. Commentando l’iniziativa c’è stato chi ha messo in risalto l’idealismo di Google, cioè la volontà, in fondo, di voler garantire il libero accesso alla conoscenza di un patrimonio librario sterminato. Darnton, che pure nel libro si richiama esplicitamente agli ideali illuministi della Repubblica delle lettere e rivendica il valore positivo della prima formulazione del copyright da parte dei costituenti americani (28 anni per proteggere gli interessi privati e poi prevalenza dell’interesse pubblico; oggi invece il copyright si estende per settant’anni dopo la morte dell’autore), qualche dubbio se lo è posto. “Non ero contrario al progetto di rendere accessibili gratuitamente su internet i testi di pubblico dominio, ma Google mi appariva un grande monopolio interessato a conquistare mercati, anziché un naturale alleato delle biblioteche”. Dubbi che Dartnon si pone pur dichiarandosi apertamente un “sostenitore entusiasta” di Google e sicuro della capacità di questo progetto di rendere “il sapere contenuto nei libri accessibile su scala mondiale”. Ma con alcune clausole: “finché non sarà risolto il problema della sopravvivenza elettronica, tutti i testi “nati digitali” sono una specie a rischio. L’ossessione di creare nuovi media ha inibito gli sforzi per salvaguardare quelli vecchi (…). Il miglior sistema di conservazione che sia mai stato inventato è antiquato e premoderno: il libro”. Ecco un’altra ragione per cui, per fortuna, non ce ne libereremo tanto facilmente. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;at, oggi nell’Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-8565717865603810088?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/8565717865603810088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=8565717865603810088' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8565717865603810088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8565717865603810088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/robert-darnton-il-futuro-del-libro.html' title='Robert Darnton, Il futuro del libro (Adelphi)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-0UtrrvBAv9k/TgnL3dv6enI/AAAAAAAAAg8/Jkv6sbff_5k/s72-c/07f04ed38f15a9b339483324ca27d411_w190_h_mw_mh.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4631948415612469163</id><published>2011-06-25T07:49:00.000-07:00</published><updated>2011-06-26T13:57:24.432-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>Il Guardian annuncia: "digital first"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;La &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/media/2011/jun/16/guardian-observer-digital-first-strategy"&gt;notizia &lt;/a&gt;secca, di qualche giorno fa: il Guardian ha annunciato una ristrutturazione editoriale profonda ispirata al motto de “il digitale prima”. Energie e risorse maggiori verranno destinate al sito che sarà il medium principale del gruppo, aggiornato 24 ore su 24 e sempre più ricco e completo – pur essendo già da tempo uno dei siti più aggiornati e ricchi tra quelli legati ai quotidiani storici. L’obbiettivo è quello di raddoppiare la raccolta pubblicitaria entro il 2016. Il giornale cartaceo subirà un ridimensionamento: meno pagine, ma contenuti più preziosi. Se la filiera produttiva di un giornale è costosa, allora è giusto riservare al cartaceo articoli di un certo tipo: inchieste, approfondimenti, reportage e analisi di alto livello, in esclusiva per la carta, per incentivare quella fetta di lettori che normalmente si informano sul web ma che chiedono al cartaceo qualcosa di più, ovvero informazione d’eccellenza. Le abitudini dei lettori ormai sono cambiate. Ci si informa sul web, durante tutta la giornata, quando si è al lavoro o nei momenti di pausa o quando si bazzicano i media sociali. Però c’è ancora una fascia ampia di lettori che non vuole rinunciare al piacere della lettura del giornale, a cui dedicare mediamente più tempo. Ecco perché la scelta del Guardian di ribaltare l’impostazione del gruppo è molto intelligente. Se il futuro sarà sempre più sul web, allora è giusto investire risorse maggiori sul web, in modo da conquistare e consolidare l’attenzione dei lettori e sviluppare un modello di business in grado di produrre utili anche in rete. Ma il futuro può essere (ancora) anche la carta: però reinventata, riposizionata verso un pubblico più di nicchia ma attento, fedele e soprattutto esigente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4631948415612469163?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4631948415612469163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4631948415612469163' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4631948415612469163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4631948415612469163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/il-guardian-annuncia-digital-first.html' title='Il Guardian annuncia: &quot;digital first&quot;'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7203615006852699704</id><published>2011-06-21T16:47:00.000-07:00</published><updated>2011-06-28T18:48:41.043-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On Repeat'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>On Repeat: Dirty Beaches</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Y7cC9eX_nuk/TgqEcnBNrpI/AAAAAAAAAh0/oTt72gI4MZ8/s1600/dirtybeaches.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-Y7cC9eX_nuk/TgqEcnBNrpI/AAAAAAAAAh0/oTt72gI4MZ8/s320/dirtybeaches.jpg" width="309" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Negli ultimi anni l’immagine della spiaggia è diventato un luogo ricorrente di certa musica underground. Si tratta perlopiù di immagini sfocate, che richiamano ricordi di giovinezze lontane intorno a cui si stende un velo di nostalgia verso un passato che probabilmente non è mai esistito. I suoni che si accompagnano a queste immagini sono placidi, sognanti e recuperano musiche vecchie – in particolare degli anni ottanta – riproposte con una filologia quasi paradossale (la bassa fedeltà dei suoni su cassettina, ad esempio).&lt;br /&gt;Epperò l’immaginario di &lt;a href="http://dirtybeaches.blogspot.com/"&gt;Dirty Beaches&lt;/a&gt; – moniker a parte e nome del blog (analog beach) a parte - non coincide esattamente con quello. Le sue potrebbero essere, al limite, spiagge degradate (no, non deturpate…) ricoperte di catrame e di cadaveri di gabbiani. C’è qualcosa però che lo avvicina a quella sensibilità, anche se in modo decisamente trasfigurato. Di sicuro il recupero di sonorità vecchie filtrate da un approccio lo-fi. Ma laddove la "memoria" di alcuni ragazzi americani va ad una infanzia di colori acidi e spiagge piene di palme, la sua, quella di un ragazzo sradicato di nome Alex Zhang Hungtai, nato in Taiwan ed emigrato in Canada e che dichiara di non sentire nessun posto come casa sua, non può che essere necessariamente diversa. È una memoria di un’America archetipica dove la normalità della vita di provincia nasconde scenari da incubo (leggi: David Lynch). Quella del crooning classico e del rock’n’roll primitivo riscoperto con una sensibilità morbosa fatta di drum machine scalcinate, loop ossessivi, distorsioni e registrazioni in bassa fedeltà. Dirty Beaches sembra quasi un Elvis dall’inferno (&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=jyX-KwwOAuo"&gt;cit&lt;/a&gt;.) che ha fatto in tempo a suonare coi Suicide intorno alla metà degli anni settanta e che canta le sue ballatone dolenti dentro una epopea americana fatte di strade perdute e motel low cost. Tra le altre cose con ballate pop classiche americane anni cinquanta (sentite &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=5mJKpWwxh0Y"&gt;True Blu&lt;/a&gt;) che già Lynch era riuscito ad utilizzare per trasmettere inquietudine. Nostalgia di un tempo perduto, anche qui, ma che non può che covare sottopelle una tensione e un disagio terribili.&lt;br /&gt;Insomma, tutto questo giro di parole per dirvi che: Badlands di Dirty Beaches (uscito di recente su &lt;a href="http://www.myspace.com/zoomusiclabel"&gt;Zoo Music&lt;/a&gt;) è una figata ed è una delle cose più malsane che mi sia capitato di ascoltare nei tempi recenti. &lt;br /&gt;(&lt;i&gt;L'immagine è l'header del blog di Dirty Beaches&lt;/i&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7203615006852699704?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7203615006852699704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7203615006852699704' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7203615006852699704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7203615006852699704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/on-repeat-dirty-beaches.html' title='On Repeat: Dirty Beaches'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Y7cC9eX_nuk/TgqEcnBNrpI/AAAAAAAAAh0/oTt72gI4MZ8/s72-c/dirtybeaches.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5780433698671885064</id><published>2011-06-16T07:05:00.000-07:00</published><updated>2011-06-28T18:49:19.899-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On Repeat'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>On Repeat: Star Slinger</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DI1S-_QqfWQ/TgqD2RY4YFI/AAAAAAAAAhw/z1l240rWsvQ/s1600/starslinger.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-DI1S-_QqfWQ/TgqD2RY4YFI/AAAAAAAAAhw/z1l240rWsvQ/s320/starslinger.jpg" width="317" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Star Slinger è un personaggio decisamente trasversale della scena elettronica inglese contemporanea. Immaginate un ragazzo di 24 anni con una cultura musicale notevole e variegata, un virtuoso del sampling e del beat cresciuto a colpi di De La Soul, Dilla e Parliament che attinge pesantemente da hip hop old school, funky soul e reggae, che si muove all’interno del clima post-dubstep inglese ma con una levità ed una ironia sconosciuta ai suoi contemporanei, che lavora su un immaginario ed una pasta sonora decisamente rètro che lo avvicinano (senza però farlo identificare completamente) alle cose migliori uscite in questi anni di quella che è stata chiamata “chillwave”. Uno chiamato a remixare &lt;a href="http://starslingeruk.bandcamp.com/track/nicki-minaj-moment-4-life-star-slinger-remix"&gt;Nicki Minaj&lt;/a&gt; &lt;i&gt;ma anche&lt;/i&gt; &lt;a href="http://starslingeruk.bandcamp.com/album/remixes-2010"&gt;Deerhunter&lt;/a&gt;, The Go! Team, Broken Social Scene, &lt;a href="http://starslingeruk.bandcamp.com/track/how-to-dress-well-ready-for-the-world-star-slinger-refix-2"&gt;How To Dress Well&lt;/a&gt;.  Uno che è uscito per la Mexican Summer ed è in catalogo con Washed Out &lt;i&gt;ma anche&lt;/i&gt; con i Best Coats. Insomma: un producer abbastanza ecumenico.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Di Star Slinger - vero nome Darrenn Williams, di Manchester - si sta iniziando a parlare molto in questi mesi. L’anno scorso è uscito il suo primo disco, Volume 1, che si può ascoltare e scaricare sul &lt;a href="http://starslingeruk.bandcamp.com/"&gt;BandCamp&lt;/a&gt; dell’artista. Di alcuni remix si è detto (ma ascoltate anche quello dei &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=np7HeGrpr5Q"&gt;Gold Panda&lt;/a&gt;). Quest’anno è uscito lo split &lt;a href="http://www.mexicansummer.com/shop/teams-vs-star-slinger-teams-vs-star-slinger/"&gt;Teams vs Star Slinger&lt;/a&gt; su ’12 per la Mexican Summer, e sotto c’è il video tratto da uno dei pezzi più riusciti di questa collaborazione, Close to me (video abbastanza beffardo, guardatelo). Q&lt;a href="http://www.dazeddigital.com/music/article/8280/1/star-slingers-unique-beats"&gt;ui &lt;/a&gt;– per approfondire - trovate una sua intervista e un mix con cose sue e cose non sue.&lt;br /&gt;Ah, e il 31 luglio suonerà all’&lt;a href="https://www.facebook.com/event.php?eid=216917418318650"&gt;Here I Stay Festival&lt;/a&gt; nella sua prima – e finora unica – data italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="225" src="http://player.vimeo.com/video/21985823?title=0&amp;amp;byline=0&amp;amp;portrait=0" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5780433698671885064?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5780433698671885064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5780433698671885064' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5780433698671885064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5780433698671885064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/on-repeat-star-slinger.html' title='On Repeat: Star Slinger'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-DI1S-_QqfWQ/TgqD2RY4YFI/AAAAAAAAAhw/z1l240rWsvQ/s72-c/starslinger.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7147302203599249413</id><published>2011-06-11T07:29:00.000-07:00</published><updated>2011-06-25T08:25:56.953-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cagliari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polaroid'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna'/><title type='text'>Un po' di link sulle scene musicali sarde</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-detmxU27Skc/TfOELDQoMsI/AAAAAAAAAfw/s4lObjSy2dg/s1600/neevapolaroid.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616978485649617602" src="http://2.bp.blogspot.com/-detmxU27Skc/TfOELDQoMsI/AAAAAAAAAfw/s4lObjSy2dg/s320/neevapolaroid.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 320px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 267px;" /&gt;&lt;/a&gt;Allora, stavo rimettendo ordine nel mio archivio di articoli sulle cose musicali sarde e mi sono accorto di non aver mai segnalato sul blog alcuni articoli recenti. Raccolgo tutto qui. Toh.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Una etichetta romana, &lt;a href="http://labelnetlabel.com/"&gt;La Bèl Netlabel&lt;/a&gt;, ha praticamente inaugurato il filone dei “sardi” all’interno del suo catalogo con la pubblicazione di alcuni progetti che da queste parti ci garbano assai. Si tratta di &lt;a href="http://labelnetlabel.com/artists/menion"&gt;&lt;strong&gt;Menion&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, chitarrista dei Muccamacca, &lt;a href="http://labelnetlabel.com/artists/alessandro-coronas"&gt;&lt;strong&gt;Ballpen&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, batterista, pure lui dei Muccamacca (di entrambi scrivo &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20101027&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2514700"&gt;qui&lt;/a&gt;), &lt;a href="http://labelnetlabel.com/artists/nick-rivera"&gt;&lt;strong&gt;Nick Rivera &amp;amp; the Flying Pigeons &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;(&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110129&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2546165"&gt;qui&lt;/a&gt;) e infine &lt;a href="http://labelnetlabel.com/artists/neeva"&gt;&lt;strong&gt;Neeva&lt;/strong&gt; &lt;/a&gt;(&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110114&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2541033"&gt;qui&lt;/a&gt;: &lt;em&gt;nella Polaroid, mia, scattata a Torre dei Corsari in occasione del festival Obrescida&lt;/em&gt;). Tutti i dischi sono in free download nel sito dell’etichetta, per cui, beh, accattateville.&lt;br /&gt;- In attesa dell’uscita del nuovo album di Paolo Alberto Lodde in arte &lt;strong&gt;Dusty Kid&lt;/strong&gt;, qualche tempo fa mi sono fatto una chiacchierata con lui a proposito di novità varie e della sua performance live (a cui poi abbiamo assistito all’Ovest a Oristano, dopo il dj set di Ellen Allien, all’interno del party di anniversario di Basstation: ci siamo divertiti parecchio). &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110329&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2565730"&gt;Qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.ticonzero.org/site/"&gt;TiConZero&lt;/a&gt;, l’associazione che organizza il Signal a Cagliari e pubblica i dischi dei migliori artisti della scena, diciamo, sperimentale sarda, ha inaugurato una nuova collana di dischi a tiratura limitata, con bella confezione di cartone, chiamata &lt;strong&gt;Magick With Tears&lt;/strong&gt;. Dei primi tre dischi – di Balestrazzi, A Sphere of Simple Green e Uncodified – potete leggere &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110407&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2568711"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;- Vi segnalo anche la nuova label di Arrogalla, &lt;strong&gt;Mime Netlabel&lt;/strong&gt;, in cui convergono musica, fotografia e “sonorizzazione” di paesaggi e luoghi, con approccio musicale dub. Quattro release finora, trovate tutto &lt;a href="http://www.mimenetlabel.com/"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;- Nootempo ha pubblicato in free download un esperimento curioso: &lt;strong&gt;Subspamming&lt;/strong&gt;, reading di poesie di &lt;a href="http://mariopischeddainmovement.blog.tiscali.it/"&gt;Mario Pischedda &lt;/a&gt;su tappeti sonori e “sonerie” di Lisandru, aka Quilo dei Malos Cantores. &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110419&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2572805"&gt;Qui &lt;/a&gt;l’articolo, &lt;a href="http://www.nootempo.com/SUBSPAMMING.HTML"&gt;qui &lt;/a&gt;il link per il free download.&lt;br /&gt;- Altri dischi di elettronica usciti di recente: &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110113&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2540674"&gt;Disco magnetico &lt;/a&gt;di &lt;strong&gt;Exagonal&lt;/strong&gt;, il &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110202&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2547453"&gt;nuovo ep &lt;/a&gt;dei &lt;strong&gt;The Gods Planet&lt;/strong&gt;, &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110120&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2543120"&gt;l’ep d’esordio &lt;/a&gt;dei &lt;strong&gt;Karate Lessons&lt;/strong&gt;. Qualche mese fa, poi, la &lt;strong&gt;Sardinian Electronic Label &lt;/strong&gt;ha pubblicato una &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20101207&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2529635"&gt;compilation &lt;/a&gt;promozionale con buona parte dei producer techno isolani.&lt;br /&gt;- Nuovo disco delle &lt;strong&gt;Lilies on Mars&lt;/strong&gt;, articolo &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110603&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2588204"&gt;qui &lt;/a&gt;con qualche notizia relativa alle date estive (tra cui tre insieme a Franco Battiato).&lt;br /&gt;- Qualche mese fa è uscito anche il &lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110303&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2557169"&gt;disco d’esordio &lt;/a&gt;dei &lt;strong&gt;Thee Oops&lt;/strong&gt;, una band hardcore punk di impronta old school. L’album è uscito per l’americana Slovenly Records, che in catalogo ha anche l’ultimo album dei Rippers.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7147302203599249413?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7147302203599249413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7147302203599249413' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7147302203599249413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7147302203599249413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/un-po-di-link-sulle-scene-musicali.html' title='Un po&apos; di link sulle scene musicali sarde'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-detmxU27Skc/TfOELDQoMsI/AAAAAAAAAfw/s4lObjSy2dg/s72-c/neevapolaroid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5941079732541425765</id><published>2011-06-04T05:10:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:24:02.560-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria'/><title type='text'>Intervista ad Antonio Franchini, editor Mondadori</title><content type='html'>&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5614341903206408754" src="http://1.bp.blogspot.com/-VtZjEuga8WY/TeomNwQ1YjI/AAAAAAAAAdc/CQWx0B2_1r0/s320/franchini.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 320px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 269px;" /&gt;C’è chi dice che “noi editor saremmo degli stregoni in grado di determinare i fenomeni editoriali applicando inflessibili leggi di marketing. Ma se avessimo una ricetta di questo genere la replicheremmo ogni anno o addirittura tutti i mesi, non crede?”. Antonio Franchini è con ogni probabilità l’editor più conosciuto in Italia e di sicuro una delle persone più titolate ad affrontare le tematiche che riguardano la sua professione, mitizzata e demonizzata in egual misura, con tutte le polemiche che si porta appresso nel dibattito editoriale italiano. Franchini – ieri a Cagliari in occasione di Leggendo Metropolitano, festival organizzato dall’associazione culturale Prohairesis – è nato a Napoli 53 anni fa. Scrittore che pubblica con Marsilio (l’ultima opera: Memorie di un venditore di libri), attualmente cura l’intero settore della narrativa Mondadori, apice di una carriera che dura da una trentina di anni. Quando si occupava della sola narrativa italiana (cioè fino all’anno scorso), ha scovato, scelto e pubblicato alcuni dei maggiori best seller degli ultimi anni, infilandoci pure – en passant – la vittoria di tre degli ultimi quattro premi Strega: Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti, La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano (la paternità del titolo è sua), Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, per non parlare poi di altri casi eclatanti come quello di Alessandro Piperno o (soprattutto) di Gomorra di Roberto Saviano. Insomma, alcuni libri che hanno smosso il mercato editoriale italiano. “Ma ogni libro ès empre una scommessa, non sai mai quale possa essere l’esito sul mercato”, precisa comunque Franchini. “Anzi, quasi tutti i grandi successi degli ultimi 30 anni hanno sorpreso per primi gli editori che li stampavano. La prima tiratura di Gomorra fu di 5000 copie. Io speriamo che me la cavo, 7000. In Giordano credevamo molto ma ne stampammo 20000 copie, pensando comunque di aver preso una decisione molto forte”. Eppure capita di leggere delle polemiche che guardano agli editor come figure che – negli ultimi anni - tenderebbero ad appiattire la narrativa verso un prodotto “medio” abbastanza standardizzato, specie attraverso la scelta di opere più o meno tutte uguali. “A me interessa il linguaggio individuale degli scrittori, non quello che li accomuna ad altri”, spiega l’editor. “La strada maestra è quella di differenziarsi e caratterizzarsi. Certo, è vero che nel corso degli anni l’editoria ha assunto una struttura più industriale, ma si tratta ancora di una impresa sui generis, basata sull’intuito, sul rapporto delle persone e non sulla riproducibilità infinita”. Poi, altro tema delicato, quello degli interventi sul testo e del rapporto di editor e scrittori. Un paio di anni fa si è discusso molto del caso di Raymond Carver e degli interventi che l’editor Gordon Lish operò sulla sua seconda raccolta di racconti (Di cosa parliamo quando parliamo d’amore). Il confronto tra le due versioni mostra due opere molto diverse, fin dal titolo (Principianti). Più del 50 percento del testo fu tagliato e c’è chi considera Lish addirittura come il co-creatore dello stile minimalista di Carver. “Ogni editor però fa caso a sé”, ragiona Franchini. “L’editor lavora in accordo con l’autore, l’ultima parola spetta a lui. Io sono conosciuto come un editor poco interventista. Mi è capitato, certo, di suggerire dei tagli, anche consistenti, ma non li ho mai imposti: un editor esiste perché esiste l’autore. Ci sono anche editor che credono nella battaglia con l’autore e col testo, e anche da questo approccio può nascere qualcosa di buono. Ma non c’è una regola universale, ogni libro è una storia a parte”. Ma ci sono dei parametri, degli standard o fosse anche delle qualità generali che spingono un editor a puntare su un libro o un altro? “Contano tantissimi fattori e c’è anche un forte elemento di ponderabilità, nonostante certi critici dell’editoria dicano che ci sarebbe una ricetta, un mix ideale, che non c’è. Occorre che un’opera ti colpisca, fermo restando che le opere che arrivano sono tante ma tante di più rispetto al passato. Prima in Mondadori i dattiloscritti ricevevano due o tre letture. Ma arrivavano molti meno romanzi. E poi era più semplice giudicare: prima ti accorgevi che un libro era una schifezza anche solo dopo le fatidiche prime tre righe. Oggi mediamente – e sottolineo: mediamente – chi scrive è più capace di confezionare un romanzo. I meccanismi della fiction sono più intrioiettati. Un giovane di 20 anni oggi può vedere 20 serial televisivi diversi. Spesso gli sceneggiatori che lavorano alle serie tv sono di altissimo livello. Lost o decine di altri format sono narrativamente molto evoluti. Uno che cresce leggendo meno classici che in passato ma avendo un accesso facilitato a fiction di qualità di ogni tipo è sicuramente in grado di maneggiare meglio i meccanismi di costruzione della storia. Che questo si traduca in narrativa migliore, ovviamente non è detto. Però capire se un testo è pubblicabile o meno è diventato più difficile rispetto a 20 anni fa”. &lt;b&gt;Andrea Tramonte, L’Unione Sarda di oggi (su carta in versione un po’ ridotta)&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5941079732541425765?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5941079732541425765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5941079732541425765' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5941079732541425765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5941079732541425765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/intervista-ad-antonio-franchini-editor.html' title='Intervista ad Antonio Franchini, editor Mondadori'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-VtZjEuga8WY/TeomNwQ1YjI/AAAAAAAAAdc/CQWx0B2_1r0/s72-c/franchini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5611662796621826304</id><published>2011-05-29T06:47:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:24:17.907-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Sam Lipsyte, Chiedi e ti sarà tolto (Minimum Fax)</title><content type='html'>&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612135541590969074" src="http://2.bp.blogspot.com/-m0pquPPt54k/TeJPimvfyvI/AAAAAAAAAdE/Ajn8-98-lkQ/s320/Chiedi-e-ti-sara-tolto-di-Sam-Lipsyte.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 320px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 236px;" /&gt;“Cioè, voglio dire, se fossi il protagonista di un libro o di un film, sarebbe difficile che piacessi, o che uno volesse identificarsi con me, giusto?”. “Io non leggerei mai un libro del genere, Milo. Non mi viene in mente nessuno che lo farebbe. Non c’è nessun motivo per farlo”. “Ah”. Ironia meta-narrativa a parte, la cattiveria di questo dialogo è una buona chiave d’accesso per iniziare ad accostarsi alla personalità di Milo Burke, protagonista del romanzo di Sam Lipsyte – scrittore quarantatreenne newyorkese, docente di scrittura creativa alla Columbia University - segnalato da giornali come il New York Times e il New Yorker come uno dei migliori libri usciti negli States l’anno scorso. Il romanzo è stato pubblicato in Italia da Minumum Fax, col titolo di “Chiedi e ti sarà tolto” (l’originale è The Ask, 371 pp, euro 16,50) e si fa segnalare perché è un’opera notevole: dominata, insieme, dallo humour corrosivo dell’autore e da un’amarezza profonda, è una satira implacabile sull’America della crisi del “tardo-capitalismo” (“stanno tutti precipitando nello stesso imbuto storico e sociale”) e la storia tragicomica dei numerosi fallimenti del protagonista e della crisi che ne consegue. Dicevamo di Milo, appunto. È un vinto. Un uomo che non riesce a ottenere il rispetto degli altri. “All’apparenza una brava persona, un marito calvo, un padre panciuto”. Pittore fallito, è diventato negli anni un adulto gonfio di una disistima di sé che condiziona il suo approccio con la famiglia, il lavoro, i colleghi. Lavora come fundraiser per una università newyorkese – la “Mediocre” l’hanno ribattezzata lui e lo stagista Horace – cercando di ottenere finanziamenti dai genitori degli studenti ricchi. Al lavoro Milo non è granché: “una di quelle sviste viventi che a volte si trovano negli uffici, una presenza non spiacevole ma in gran parte improduttiva, che si adeguava alle correnti di energia altrui, il promemoria ambulante di un errore di valutazione commesso da chissà chi”. Viene licenziato, e questo scatena nella sua vita una crisi profonda che in fondo non aspettava altro che un innesco per esplodere. A questo bisogna aggiungere che è un po’ alcolista, padre di un bambino petulante, marito di una donna insoddisfatta con cui non fa sesso (lui risolve con film tipo “Badanti zoccole”) e che ovviamente lo tradisce con un uomo, presunto gay che il figlio di Milo adora. La crisi si aggrava quando un vecchio amico del college, il milionario Purdy (“un ragazzo che si era fatto da sé con un po’ dei soldi di suo padre”), un personaggio bizzarro che soffre d’insonnia e si droga con caramelle gommose, gli promette di fargli ottenere di nuovo il suo posto di lavoro in cambio di alcune “missioni” che riguardano degli aspetti nascosti della sua biografia. Da qui visiteremo una galleria di personaggi grotteschi ed esasperati ma affatto bidimensionali: una madre settantenne lesbica rinata dopo la morte del marito, un veterano di guerra tossico con le gambe in titanio, un vecchio amico sex addicted, pedagoghi sperimentali di asili nido a basso costo… (&lt;b&gt;uscito oggi nell’unione sarda&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5611662796621826304?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5611662796621826304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5611662796621826304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5611662796621826304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5611662796621826304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/05/sam-lipsyte-chiedi-e-ti-sara-tolto.html' title='Sam Lipsyte, Chiedi e ti sarà tolto (Minimum Fax)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-m0pquPPt54k/TeJPimvfyvI/AAAAAAAAAdE/Ajn8-98-lkQ/s72-c/Chiedi-e-ti-sara-tolto-di-Sam-Lipsyte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5971942714989302969</id><published>2011-05-08T08:40:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:24:37.271-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>Everybody Tesla (O2S)</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dcQ7ozTcqIA/Tca9S9VcCRI/AAAAAAAAAc8/GuAghPljdO4/s1600/Everybody%2BTesla.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5604374919708936466" src="http://4.bp.blogspot.com/-dcQ7ozTcqIA/Tca9S9VcCRI/AAAAAAAAAc8/GuAghPljdO4/s320/Everybody%2BTesla.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 320px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 236px;" /&gt;&lt;/a&gt;Mi sembrava mancasse qualcosa. In effetti qui sul blog non avevo ancora parlato dell’uscita del primo ep degli Everybody Tesla per O2S. Lo faccio solo oggi, con ritardo di mesi, con la scusa che un paio di giorni fa abbiamo messo l’ep in &lt;a href="http://www.on2sides.com/wp/?p=238"&gt;free download &lt;/a&gt;sul sito della label – un po’ come antipasto di cose nuove che arriveranno tra poco: il videoclip di Bee Twin Mountain, realizzato da Shibuya in collaborazione con O2S, l’uscita di un nuovo singolo che farà da antipasto al disco-disco atteso per gli inizi dell’autunno, le t-shirt con l’artwork dell’ep (realizzato da Neeva) con cui giocheremo anche con delle foto promozionali fatte a mò di redazionale di moda da giornale femminile…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per comodità, vi rimando al &lt;a href="http://www.on2sides.com/wp/?p=36"&gt;comunicatino &lt;/a&gt;dell’uscita dell’ep e vi segnalo i link delle varie recensioni uscite in questi mesi. &lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.vitaminic.it/2011/01/everybody-tesla-everybody-tesla-ep-on2sides/"&gt;Vitaminic&lt;/a&gt; / &lt;a href="http://www.indie-eye.it/recensore/generi/indie/everybody-tesla-%E2%80%93-everybody-tesla-ep-on2sides-2010.html"&gt;Indie-Eye&lt;/a&gt; / Sentireascoltare: &lt;a href="http://www.sentireascoltare.com/articolo/1331/everybody-tesla-epistemologia-del-live-looping.html"&gt;intervista &lt;/a&gt;e &lt;a href="http://www.sentireascoltare.com/recensione/8076/everybody-tesla-self-titled.html"&gt;recensione &lt;/a&gt;/ &lt;a href="http://www.on2sides.com/wp/?p=43"&gt;Blow Up &lt;/a&gt;/ &lt;a href="http://www.rockit.it/album/14108/everybody-tesla-everybody-tesla-ep"&gt;Rockit &lt;/a&gt;/ &lt;a href="http://polaroid.blogspot.com/2010/11/sciabarabarappa.html"&gt;Polaroid &lt;/a&gt;/ &lt;a href="http://notiziesullostatodellamusica.blogspot.com/2010/12/weird-italy.html"&gt;Notizie sullo stato della musica nell'età della pietra&lt;/a&gt; / &lt;a href="http://www.italianembassy.it/everybody-tesla-animali-collettivi/"&gt;Italian Embassy&lt;/a&gt; / &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5971942714989302969?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5971942714989302969/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5971942714989302969' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5971942714989302969'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5971942714989302969'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/05/everybody-tesla-o2s.html' title='Everybody Tesla (O2S)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-dcQ7ozTcqIA/Tca9S9VcCRI/AAAAAAAAAc8/GuAghPljdO4/s72-c/Everybody%2BTesla.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-9131531362066167932</id><published>2011-04-25T06:23:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:25:10.254-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>O2S</title><content type='html'>In attesa di parlarvi di alcune novità interessanti che riguardano O2S – con l’avvio di una specie di fase beta della label, ma vi dirò poi – vi segnalo che ci hanno fatto una bella intervistina su Enquire.it (la potete leggere &lt;a href="http://www.enquire.it/2011/04/13/on2sides-musicassetta-everybody-tesla/"&gt;qui&lt;/a&gt;) e che finalmente è online il &lt;a href="http://www.on2sides.com/wp/"&gt;nuovo sito&lt;/a&gt;, completamente rinnovato nella grafica (e presto anche nei contenuti).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-9131531362066167932?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/9131531362066167932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=9131531362066167932' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/9131531362066167932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/9131531362066167932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/04/o2s.html' title='O2S'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-8660210929734567117</id><published>2011-04-25T06:18:00.000-07:00</published><updated>2011-04-25T06:27:04.535-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polaroid'/><title type='text'>Polaroid</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Z-sWoIQDM2w/TbV1Q3Sf3HI/AAAAAAAAAck/pzao0_Lw9jw/s1600/polaroid.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 329px; FLOAT: left; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5599510644284972146" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-Z-sWoIQDM2w/TbV1Q3Sf3HI/AAAAAAAAAck/pzao0_Lw9jw/s400/polaroid.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-8660210929734567117?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/8660210929734567117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=8660210929734567117' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8660210929734567117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8660210929734567117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/04/polaroid.html' title='Polaroid'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Z-sWoIQDM2w/TbV1Q3Sf3HI/AAAAAAAAAck/pzao0_Lw9jw/s72-c/polaroid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-602617355611819043</id><published>2011-04-13T05:51:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:25:20.606-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>Here I Stay spotlight: Movie Star Junkies + Buzz Aldrin split</title><content type='html'>&lt;em&gt;Copincollo il comunicatino della nuova uscita di Here I Stay Records, lo split di Movie Star Junkies e Buzz Aldrin in uscita su sette pollici il 20 aprile. &lt;a href="http://www.rockit.it/album/15365/aavv-buzz-aldrin-movie-star-junkies-split"&gt;Qui &lt;/a&gt;la recensione su Rockit con i due pezzi in streaming, &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2011/04/movie-star-junkiesbuzz-aldrin-split/"&gt;qui &lt;/a&gt;la recensione uscita su Vitaminic. &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2FOjVYkCnIk/TaWdfE4i9UI/AAAAAAAAAcc/ErMSny5bkEk/s1600/sleeve_movie_star.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595051269290128706" src="http://2.bp.blogspot.com/-2FOjVYkCnIk/TaWdfE4i9UI/AAAAAAAAAcc/ErMSny5bkEk/s320/sleeve_movie_star.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 320px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;L’associazione culturale Here I Stay è orgogliosa di presentare la sua nuova uscita discografica: lo split di Buzz Aldrin e Movie Star Junkies, in formato sette pollici! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Dopo la partecipazione all’Here I Stay Festival - &lt;strong&gt;Movie Star Junkies&lt;/strong&gt; 2009, &lt;strong&gt;Buzz Aldrin&lt;/strong&gt; 2010 - è stato del tutto naturale arrivare a questa importante collaborazione discografica, che vede Here I Stay Records - per la sua uscita numero undici - insieme a due delle band più rappresentative e importanti della scena indipendente italiana degli ultimi anni. Basta un solo brano a testa per dare l’idea di quello che sono in grado di fare le due band quando sono in forma assoluta - come in questo caso. I Buzz Aldrin (“&lt;strong&gt;A Monster Gun into a Lover’s Mouth&lt;/strong&gt;”) con una cavalcata furiosa a spasso tra le ossessioni ritmiche dei Silver Apples, il rock selvaggio dei primi Stooges e le atmosfere torbide del post punk inglese. Un brano incalzante e potente che si attesta sui livelli elevati dei pezzi usciti nell’album d’esordio dell’anno scorso. I Movie Star Junkies (“&lt;strong&gt;Branches into My Arms&lt;/strong&gt;”) invece con quello che fanno di solito i Movie Star Junkies, ovvero: blues ubriaco dalle movenze epiche, sorretto da un cantato sguaiato e ringhioso, svisate di chitarra ed una batteria incessante che picchia lungo tutto l’arco del brano – 2:31 di tensione, da trattenere il fiato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo split uscirà il 20 aprile in formato 7’ e si potrà ordinare online attraverso il sito &lt;a href="http://www.hereistay.com/"&gt;http://www.hereistay.com/&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Branches into My Arms” (Movie Star Junkies) è stato registrato e mixato da Bone/Tone nella Boto’s Apple Farm (Saint Pietro del Gallo) nell’ottobre del 2010, “A Monster Gun into a Lover’s Mouth” è stato registrato e mixato dai Buzz Aldrin nello Space Halle studio sempre nell'ottobre 2010. Entrambi i pezzi sono stati masterizzati da Matteo Bordin all’Outside Inside Studio di Montebelluna. Le illustrazioni dell’artwork sono state realizzate da Elzo (www.elzo.be). Per acquistarlo scrivi a info@hereistay.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-602617355611819043?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/602617355611819043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=602617355611819043' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/602617355611819043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/602617355611819043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/04/here-i-stay-spotlight-movie-star.html' title='Here I Stay spotlight: Movie Star Junkies + Buzz Aldrin split'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2FOjVYkCnIk/TaWdfE4i9UI/AAAAAAAAAcc/ErMSny5bkEk/s72-c/sleeve_movie_star.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-2078594447611942921</id><published>2011-03-17T05:47:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:25:34.845-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>E venne l'anno del nerd</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-bJfzETRehXc/TYIDUNILNcI/AAAAAAAAAcU/8MjlK0FKio4/s1600/sheldon-cooper.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585030133549053378" src="http://4.bp.blogspot.com/-bJfzETRehXc/TYIDUNILNcI/AAAAAAAAAcU/8MjlK0FKio4/s400/sheldon-cooper.jpg" style="float: left; height: 250px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;Che i nerd si siano davvero presi una rivincita? A parte la citazione d’obbligo di un film di culto del 1984, “La rivincita dei nerds” di Jeff Kanew, pensiamoci un attimo: nerd totali come Mark Zuckerberg oggi siedono su un patrimonio di centinaia di milioni di dollari e vengono celebrati in film come The Social Network di David Fincher. Steve Jobs è una delle personalità più influenti del nostro tempo e nel club dei nerd di successo troviamo anche la sua nemesi storica, Bill Gates. Per non parlare poi del fatto che, in anni così tecnologicamente avanzati come quelli odierni, competenze come quelle dei nerd assumono una rilevanza del tutto nuova rispetto a quando la tecnologia e i computer erano solo una faccenda per smanettoni con occhiali dalla montatura grande, un po’ asociali e fissati con la fantascienza, i videogame, i giochi di ruolo e i fumetti. Non siamo certamente arrivati alla trasvalutazione del valore nerd – il linguaggio qui aiuta: in italiano si potrebbe rendere come “sfigato”, “secchione”, o più precisamente come una combinazione di entrambi – ma di sicuro siamo ben lontani dal periodo in cui l’immagine canonica del nerd era quella di un ragazzo col viso tempestato di acne con scarsissimo (diciamo, nessuno) interesse per lo sport e sistematicamente preso in giro da maschi-alpha biondi e grossi che fanno parte della squadra di football della scuola e fanno coppia con le cheerleader. O meglio, lo stereotipo in parte vale ancora, ma oggi quella del nerd è una categoria fortemente rivalutata, attualissima, che trova nuova linfa addirittura nel mondo della moda e che viene valorizzata nella cultura pop attraverso sit-com (su tutte: Big Bang Theory) e musica. Per dire, è appena uscito anche un libro che ne racconta storia, genealogia e caratteristiche. Si intitola “Storia naturale del nerd” (Isbn edizioni) ed è scritto da Benjamin Nugent, giornalista musicale con un passato da nerd (che racconta con distanza critica ma anche con molto affetto). Nugent prova a fissarne le caratteristiche generali, in un libro estremamente documentato e convincente. Ad esempio spiega che si tratta di “individui che esprimono il loro intellettualismo in modo meccanico, e la cui inettitudine sociale ha qualcosa di altrettanto meccanico”, che parlano una lingua standard priva di connotazioni gergali, che amano la tecnologia molto più di quanto non la amino le persone normali, “che tendono a evitare lo scontro e il coinvolgimento sul piano fisico ed emotivo”. Genio e “regolatezza”, insomma. Di più: ragazzi e ragazze che vestono abiti fuori moda e si curano poco del proprio aspetto, che si immergono totalmente in mondi virtuali come quelli di Dungeons &amp;amp; Dragons o dei fumetti di supereroi o di Star Wars, che si contrappongono – consapevolmente o meno – all’ideale di successo americano rappresentato dalla figura del “jock” (i ragazzi che eccellono nelle attività sportive). L’autore prova addirittura a mettere in relazione queste caratteristiche con quelle di una forma di autismo, la sindrome di Asperger. A lungo presi in giro, guardati con sospetto ed emarginati, i nerd però, come detto, si stanno prendendo rivincite insperate. E non solo per il loro dominio incontrastato nel mondo della tecnologica. Ad esempio c’è stata una rivendicazione dei suoi aspetti esteriori nel mondo della moda – il trionfo degli occhiali-da-nerd spesso senza le lenti graduate o il ritorno in auge del cardigan sono solo alcuni dei segni di questo trend, legato in vario modo (come sottolinea anche Nugent) all’affermarsi della sottocultura hispter. Ovvero, quella di ragazzi “hip” che in sembrano quasi voler dire: “sono talmente “figo” da non aver bisogno di dimostrarlo e quindi porto i segni esteriori di chi non lo è”, anche se poi, una volta che quei segni sono diventati di moda sono diventati anche segni dell’essere “fighi” e quindi dal meccanismo della coolness comunque non se ne esce. C’è poi una sit-com americana di enorme successo, Big Bang Theory, che rappresenta probabilmente la codificazione definitiva della quintessenza dell’essere nerd. Un personaggio in particolare, Sheldon Cooper, sembra riassumerne i connotati in modo preciso e fortemente esasperato. È un fisico teorico. È appassionato di fumetti di supereroi americani, di tecnologia e di fantascienza (Star Trek, ad esempio). È pieno di fobie tic e manie. Detesta profondamente il contatto fisico e la prospettiva di fare sesso lo atterrisce. È saccente e sentenzioso in un modo che esaspera, sfianca letteralmente i suoi amici. Non riesce a mettersi in contatto emotivo con le persone che lo circondano, e in definitiva nemmeno gli interessa (quando si sforza di rincuorare qualcuno, perché così le convenzioni sociali imporrebbero, dà due pacche formalissime sulle spalle dicendo “su, su”). Conosce e sa praticamente tutto ma entra in crisi quando si parla di argomenti “leggeri” che non ha mai sfiorato (Radiohead? Britney Spears?). Eppure è uno dei personaggi più amati delle sit-com americane degli ultimi anni. Un po’ come lo era Steve Urkel di Otto sotto un tetto. Segno dei tempi, nella cultura pop i nerd oggi sono pure personaggi simpatici. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-2078594447611942921?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/2078594447611942921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=2078594447611942921' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2078594447611942921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2078594447611942921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/03/e-venne-lanno-del-nerd.html' title='E venne l&apos;anno del nerd'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-bJfzETRehXc/TYIDUNILNcI/AAAAAAAAAcU/8MjlK0FKio4/s72-c/sheldon-cooper.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3876281214618327211</id><published>2011-02-12T07:31:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:25:51.024-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>"Il romanzo elettronico non svuoterà gli scaffali"</title><content type='html'>Tutti i vaticini recenti sulla scomparsa prossima ventura delle librerie a seguito della rivoluzione digitale dell’editoria – con l’avvento di iPad, eBook reader e compagnia bella – dovrebbero quantomeno attenuarsi di fronte a un dato statistico citato da Giuseppe Laterza in un suo intervento sul tema: il mercato digitale europeo riguarda solo l’un per cento dei libri venduti. “La sostituzione del libro di carta con l'eBook che prima di Natale molti davano per certa e imminente non solo non c'è stata ma è ben lontana anche solo dal profilarsi all'orizzonte”, scrive Laterza nel sito della casa editrice. “Non è la prima volta che il determinismo tecnologico cozza contro i fatti”. Epperò il tema del futuro delle librerie (e del loro ruolo in un panorama che sta mutando) è ugualmente d’attualità, non fosse altro che per non farsi trovare impreparati quando la fetta di mercato del digitale – prevedibilmente – si allargherà con la maggiore diffusione dei supporti di lettura e relativo incremento delle vendite degli eBook. Ci vorrà del tempo, certo, ed esercitarsi ora in previsioni su tempi e modalità rischia di condurre a letture tranchant come quella di Mike Shatzkin, che la settimana scorsa a Milano (nell’ambito del convegno internazionale intitolato “If book then”) ha dichiarato che, nel giro di poco tempo, i librai sono letteralmente destinati a scomparire. “Si è visto che chi possiede Kindle compra tre volte di più di quello che comprerebbe in libreria. In America il processo è già cominciato, i piccoli bookshop hanno chiuso e presto toccherà agli altri. Oggi negli Stati Uniti ci sono circa 1300 grandi bookshop, tra 5 anni saranno 600, in dieci anni si ridurranno a cento”. A parte i dovuti scongiuri che i librai avranno fatto leggendo queste considerazioni, sorprende la sicurezza verso uno svolgimento così lineare, semplice, ineluttabile delle cose. Ma certo le librerie più avvertite si sono già poste il problema di come affrontare i cambiamenti del mercato – ad esempio puntando su una identità forte, sul miglioramento dei servizi resi al cliente, sull’apertura al multimediale, sulla diversificazione dell’offerta. “I librai indipendenti”, ha scritto ad esempio Francesco Cataluccio in un libro uscito di recente, “Che fine faranno i libri?” (Nottetempo), “dovranno accentuare ancora di più la propria identità, essere imbattibili sui servizi offerti al cliente e, soprattutto, dedicare una parte del loro esercizio alla specializzazione: individuando meglio i clienti potenziali, attirando in libreria (con presentazioni e altre iniziative) coloro che cercano libri per migliorare la propria professionalità”. Anche i librai sardi si interrogano sul futuro. L’agente letterario Patrizio Zurru sottolinea ad esempio che “prima che si affermi l’editoria digitale in Italia passeranno diversi anni: nell’attesa le librerie si stanno già organizzando. Ad esempio studiano il metodo per entrare nel mercato del digitale, con l’obbiettivo di gestire anche la vendita degli eBook, come servizio reso al cliente. Poi il libraio dovrà stare attento a monitorare il mercato, cercando di avere sempre il cartaceo di ciò che si vende di più nel digitale: perché chi vuole regalare una copia di un libro che ha letto lo farà pur sempre col cartaceo. In ogni caso la paura della morte della libreria mi sembra esagerata”. “Io lavoro in libreria da 25 anni e sento questi discorsi da 25 anni”, dice invece Luciana Uda, presidente dell’Associazione librai indipendenti sardi. “Può darsi che da oggi ci sia un’accelerata, ma credo che dovrà passare ancora qualche generazione prima che ci siano cambiamenti significativi. Sicuramente poi il punto di forza delle librerie indipendenti è la capacità di diventare luogo di aggregazione, di incontro e incontri – ad esempio con gli autori – ma anche come luogo di aggregazione per i bambini, con iniziative legate all’animazione e alla lettura”. Secondo Aldo Addis – vicepresidente dell’Associazione nazionale librai italiani – il punto non è tanto come sopravvivranno le librerie, ma perché. “Secondo me il libraio deve semplicemente continuare a fare il suo lavoro e farlo sempre meglio. Non come quei librai che interpretano il loro ruolo come coloro che prendono un libro dallo scaffale per darlo al cliente, e magari manco quello. Sempre più emergeranno quei librai che hanno interpretato il loro lavoro come quello di coloro che mettono insieme chi scrive, chi legge, chi vuole ascoltare. La tecnologia paradossalmente fa aumentare la voglia di un luogo fisico dove si incontrano altre persone, ci si parla, si scelgono libri fisici, si mette in relazione chi scrive e chi legge. Questo non verrà meno”. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3876281214618327211?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3876281214618327211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3876281214618327211' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3876281214618327211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3876281214618327211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/02/il-romanzo-elettronico-non-svuotera-gli.html' title='&quot;Il romanzo elettronico non svuoterà gli scaffali&quot;'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1113241513392232017</id><published>2011-01-16T08:23:00.000-08:00</published><updated>2011-04-25T06:27:26.635-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay Festival'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>Here I Stay Festival 2010, il video ufficiale</title><content type='html'>&lt;iframe height="265" src="http://player.vimeo.com/video/18827088" frameborder="0" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt; &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Ecco il video definitivo dell'edizione &lt;a href="http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/here-i-stay-festival-2010.html"&gt;2010 &lt;/a&gt;dell'Here I Stay Festival. Le immagini sono state girate da Luca Manunza e montaggio ed editing sono a cura di Mattia Mulas. Inutile dire che rivedere queste immagini ha fatto aumentare già da ora la voglia di Here I Stay... ma presto, molto presto, vi daremo news sull'edizione 2011. Stay tuned!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Ps A proposito, &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/09/here-i-stay-festival-2010-30-31-01082010-guspini/"&gt;qui &lt;/a&gt;c'è il bel report di Vitaminic scritto da Massimo Reali.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1113241513392232017?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1113241513392232017/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1113241513392232017' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1113241513392232017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1113241513392232017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2011/01/here-i-stay-festival-2010-il-video.html' title='Here I Stay Festival 2010, il video ufficiale'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-2286466496274979375</id><published>2010-12-30T06:17:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:27:13.535-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Michael Lavine, Grunge (Isbn edizioni)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TRyVFwU7HcI/AAAAAAAAAbY/4-h8-u08Zok/s1600/grunge_800x600.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5556479966372896194" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TRyVFwU7HcI/AAAAAAAAAbY/4-h8-u08Zok/s200/grunge_800x600.jpg" style="float: left; height: 184px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt; Prima di diventare un fotografo di grande fama richiesto da star hollywoodiane, rapper e giganti del rock, Michael Lavine ha avuto una sua educazione artistica e sentimentale tra la Seattle e l’Olympia underground dei primi anni ottanta, negli anni in cui iniziò a svilupparsi piuttosto naturalmente un bellissimo fermento punk che condusse col tempo a quella deflagrazione del rock alternativo che i media identificarono con l’etichetta (“brutta”, almeno secondo Thurston Moore dei Sonic Youth) di grunge. Erano gli anni della nascita della Sub Pop Records di Bruce Pavitt e Jonathan Poneman, dei primi passi di ragazzi di talento che poi diedero vita a band del calibro di Nirvana e Mudhoney, della K Records di Calvin Johnson e della definizione dell’estetica lo-fi, di tutto un movimento di musicisti, locali, fanzine ed etichette che diede forma ad alcune delle esperienze migliori e più durature del rock indipendente americano. Michael Lavine arrivò a Seattle nel 1982, da Denver, subito dopo il diploma. A Olympia, ad un’ora di macchina, condivise l’appartamento con due ragazzi punk: uno di questi gli fece sentire Wild Gift degli X aprendogli un mare di possibilità e di conoscenze musicali. Iniziò a buttarsi con maggiore convinzione nella fotografia e nel giro di qualche anno poté documentare, con i suoi scatti, praticamente tutta la scena musicale underground di allora. “Grunge” (Isbn edizioni, 29 euro) è il libro che racconta quegli anni musicali attraverso le foto migliori di Lavine – non solo il grunge in senso stretto, diciamo, ma il rock alternativo tutto che attraversava gli Ottanta statunitensi, dalla New York dei Sonic Youth alla Olympia dei Beat Happening, dalla Amherst dei Dinosaur Jr alla Washington dei Pussy Galore – fino ovviamente alla Seattle di Nirvana, Mudhoney, Screaming Trees, Soundgarden, cioè quello che poi venne definito, da Megan Jasper sul New York Times, “grunge”. C’è tutto l’immaginario e l’estetica di allora: giovani punk di strada che Lavine avvicinava con molta naturalezza, ci sono gli sguardi e i volti di ragazzi che manifestavano una volontà, anche ingenua, di sicuro autentica e rabbiosa, di sfidare le convenzioni sociali dell’America del tempo attraverso la marginalità. Le loro pose sfrontate e un’attitudine violenta, ma anche, in fondo, dolce. Tutta la verità di una sottocultura colta prima che diventasse un fenomeno codificato e sfruttato da mass media e industria (le camice di flanella lanciata nel mondo del glamour da Marc Jacobs). Musicisti che “fecero proprio e ostentarono il modo in cui venivano chiamati al liceo: loser, perdenti” – come scrive Thurston Moore nella prefazione del libro. Moore traccia un profilo del lavoro di Lavine di quegli anni e soprattutto avanza delle riflessioni sulle caratteristiche e sul destino di una sottocultura che, in seguito all’esplosione di Nevermind dei Nirvana e al “fallimento nel riconoscere il vero significato culturale della loro eredità creò un fenomeno commerciale di underground fasullo”. “Le band di quella generazione”, conclude Moore, “avevano imparato dal punk che i riconoscimenti sono poca cosa nel rock’n’roll. Quello che davvero contava era di essere capaci di sostenere lo sguardo di un pubblico, di una macchina fotografica, del mondo, come uno specchio che ti sfida ad essere infranto”. (&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Unione Sarda&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-2286466496274979375?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/2286466496274979375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=2286466496274979375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2286466496274979375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2286466496274979375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/12/michael-lavine-grunge-isbn-edizioni.html' title='Michael Lavine, Grunge (Isbn edizioni)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TRyVFwU7HcI/AAAAAAAAAbY/4-h8-u08Zok/s72-c/grunge_800x600.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-462768058185061195</id><published>2010-12-09T09:47:00.000-08:00</published><updated>2011-04-28T16:41:13.643-07:00</updated><title type='text'>Listmania. Album e canzoni del 2010</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TQEXHscWhTI/AAAAAAAAAbE/EUdsoVO4V3c/s1600/ariel-pink-before-today-cover-art.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5548741636853761330" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TQEXHscWhTI/AAAAAAAAAbE/EUdsoVO4V3c/s320/ariel-pink-before-today-cover-art.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se un paio di anni fa mi avessero detto che Ariel Pink avrebbe fatto il mio disco-dell’-anno-2010, diciamo che non ci avrei creduto. Probabilmente avrei risposto che un autore così dispersivo, marginale, fuori fase, correva il rischio, secondo me, di rimanere solo una bellissima curiosità per cultori dell’underground più marginale e che difficilmente sarebbe riuscito a fare un disco con la forza di uscire fuori dalle nicchie ben protette della musica di assoluto culto. E invece no. Non solo perché poi lui è riuscito a creare un’estetica musicale che nel corso degli ultimi due anni ha dato vita a parecchie correnti vitali della musica contemporanea – in fondo, l’hypnagogic pop, il glo-fi o come vogliamo chiamarlo, deve moltissimo a lui – ma anche perché alla fine è riuscito a incanalare tutto quello che di buono ha fatto nel corso degli anni all’interno di un disco che è esemplare per capacità di sintesi, bellezza pura e semplice delle canzoni, idea di suono e di arrangiamento. Alla fine Before Today rivela Ariel Pink, molto semplicemente, come uno dei più grandi scrittori di canzoni uscito fuori nel corso degli anni zero.&lt;br /&gt;Ecco quindi il mio anno musicale in una lista. I 15 album che ho ascoltato barra apprezzato di più nel corso dell’anno: molta elettronica, dubstep e zone limitrofe in particolare (James Blake, Mount Kimbie) e non solo (Flying Lotus, Gonjasufi, Caribou, Four Tet, LCD Soundsystem), ritorni straordinari come quello degli Swans o conferme importanti come quella di Wovenhand, hip hop (Kanye West e Big Boi), un solo disco, diciamo, indie-rock, quello dei Deerhunter. &lt;a href="http://andreatramonte.blogspot.com/2009/12/listmania-le-canzoni-del-2009.html"&gt;Qui &lt;/a&gt;c’è la lista del 2009. A parte, sotto, i 5 dischi italiani in ordine alfabetico. E la lista delle quaranta canzoni con relativo link per ascoltarle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Ariel Pink, Before Today (4AD)&lt;br /&gt;2. Deerhunter, Halcyon Digest (4AD)&lt;br /&gt;3. Gonjasufi, A Sufi and a Killer (Warp)&lt;br /&gt;4. Flying Lotus, Cosmogramma (Warp)&lt;br /&gt;5. Caribou, Swim (Merge)&lt;br /&gt;6. Swans, My Father Will Guide Me Up a Rope to the Sky (Young God Records)&lt;br /&gt;7. Crystal Castles, Crystal Castles (Fiction/Last Gang/Universal Motown)&lt;br /&gt;8. Kanye West, My Beautiful Dark Twisted Fantasy (Def Jam/Roc-a-fella)&lt;br /&gt;9. Janelle Monae, The Archandroid (Bad Boy/ Wondaland Arts Society)&lt;br /&gt;10. James Blake, Klavierwerke/ CMYK (R&amp;amp;S)&lt;br /&gt;11. Big Boi, Sir Lucious Left Foot: The Son of Chico Dusty (Def Jam)&lt;br /&gt;12. Four Tet, There Is Love in You (Domino)&lt;br /&gt;13. LCD Soundsystem, This Is Happening (EMI/DFA)&lt;br /&gt;14. Wovenhand, The Threshing Floor (Glitterhouse)&lt;br /&gt;15. Mount Kimbie, Crooks &amp;amp; Lovers (Hotflush)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Italiani, in ordine alfabetico&lt;/strong&gt;:&lt;/em&gt; Bachi da pietra, Quarzo (Wallace). Buzz Aldrin, S/T (Unhip Records/Ghost). Iosonouncane, La macarena su Roma (Trovarobato). Massimo Volume, Cattive abitudini (La Tempesta). Movie Star Junkies, A Poison Tree (Voodoo Rhythm)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Canzoni&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Deerhunter, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=G5RzpPrOd-4"&gt;Helicopter &lt;/a&gt;(4AD)&lt;br /&gt;2. Caribou, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=euS2SlC68q8"&gt;Sun &lt;/a&gt;(Merge)&lt;br /&gt;3. Four Tet, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=7GT_ABdbqrg"&gt;Plastic People &lt;/a&gt;(Domino)&lt;br /&gt;4. Ariel Pink, &lt;a href="http://vimeo.com/16979727"&gt;Round and Round &lt;/a&gt;(4AD)&lt;br /&gt;5. Sleigh Bells, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=uLRnmQ-4Yp0"&gt;Rill Rill &lt;/a&gt;(N.E.E.T./ Mom &amp;amp; Pop)&lt;br /&gt;6. Kanye West, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Tzd_XzSbVks"&gt;Blame Game &lt;/a&gt;(Def Jam/ Roc-a-Fella)&lt;br /&gt;7. Crystal Castles feat. Robert Smith, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=32udqal_lyQ"&gt;Not in Love &lt;/a&gt;(Fiction)&lt;br /&gt;8. The National, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=yfySK7CLEEg"&gt;Bloodbuzz Ohio &lt;/a&gt;(4AD)&lt;br /&gt;9. Arcade Fire, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=5Euj9f3gdyM"&gt;The Suburbs &lt;/a&gt;(Merge)&lt;br /&gt;10. Liars, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=kf7ZUaZ1b7s"&gt;Scarecrows on a Killer Slant &lt;/a&gt;(Mute)&lt;br /&gt;11. James Blake, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=UBsJ09RhqZw"&gt;I Only Know (What I Know)&lt;/a&gt; (R&amp;amp;S)&lt;br /&gt;12. LCD Soundsystem, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=tW8FKkVnqng"&gt;I Can Change &lt;/a&gt;(EMI/DFA)&lt;br /&gt;13. M.I.A., &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=kEdk8YhieSQ"&gt;Born Free &lt;/a&gt;(XL)&lt;br /&gt;14. Ariel Pink, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=VcS0oJwlz_Q"&gt;Bright Lit Blues Skies &lt;/a&gt;(4AD)&lt;br /&gt;15. Deerhunter, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=xu8MqdC0Zms"&gt;We Would Have Laughed &lt;/a&gt;(4AD)&lt;br /&gt;16. Caribou, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=aiSa7THgxrI"&gt;Odessa &lt;/a&gt;(Merge)&lt;br /&gt;17. Swans, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=QCRm-92yefg"&gt;Eden Prison &lt;/a&gt;(Young God Records)&lt;br /&gt;18. Gill Scott Heron, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=OET8SVAGELA"&gt;Me and the Devil &lt;/a&gt;(XL)&lt;br /&gt;19. Twin Sister, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=3yn0PISCGpg"&gt;All Around Away We Go &lt;/a&gt;(Domino)&lt;br /&gt;20. Big Boi, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=3GK23f_xtZY"&gt;Shine Blockas &lt;/a&gt;(feat. Gucci Mane)&lt;br /&gt;21. Janelle Monàe feat. Big Boi, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=pwnefUaKCbc"&gt;Tightrope &lt;/a&gt;(Bad Boy)&lt;br /&gt;22. Kaney West, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bm5iA4Zupek"&gt;Runaway &lt;/a&gt;(Def Jam/ Roc-a-Fella)&lt;br /&gt;23. Twin Shadow, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=IUlVZKqs5oc"&gt;Castles in the Snow &lt;/a&gt;(Terrible/4AD)&lt;br /&gt;24. How To Dress Well, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=VbdeacVXbik"&gt;Lover’s Start &lt;/a&gt;(Lefse)&lt;br /&gt;25. Wovenhand, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ml2azfGQ7ac"&gt;The Threshing Floor &lt;/a&gt;(Glitterhouse)&lt;br /&gt;26. Dum Dum Girls, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=EMy4CceeBgA"&gt;Jail La La &lt;/a&gt;(Sub Pop)&lt;br /&gt;27. Real Estate, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=c2qKEILeo0g"&gt;Out of Tune &lt;/a&gt;(Matador)&lt;br /&gt;28. Girls, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=8PjoMx8mmJI"&gt;Heartbreaker &lt;/a&gt;(True Panther)&lt;br /&gt;29. Gill Scott Heron &amp;amp; Jamie XX, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=W7c3wRzUUjs"&gt;NY Is Killing Me &lt;/a&gt;(XL)&lt;br /&gt;30. Coyote Clean Up, &lt;a href="http://vimeo.com/13865034"&gt;Dowhill Express &lt;/a&gt;(I Had an Accident)&lt;br /&gt;31. Drake feat. Alicia Keys, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=0oMgqdAPESY"&gt;Fireworks &lt;/a&gt;(Deadly Slo Mo House Edit)&lt;br /&gt;32. Crystal Castles, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=IsxNUl1IHnE"&gt;Celestica &lt;/a&gt;(Fiction)&lt;br /&gt;33. Darkstar, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=cL_lgdoiL7I"&gt;Gold &lt;/a&gt;(Hyperdub)&lt;br /&gt;34. Mount Kimbie, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=-Fnv1CpfMq8"&gt;Would Know &lt;/a&gt;(Hotflush)&lt;br /&gt;35. The Pains of Being Pure at Heart, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=ewhQrteR9OQ"&gt;Heart in Your Heartbreak &lt;/a&gt;(Slumberland)&lt;br /&gt;36. Arcade Fire, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=SYdJAi-BBrs"&gt;We Used to Wait &lt;/a&gt;(Merge)&lt;br /&gt;37. Deerhunter, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=1mBSOtdOjoc"&gt;Desire Lines &lt;/a&gt;(4AD)&lt;br /&gt;38. Emeralds, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=JFK2Po4y4RI"&gt;Now You See Me &lt;/a&gt;(Editions Mego)&lt;br /&gt;39. James Blake, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=oOT2-OTebx0"&gt;Limit to Your Love &lt;/a&gt;(Atlas)&lt;br /&gt;40. Crystal Castles, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=VG0Ciz2zDHQ"&gt;Vietnam &lt;/a&gt;(Fiction)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-462768058185061195?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/462768058185061195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=462768058185061195' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/462768058185061195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/462768058185061195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/12/listmania-gli-album-del-2010.html' title='Listmania. Album e canzoni del 2010'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TQEXHscWhTI/AAAAAAAAAbE/EUdsoVO4V3c/s72-c/ariel-pink-before-today-cover-art.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-8069168099579455</id><published>2010-11-18T09:23:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:26:18.164-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Su hypnagogic e cose affini</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TOVhUBBSJ2I/AAAAAAAAAas/9P_u7dnYtG0/s1600/washed_out-hold-out.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5540941913048360802" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TOVhUBBSJ2I/AAAAAAAAAas/9P_u7dnYtG0/s400/washed_out-hold-out.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 256px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;C'è una tendenza culturale in atto nel mondo della musica – e in molti settori delle culture giovanili - che si può riassumere così: una sorta di “ricerca del tempo perduto” postmoderna che converge nella costruzione di una memoria condivisa che si serve di fotografie analogiche come Lomo e Polaroid, di musica in bassa fedeltà con richiami a suoni del passato – un po' come se uscissero fuori da una vecchia radio rinvenuta da una qualche incrostazione temporale -, veicolata spesso da formati musicali obsoleti come le cassettine e da videoclip post-prodotti cercando di ricreare le tinte delle immagini in super 8 o addirittura dei vhs. È una memoria sfasata, lontana, che richiama una infanzia immaginaria e profondamente idealizzata che assume i colori pastello e le immagini in bassa fedeltà di fotografie analogiche e i suoni nebulosi di certa musica lo-fi prodotta in questi ultimi due anni. Un luogo dell'immaginario, indistinto e carico di nostalgia, paradossale e attualissimo insieme, nel presente infinito in cui siamo immersi dove passato e futuro si ricombinano in continuazione assumendo significati inediti. Che cosa spinge un ragazzo cresciuto negli anni zero, in un mondo ormai quasi completamente digitalizzato, ad instaurare un rapporto quasi feticistico con oggetti desueti e a costruire un'estetica che ricorda quella delle generazioni dei settanta e degli ottanta? È solo una moda, ciclica, come quella per il vintage, oppure c'è una ragione più profonda?&lt;br /&gt;Nel 2009 ha iniziato a girare un artista chiamato Washed Out, vero nome Ernest Green, originario della Georgia. Una foto lo ritrae col volto in primo piano sovrapposto allo sfondo di un mare agitato, su una scogliera indefinibile. L'effetto è ricreato attraverso una Lomo, una macchina fotografica manuale nata in Russia negli anni venti del secolo scorso e riportata in auge negli anni zero, quando la società Lomography ha rimesso in produzione le varie Holga e Diana. Per cambiare il fotogramma della pellicola occorre girare la leva e passare al successivo. Ma si possono fare due scatti nello stesso fotogramma, ottenendo così una sovrapposizione di due foto diverse (doppia esposizione). Lo scatto è profondamente retro. Potrebbe essere stato realizzato l'altro giorno come negli anni settanta, perché non da coordinate temporali precise. E lo stesso vale per la musica di Washed Out, che ha il passo placido di un certo electro-pop anni ottanta, però con un lavoro sul suono che tende a ricreare le condizioni di ascolto di quel decennio, o almeno come si suppone che fossero: come se l'ascolto avvenisse da una radiolina scassata o come se i brani fossero stati registrati su un nastro che era già stato inciso. In rete hanno iniziato a girare videoclip realizzati dai fan che si servivano di immagini di vecchi film, trasmissioni televisive anni ottanta, che interpretavano bene il contesto culturale che richiamavano i brani – la nostalgia, la memoria, il ricordo, quelle immagini che hanno popolato la giovinezza di ragazzi tra i 25 e i 30 e passa e che tornano in auge in modo lievemente deformato. In un articolo su The Wire sul movimento di band che compiono operazioni analoghe (Neon Indian, Memory Tapes, Ariel Pink, Julian Lynch ecc) il critico David Keenan ha parlato di una estetica basata sul “ricordo del ricordo”, che dalla musica ha iniziato a irradiarsi su tutto. Le band che fanno quel lavoro sulla memoria ormai non si contano più, ma non è solo la musica: i videoclip degli anni del triennio che va dal 2008 a oggi sono un trionfo di colori sgranati simil super 8. E pure le cover dei dischi, e spesso le stesse foto promozionali, sono accomunate da una estetica simile, come rilevato su Pitchfork.com in un &lt;a href="http://pitchfork.com/features/articles/7833-this-is-not-a-photograph/"&gt;articolo&lt;/a&gt; molto documentato che ha provato a fissare delle coordinate più generali: “stiamo diventando nostalgici non verso specifici oggetti dalla nostra giovinezza, o per le nostre memorie, ma per superfici e forme di oggetti che sembrano vecchie, e per i tipi generalizzati di memorie”. Anche la cassettina è un emblema di questo trend. Oggetto emotivo per definizione, che richiama una giovinezza fatta di compilation con titoli e artisti scritti a mano e di pomeriggi passati a registrare canzoni dalla radio, negli ultimi due anni è tornata in auge in modo del tutto imprevedibile. È come se si stesse creando una forma di memoria postuma all'interno di una attualità sospesa temporalmente. E dalla musica investe questioni più generali, come il nostro rapporto con questi anni tecnologicamente avanzati (e con le conseguenze che producono sulle nostre vite). C'è chi lo collega, come fa Pitchork, alla difficoltà di diventare adulti, oggi. Nella dilatazione dei tempi dell'adolescenza e della giovinezza. A differenza delle generazioni precedenti, che avevano un percorso di vita definito nei canali di lavoro e famiglia, con una certa stabilità e con delle tappe più o meno precisamente scandite, le ultime generazioni affrontano dei tempi completamente diversi: il lavoro si allontana, costruirsi una famiglia viene rimandato a tempi migliori. Uno scatto Polaroid, così carico di nostalgia, sembra quasi rimandare a tempi che, illusoriamente, vengono percepiti come più semplici. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-8069168099579455?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/8069168099579455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=8069168099579455' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8069168099579455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8069168099579455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/11/su-hypnagogic-e-cose-affini.html' title='Su hypnagogic e cose affini'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TOVhUBBSJ2I/AAAAAAAAAas/9P_u7dnYtG0/s72-c/washed_out-hold-out.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-6489354781627301480</id><published>2010-11-17T10:21:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:26:26.323-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Ma come è Hipster fingere di non esserlo</title><content type='html'>C'è una sentenza del Guardian che suona più o meno così: “Nell'autunno inverno 2010/2011, se c'è una cosa più alla moda dell'essere hipster, è ridere degli hipster”. È contenuta in un &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2010/oct/14/hate-hipsters-blogs"&gt;articolo&lt;/a&gt; di Alex Rayner che nel titolo si chiede “perché la gente odi gli hipster” e che passa in rassegna i blog che prendono di mira quella che è la sottocultura giovanile più controversa degli anni zero. Ma chi sono gli hipster? E perché in giro c'è tanta animosità nei loro confronti? Alcune caratteristiche si possono vedere in filigrana in una spassosissima striscia a fumetti pubblicata sul web, &lt;a href="http://hipsterhitler.com/"&gt;Hipster Hitler&lt;/a&gt;, satira politicamente scorretta in cui il dittatore tedesco viene raffigurato pettinato con ciuffo da una parte (a.k.a. ciuffo emo), occhiali dalla montatura rétro, bicicletta, t-shirts con scritte ironiche (ad esempio Eva 4 Eva, in slang, da leggere “Eva forever”) e cardigan. Nel fumetto Hitler è supponente, snob e possiede un atteggiamento di sufficienza che esaspera i suoi gerarchi. Il raggio della morte scagliato contro i nemici serve a farli vergognare dei loro gusti dozzinali. Se la prende con gli atleti tedeschi perché durante una gara mostrano di sforzarsi troppo per arrivare primi. Si lamenta col medico perché ha contratto la sifilide e la sifilide ce l'hanno tutti mentre lui sperava in una malattia più rara come la sclerosi laterale amiotrofica. Ovviamente si scherza, ma un punto è chiaro: i detrattori “non sanno esattamente cosa sono gli hipster, ma sanno quello che non gli piace di loro”. In genere nelle descrizioni che fissano alcune delle caratteristiche generali dell'hipsterismo si parte dall'abbigliamento. Maglie con collo a v di American Apparel (brand di riferimento), jeans aderenti, cappellini, cardigan o camice a quadri, roba vintage, baffi ironici o barbe da boscaiolo americano (nota: non necessariamente usare alcune di queste cose fa di una persona un hipster). Si tratta di ragazzi con un senso della moda spiccato, gusti molto precisi in fatto di musica (indie, soprattutto), posizioni ostili verso la cultura mainstream, una ricerca ostinata verso “l'autenticità” e un atteggiamento ironico forte, che si rivela ad esempio nell'appropriazione degli scarti della cultura pop e nella loro rivendicazione positiva. Sono profondamente consumisti e curano i loro gusti in modo elitario. Cercano la novità e la scartano non appena arriva al grande pubblico. Leggono “Vice Magazine”, fumano sigarette Parliament e bevono birra Pabst Blue Ribbon, girano in bici, lavorano nel campo della moda, della musica, dell'arte, del marketing. Portano i segni dell'hipsterismo ma non accettano per sé quella definizione. Inquadrate certe caratteristiche generiche (che ovviamente non per forza si concentrano tutte in un singolo individuo e che rischiano di rasentare il luogo comune), c'è da capire il perché dell'ostilità nei loro confronti. Perché se da un lato quello che può non piacere nella loro rappresentazione è un certo cliché (lo snobismo, certo gusto eccessivo nell'abbigliamento, le foto da “poser” che girano in rete), c'è chi articola la sua critica molto più in profondità. &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/cifamerica/2010/aug/27/american-apparel-fashion"&gt;Collin Horgan sul Guardian&lt;/a&gt; ad esempio vede negli hipster niente più che una generazione di consumatori, una “manifestazione del tardo capitalismo che si nutre sempre nella lucentezza del qui e ora: una folla impaziente che ha imparato a scartare i prodotti più velocemente di quanto li avesse adottati”. E un articolo uscito un paio di anni fa su &lt;a href="http://www.adbusters.org/magazine/79/hipster.html"&gt;AdBuster&lt;/a&gt; ha sottolineato come con gli hipster le controculture “has muteted into a self-obsessed aesthetic vacuum”, in un articolo intitolato: “Hipster: the dead end of western civilization”. Nientemeno. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Uscito qualche tempo fa ne l'Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-6489354781627301480?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/6489354781627301480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=6489354781627301480' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6489354781627301480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6489354781627301480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/11/ma-come-e-hipster-fingere-di-non.html' title='Ma come è Hipster fingere di non esserlo'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-8690125367499555076</id><published>2010-10-22T05:32:00.000-07:00</published><updated>2011-06-04T12:55:46.718-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Iosonouncane, La macarena su Roma (Trovarobato)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TMGGIQEfDiI/AAAAAAAAAac/Bab7FSbiPJs/s1600/iosonouncane.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px; height: 232px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5530849293698534946" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TMGGIQEfDiI/AAAAAAAAAac/Bab7FSbiPJs/s400/iosonouncane.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;(&lt;i&gt;Questo pezzo è uscito oggi sull'Unione Sarda in una versione più corta. Posto la recensione qui per intero. Il disco si può ascoltare in streaming &lt;a href="http://www.rockit.it/album/13898/iosonouncane-la-macarena-su-roma"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strana razza di cantautore quella di Iosonouncane, nome de plume del buggerraio Jacopo Incani all'esordio su disco oggi (La macarena su Roma) per l'etichetta italiana Trovarobato. Cantautore in senso letterale e in senso lato: cioè innanzitutto uno che si scrive i suoi testi con una vocazione autoriale forte e che in fin dei conti si inserisce in una tradizione italiana che conduce giù giù fino ai Gaber, ai Dalla, ai De André, ma che allo stesso tempo riesce a estenderne i confini letterali con un approccio visionario, immergendo le linee melodiche dei suoi brani in un maelstrom musicale fatto di suoni sporchi, loop, beat, percussioni e campioni sgraziati prodotti con beatbox, tastierine giocattolo e macchine varie. È nel mezzo di questa tensione tra melodia e attitudine da guastatore musicale che Jacopo ha trovato la sua cifra stilistica personale, a supporto di una scrittura che gronda parole una dietro l'altra usando le sue ossessioni personali come chiave di lettura della società. La voce poi, una voce esacerbata, beffarda, ferocemente sarcastica con cui racconta storie grottesche che pescano dal suo vissuto (la disoccupazione, la precarietà, il lavoro per due anni in un call center), dall'immaginario televisivo e da fatti di cronaca rielaborati in chiave polemica e satirica. All'inizio, va detto, l'ascolto dell'album può disorientare, ma una volta trovata la chiave d'accesso riserva sorprese su tutti i livelli. Fin dall'apertura di “Summer on a spiaggia affollata”, la storia di un affondamento di una barca di clandestini e delle reazioni di cinismo e indifferenza della gente in spiaggia (“Una folla selvaggia che invoca a gran voce la versione in carne e ossa delle morti viste in tv”), che si chiude con una sovrapposizione infernale di voci che intonano il “po-po-po” dei Mondiali berlinesi, sui cui poi Jacopo grida rabbioso: “mamma non so nuotare, aiuto. Bevi negro, sei un negro, bevi, bevi”. Straniante. Gioca ancora con la voce in un dialogo con Gramsci, che gli confessa di aver mandato curriculum a tutti e che nemmeno alla Upim lo hanno preso, “guarda lascia perdere”, e in questa frase coglie lo spirito letteralmente sfiancato di un esercito di nuovi proletari senza alcuna speranza nel futuro. E poi il blob apocalittico messo in scena dentro un appartamento di 35 metri quadri di un uomo seduto in un divano di fronte alla tv (la straordinaria title-track), le rievocazioni di vicende personali nella toccante Il corpo del reato, o ancora il teatrino calcistico de Il famoso goal di mano, uno dei pezzi più “facili” del disco, che suggerisce che in fondo al di là dell'abito musicale con cui sono vestiti (e che è comunque elemento necessario della sua proposta) molti brani funzionerebbero anche con una chitarra e poco altro. Come succede solo quando c'è un talento vero nella scrittura tout-court. Disco bello, difficile e importante, il biglietto da visita di una delle voci più originali e intense del panorama italiano. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-8690125367499555076?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/8690125367499555076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=8690125367499555076' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8690125367499555076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8690125367499555076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/10/iosonouncane-la-macarena-su-roma.html' title='Iosonouncane, La macarena su Roma (Trovarobato)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TMGGIQEfDiI/AAAAAAAAAac/Bab7FSbiPJs/s72-c/iosonouncane.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4051588453994031951</id><published>2010-10-20T04:00:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:32:44.637-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>La guida alla musica moderna di Wire (Isbn edizioni)</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TL7MYsuMxTI/AAAAAAAAAaU/gJlAVI2j97Q/s1600/the-wire_800x600.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5530082117151409458" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TL7MYsuMxTI/AAAAAAAAAaU/gJlAVI2j97Q/s400/the-wire_800x600.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 334px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 318px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Anche se i canti funebri in onore del giornalismo musicale cartaceo si sprecano e vengono intonati con cadenza regolare (poco tempo fa su &lt;a href="http://drownedinsound.com/lists/ismusicjournalismdead"&gt;Drowned in Sound&lt;/a&gt;, ad esempio), in realtà vivono ancora e lottano insieme a noi riviste importanti come &lt;a href="http://www.thewire.co.uk/"&gt;The Wire&lt;/a&gt;, che continuano a rappresentare un punto di riferimento per la musica contemporanea anche in anni in cui l'informazione musicale viaggia molto di più spesso attraverso blog e social network e con modalità profondamente mutate. La rivista inglese – fondata nel 1982 da Anthony Wood e Chrissie Murray – è una lettura obbligata per addetti ai lavori, musicisti e appassionati di musica “avanzata” di tutto il mondo, un giornale in grado di spaziare dall'elettronica alla classica contemporanea, dall'improvvisazione jazz come pure al rock più avventuroso, riuscendo ad andare un po' più a fondo degli altri nell'intuire le novità musicali più rilevanti. Una prova dello sguardo della rivista è il libro appena tradotto dalla casa editrice milanese Isbn Edizioni, “La guida alla musica moderna di The Wire” (224 pp., 24 euro), una guida d'ascolto curata da Rob Young – col contributo dei migliori collaboratori del giornale - che approfondisce le stagioni musicali e gli artisti che hanno cambiato il corso della storia attraverso sperimentazioni radicali, novità nell'approccio alla costruzione della musica, contaminazioni inedite, rivisitazioni nell'uso di strumenti musicali, innovazioni tecnologiche. Una guida, insomma, a “tutti i dischi intelligenti che dovresti conoscere”, come recita il sottotitolo dell'edizione italiana. “L’obiettivo del libro si muove in lungo e in largo”, scrive Rob Young nell'introduzione, “sia in senso geografico che storico: dal Brasile delle controculture alla fine degli anni sessanta agli abitanti impoveriti della downtown di New York della fine dei settanta; dagli studi di Radio France nel secondo dopoguerra alle camerette da teenager dei produttori dubstep del Ventunesimo secolo”. Se nel campo impro/jazz vengono proposte le discografie di personaggi non convenzionali come il grande chitarrista Derek Bailey o il sassofonista Ornette Coleman (“figure più problematiche, e i loro primer svolgono la funzione di rivalutazioni della loro opera e della loro carriera”, scrive Young), e nella classica contemporanea nomi come John Cage, Morton Feldman, Karlheinz Stockhausen e un percorso all'interno dello sviluppo della musica concreta, anche il rock ha i suoi rappresentanti autorevoli – visionari del calibro di Frank Zappa e Captain Beefheart, Sonic Youth e The Fall, i “noisers” e i tropicalisti – così come la musica nera (e qui James Brown e Fela Kuti la fanno da padrona). Non c'è solo il passato, però, segno che anche l'attualità musicale ha molto da dire in termini di nuovi sviluppi e contaminazioni inedite. Ad esempio i capitoli dedicati a grime e dubstep. Il primo, scritto da Simon Reynolds, indaga la nascita di un genere che ha avuto anche importanti sviluppi mainstream (M.I.A è stata la prima starlette grime, The Streets dal sottobosco londinese è passato allo scintillio del pop da classifica). Un genere che nasce nel movimento delle radio pirata inglesi attingendo dal two-step includendovi “rappate raschianti, i legnosi beat di influenza electro e l'ispida aggressività”, con uso di sintetizzatori in grado di produrre “timbri sporchi che evocano gli anni ottanta e spesso sembrano tradire l'influenza delle colonne sonore dei film pulp, della musica da videogame e persino delle suonerie dei cellulari”. Nell'articolo di Derek Walmsley invece si sottolinea l'ossessione per le vibrazioni estreme del basso che caratterizza i produttori dubstep, intrecciando la two-step in questo caso con “austeri e imbronciati strumentali”. “Tracce di artisti del livello di Burial e Shackleton”, scrive Walmsley, “sono quanto di più elegiaco ed espressivo possa offrire la musica elettronica”. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4051588453994031951?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4051588453994031951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4051588453994031951' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4051588453994031951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4051588453994031951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/10/la-guida-alla-musica-moderna-di-wire.html' title='La guida alla musica moderna di Wire (Isbn edizioni)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TL7MYsuMxTI/AAAAAAAAAaU/gJlAVI2j97Q/s72-c/the-wire_800x600.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3132808879020133585</id><published>2010-10-09T05:36:00.000-07:00</published><updated>2011-06-04T12:56:06.111-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Intervista agli Zen Circus</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TLBiL7X4KKI/AAAAAAAAAZ8/gMluUkiFe38/s1600/Zen-Circus1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px; height: 264px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5526024699839522978" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TLBiL7X4KKI/AAAAAAAAAZ8/gMluUkiFe38/s400/Zen-Circus1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Gli Zen Circus sono fatti a modo loro: urticanti, forse un po' populisti, arrabbiati e assolutamente sopra le righe. Prendere o lasciare. Anche quando dicono che siamo tutti “gente di merda” (“che il vento ci disperda”), che dobbiamo andare tutti aff., quando mettono in scena un teatrino di quotidianità slabbrata e provincia cronica dove il loro sguardo scorge malessere, rabbia, spleen, disillusione. Loro cantano tutto questo senza peli sulla lingua e senza cercare di addolcire la pillola. È il loro modo di vedere la realtà e te lo sbattono in faccia. Una rabbia condensata dentro un involucro musicale che dal folk-punk di sempre accoglie coloriture wave e ci mette dentro parole asprigne chiazzata dalla loro verve da toscanacci veraci. “Più che sopra le righe siamo sotto le righe, visto che l'asticella dell'indecenza è salita sempre di più verso l'alto”, spiega Ufo, il bassista del trio pisano in concerto stasera al Teatro Civico di Cagliari nell'ambito del Karel Music Expo organizzato da Vox Day. “Nelle nostre parole c'è certo una componente cinica, però è il cinismo di noi toscani, che è parecchio acido e può essere scambiato col disfattismo. Nasce da un'insofferenza che abbiamo covato sempre, in sedici anni di carriera, ma ora che cantiamo in italiano emerge con maggiore causticità”. Gli Zen Circus - Appino, Teschio e Ufo - nascono nel 1994 e da allora hanno pubblicato sei album, l'ultimo dei quali (“Andate tutti affanculo”, uscito su Unhip Records e La Tempesta, un titolo che è “un omaggio al qualunquismo che fa molta presa in Italia”) è il primo in assoluto ad essere stato scritto interamente nella lingua di Dante. Forse anche per questo le parole arrivano prima e colpiscono di più. “Abbiamo girato il paese a lungo e l'Italia ci piace moltissimo”, chiosa ancora il bassista, “ma proprio perché ci piace l'Italia ci girano le scatole nel vedere come un paese che promette tanto si è arenato in questo modo”. La strategia, se così si può chiamare, degli Zen è facilmente sintetizzabile: “provare a scatenare lo sdegno delle persone, che ormai non si indignano più se non per cose che non hanno importanza. Il paese ha disertato, anche se ci sono tantissime persone con un potenziale meraviglioso, una legione di ottimi ragazzi, artisti, lavoratori, l'associazionismo, che però non riesce a invertire la temperie morale che c'è in questo paese”. Ma non si pensi a loro solo come a un gruppo che spara sentenze sulla società in cui viviamo. Perché in definitiva sono un gruppo di ragazzi scanzonati dalla battuta facile e una delle migliori live band in Italia, capace di tenere il palco come pochi altri. Laddove la componente più cantautorale della band passa in secondo piano in favore di un approccio molto più rock. In effetti, specie negli ultimi dischi, a volte è emerso un approccio più morbido che si potrebbe anche associare all'uso dell'italiano e a un confronto più diretto con la tradizione musicale italica. “Ora che siamo più grandi possiamo confrontarci anche con la lingua madre. Noi veniamo dal punk rock, dalla musica anglofona, per noi il rock è questo. Però più passa il tempo e più accettiamo il confronto con la musica italiana. Ma riguardo eventuali influenze in questa tradizione, credo che molto dipenda da una identificazione che scatta nell'ascoltatore, e se ascolti una cosa ruvida e acustica declinata nella tua lingua, magari non pensi più ai Violent Femmes ma a Rino Gaetano. D'altro canto penso che se uno estrae il testo e sente solo la musica ci trova rock a prescindere. Ho smesso di credere alla distinzione tra rock italiano e inglese: non c'è una via italiana al rock. Vedo gli Zen come un gruppo rock, che incidentalmente canta in italiano. Poi ovviamente abbiamo fatto un po' pace con il nostro passato italiano, ma rimanendo ben saldi nel rock. (&lt;b&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3132808879020133585?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3132808879020133585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3132808879020133585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3132808879020133585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3132808879020133585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/10/intervista-agli-zen-circus.html' title='Intervista agli Zen Circus'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TLBiL7X4KKI/AAAAAAAAAZ8/gMluUkiFe38/s72-c/Zen-Circus1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4610425337869432310</id><published>2010-09-26T17:46:00.000-07:00</published><updated>2011-06-27T19:28:24.314-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='O2S'/><title type='text'>O2S</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TJ_qGlHVVpI/AAAAAAAAAZU/NqStrp_-a48/s1600/tesla.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521389066942502546" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TJ_qGlHVVpI/AAAAAAAAAZU/NqStrp_-a48/s400/tesla.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 261px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521388851561423762" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TJ_p6Cwe45I/AAAAAAAAAZE/gTTEd6208Vg/s400/02.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 265px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Le ultime due nate in casa &lt;a href="http://ontwosides.blogspot.com/"&gt;On2Sides&lt;/a&gt;. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://on2sides.blogspot.com/2010/10/o2s-02.html"&gt;Aa. Vv., O2S 02&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://on2sides.blogspot.com/2010/10/everybody-tesla-ep-o2s-03.html"&gt;Everybody Tesla, EP (O2S 03)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4610425337869432310?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4610425337869432310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4610425337869432310' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4610425337869432310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4610425337869432310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/09/o2s.html' title='O2S'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TJ_qGlHVVpI/AAAAAAAAAZU/NqStrp_-a48/s72-c/tesla.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-711199022335876115</id><published>2010-09-10T06:06:00.000-07:00</published><updated>2010-09-10T06:11:47.325-07:00</updated><title type='text'>Segnalazione</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.mixcloud.com/radiox/the-box-rodolfo-calorio-ospita-andrea-tramonte/"&gt;Qui&lt;/a&gt; potete ascoltare il podcast della puntata di The Box di Rodolfo Calorio - in onda ogni giovedì su &lt;a href="http://www.radiox.it/"&gt;Radio X&lt;/a&gt; - con ospite il sottoscritto...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-711199022335876115?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/711199022335876115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=711199022335876115' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/711199022335876115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/711199022335876115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/09/segnalazione.html' title='Segnalazione'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-2775352503786246176</id><published>2010-09-06T01:23:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:32:38.222-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Intervista a Vasco Brondi, Le luci della centrale elettrica</title><content type='html'>(&lt;i&gt;Questa è l'intervista più o meno completa che ho fatto a Vasco Brondi durante il Settembre dei poeti a Seneghe. Il pezzo è uscito in parte oggi sull'Unione Sarda). &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5513713640665613154" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TISlV-EZg2I/AAAAAAAAAX4/og76a-So7dA/s400/_MG_0508.JPG" style="cursor: pointer; float: left; height: 266px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;i&gt;(Foto di &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/simotka/"&gt;Simona Toncelli&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se è vero che Le luci della centrale elettrica è uno dei progetti musicali più rilevanti usciti fuori nella musica italiana degli ultimi tre-quattro anni, è vero anche che Vasco Brondi – il 25enne ferrarese che si cela dietro la sigla – sta riuscendo ad assumere una dimensione che va al di là dei dischi, di tournée, della trafila che deve compiere ogni musicista che voglia portare in giro la propria musica. Ad esempio, da tempo ha iniziato ad affiancare i concerti “tradizionali” con dei reading che riescono a conservare la sua impronta personalissima pur con un lavoro diverso nella sostanza: cover, reading musicati di testi suoi e altrui, un progetto nato sulla scia del suo lavoro letterario che, iniziato sul blog, ha avuto poi una consacrazione editoriale con il volume “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero”, uscito prima per la piccola casa editrice bolognese Modo Infoshop e poi nel 2009 per Baldini &amp;amp; Castoldi. Venerdì e sabato notte ha chiuso il festival seneghese del Settembre dei poeti con quello spettacolo peculiare, nell'ambito delle letture della buonanotte a Sa funtana de sa rocca, circondato da persone di ogni età in quella location così intima e rocciosa, con la gente seduta per terra a gambe incrociate concentrata nell'ascolto durante il reading. È uno spettacolo per voce (a volte gridata, come nel suo stile), chitarra e loop machine, con testi scelti da quel bacino di letture e di canzoni che sente gli possano appartenere in qualche modo. E infatti a volte l'impressione è che siano testi suoi: sarà perché modo di cantare e stile musicale ormai sono dei marchi estremamente riconoscibili. “Leggo solo cose che sento molto, che entrano a far parte di quello che scrivo, sporcandole attraverso il mio modo di esprimermi”, racconta Vasco durante l'intervista pomeridiana nel paese montiferrino, di fronte alla fontana di Piazza Deriu a S'arruga de Partza de Cresia. “Oppure alcuni brani tratti dal mio libro e abbozzi di testi e canzoni che ho in mente. Mi piace mischiare il reading alle canzoni perché lo spettacolo ottiene un ritmo diverso, e anche quando faccio un concerto mi piace metterci dentro letture e cover”. Nello specifico, nei due giorni seneghesi ha proposto B.b.b dei Cccp, Oceano di gomma degli Afterhours, una splendida versione de La domenica delle salme di De André, ma soprattutto è riuscito a musicare dei testi letterari mediandoli con il suo stile vocale e musicale. “Ad esempio ho letto le ultime due pagine de Gli invisibili di Nanni Balestrini”, dice l'autore ferrarese. “In quelle pagine racconta il tentativo di alcuni carcerati di farsi sentire fuori da un carcere isolato, senza rendersi conto che fuori non c'è più il mondo che conoscevano prima. Battono dei colpi sulle sbarre ma il suono non arriva a nessuno: alla fine lo fanno solo per sé stessi e per le guardie. E quando accendono delle fiaccole lo spettacolo delle luci arriva solo, forse, fino all'autostrada”. E poi La solitudine di Leo Ferret: “L'ho conosciuto l'anno scorso, non è uno di quegli autori che ti capita di incontrare per caso. Un vecchio anarchico francese che in vecchiaia si è trasferito nella zona del Chianti e ha tradotto alcuni suoi testi, fortissimi, in italiano. Quando li ho scoperti ho sentito un'affinità particolare, avrei voluto scrivere io quelle parole”.&lt;br /&gt;Vasco Brondi è un autore un po' atipico: cantautore punk che è riuscito a dire delle parole che sono riuscite a entrare nel lessico e nell'immaginario della gioventù musicalmente cresciuta negli anni zero, continua anche a coltivare le sue passioni per lettura e scrittura. “Anche il libro è un lavoro in un certo senso musicale, e penso che disco, libro e nuovo disco in uscita facciano parte di un'unica trilogia”. In fin dei conti la scrittura è quella: immaginifica, colma zeppa di accostamenti imprevedibili, apparentemente sconnessa. “In effetti può sembrare così, ma vive anche dei non detti che ci sono, dell'istintuale che non parla solo alla nostra razionalità scolastica”, prova a ragionarci su Vasco. “Sono immagini che possono sorprendere ma ad un occidentale riescono subito ad evocare qualcosa. Ma poi ci lavoro tanto, quando mi dicono la cosa del flusso di coscienza, insomma, ci ho messo due anni a scrivere dieci testi...”. Istinto e “falegnameria”, diciamo, con l'enfasi posta soprattutto sul primo polo. “Scrivere è una cosa che ho sempre fatto e non ho mai provato a razionalizzare il perché. Chiedermi del mio stile è come chiedermi come mai ho questa voce. Certo, ci ho lavorato su, ma in realtà lo associo un po' al mio modo di suonare: in modo punk, senza tecniche particolari, tiro fuori quello che sento dentro la pancia”. Poi c'è il discorso sull'immaginario di Vasco, su come quelle parole e l'istinto che le tira fuori riescano a convergere all'interno di temi ricorrenti che fanno parte dell'armamentario “concettuale” del suo discorso musicale e letterario. “È un discorso importante che rischia di essere banalizzato dicendo che parlo delle zone degradate, delle periferie, ma non è quello il mio obbiettivo”, racconta Brondi. “È il fatto di vedere questi luoghi come luoghi nostri dove succedono le cose, che per tanti motivi non succedono nei centri storici. Le città italiane hanno centri storici bellissimi ma intorno ad essi si sono sviluppati soprattutto gli spazi periferici, che sono quelli che mi piacciono. Le luci della centrale elettrica è la creazione di un mondo che è reale e immaginario allo stesso tempo, con dei personaggi che si muovono all'interno – non necessariamente me stesso – e mi piace l'idea di continuare ad esplorarlo, magari con lo sguardo di altre persone che possono collaborare con altri contribui, video, musicali, grafici. È un mondo normale: penso che sia consolatorio dire che parlo di situazioni estreme o cose esasperate. Ci sembrano tali solo perché i grandi media le ignorano. Ma la nostra vita è fatta di situazioni di questo tipo, e sono normalissime, si tratta solo di chiamare le cose con il loro nome. Parlare dei posti dove viviamo, delle persone e dei loro ruoli”. Intanto cresce l'attesa anche per il nuovo disco, che dovrebbe uscire entro l'anno e a cui ha lavorato insieme ad alcuni musicisti, tra cui Enrico Gabrielli. Lo ha fatto con calma, senza cedere alle pressioni e senza preoccuparsi troppo dei paragoni inevitabili con quel primo disco, Canzoni da spiaggia deturpata, che ovviamente ha generato aspettative estremamente elevate per il nuovo lavoro. “Non posso dire che non mi sono posto il problema dell'attesa, non sono certo impermeabile, però ho cercato di lavorare al nuovo disco cercando di non tenere presenti i possibili paragoni con il primo”, spiega Vasco. “Ho cercato di staccarmi e non ho nemmeno affrontato il discorso di un possibile cambiamento. Mi sono messo nella condizione di non avere niente da perdere, non ho il problema di portare avanti una carriera, mi sono sempre arrangiato facendo altre cose e posso riniziare a farle domani. Non faccio musica per sorprendere la critica musicale o per farmi elogiare, ho fatto quello che volevo fare con anche più libertà di prima, perché sono ancora più consapevole di quello che faccio. Le cose diverse che ci sono ci sono perché sono diverso io. La musica non è fatta per sorprendere, ma per farti rizzare i peli delle braccia, per regalare emozioni.” (&lt;b&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-2775352503786246176?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/2775352503786246176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=2775352503786246176' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2775352503786246176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2775352503786246176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/09/intervista-vasco-brondi-le-luci-della.html' title='Intervista a Vasco Brondi, Le luci della centrale elettrica'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TISlV-EZg2I/AAAAAAAAAX4/og76a-So7dA/s72-c/_MG_0508.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-8796674590959965324</id><published>2010-08-24T06:47:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:32:26.814-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Intervista ai Marta Sui Tubi</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/THPN6KxEs8I/AAAAAAAAAXw/MFK6fGs3-Ag/s1600/Marta+sui+tubi.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5508973168410538946" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/THPN6KxEs8I/AAAAAAAAAXw/MFK6fGs3-Ag/s400/Marta+sui+tubi.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 267px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Certo i Marta sui Tubi non sono esattamente una band in grado di stare ferma a lungo. Lo testimoniano le oltre 100 date del tour Sushi &amp;amp; coca seguito all'uscita dell'ultimo disco omonimo sul finire del 2008, che culminerà con una tappa anche in Sardegna nell'ambito del Sarroch Summer Grooves organizzato dalla cooperativa Vox Day, in programma questo giovedì a Villa Siotto a Sarroch (in apertura: Vanvera). Lo testimonia anche il fatto che quest'anno la band abbia sentito l'esigenza di “spezzare l'astinenza da canzone nuova” - nelle parole di Giovanni Gulino, cantante dei Marta – e uscire fuori con un nuovo singolo che fa da antipasto al nuovo disco, che ancora non ha una data di uscita ma di cui sono stati registrati finora una decina di pezzi (e quattro o cinque già vengono presentati dal vivo). Il brano si intitola Senza rete, è uscito solo sul web – si può acquistare su iTunes e vari store online – e da quel brano è stato ricavato anche un videoclip girato da Ence Fedele e Corrado Lorenzo Vasquez disponibile, ovviamente, anche su YouTube. “Questa è una canzone molto fresca, disimpegnata, pop, musicalmente molto Marta Sui Tubi ma più spensierata a livello lirico”, racconta Giovanni. “Ci sembrava perfetta per farne una canzoncina estiva, tranquilla, che ci rappresentasse senza impegnare la mente in pensieri troppo complicati”. È un brano che accentua il lato ritmico della band siciliana ma conserva dentro di sé le tracce di quello che è diventato il “brand” dei Marta Sui Tubi: un approccio molto raffinato e complesso agli arrangiamenti e alle strutture della canzone (per certi versi quasi “prog”, e non sembri una parolaccia) mediato con un impatto rock che viene esaltato soprattutto dal vivo. Dagli esordi come duo quasi solo voce e chitarra (quella di Carmelo Pipitone) all'ingresso della batteria di Ivan Paolini, fino alle new enty di Paolo Pischedda (tastierista sardo) e del nuovo violoncellista Mattia Boschi, il lavoro della band ha sempre mantenuto i suoi caratteri originali cercando però nuove soluzioni, senza correre il rischio di ripetersi. “La vena compositiva è sempre la nostra, ma col passare del tempo il suono si inspessisce e si struttura in modo diverso”, dice Giovanni. “Ci annoiamo quando sentiamo la musica in quattro quarti, semplice semplice. C'è sempre qualcosa di già sentito. La nostra idea è quella di fare cose diverse, che rimangano. Non vogliamo fare dischi meteora cavalcando i trend del momento. E non abbiamo paura di spiazzare l'ascoltatore con momenti più stranianti”. Del resto questa attitudine dei Marta Sui Tubi è sempre stata ben presente nel lavoro della band. Quasi un'istanza etica, se vogliamo, che si nutre del rispetto dell'ascoltatore e del vivere la musica quasi “come una missione”. Non è un caso che la band abbia sempre rifiutato, finora, i corteggiamenti di etichette major, mantenendo il controllo sulla propria musica e sul proprio processo creativo attraverso la creazione di una etichetta personale, la Tamburi Usati. “In passato abbiamo firmato contratti da cui siamo usciti con la forza, non amavamo le pressioni e volevamo fare le cose che piacciono a noi, coi nostri tempi, senza avere gente intorno che guadagna soldi da noi senza fare nulla”, spiega il cantante della band. “Se ci fosse una label che investe dei bei soldini e che ci garantisce la libertà artistica, allora saremmo contenti. Ma ora ci piace così. Abbiamo tutto quello che ci serve per fare i dischi”. E a proposito di dischi, cresce anche la curiosità verso il nuovo album, il quinto di una carriera che finora ne ha consolidato la statura di una tra le migliori band del circuito indipendente uscite fuori negli anni zero. “Stiamo viaggiando su tipi di sonorità nuovi, non so nemmeno se “Senza rete” alla fine uscirà nel disco”, racconta Giovanni. “Di sicuro l'atmosfera dell'album sarà più cupa. Ci sono dei momenti di pazzia e altri più profondi e introspettivi”. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-8796674590959965324?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/8796674590959965324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=8796674590959965324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8796674590959965324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8796674590959965324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/08/intervista-ai-marta-sui-tubi.html' title='Intervista ai Marta Sui Tubi'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/THPN6KxEs8I/AAAAAAAAAXw/MFK6fGs3-Ag/s72-c/Marta+sui+tubi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-6896323151749460686</id><published>2010-08-22T04:35:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:32:19.176-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Intervista ai Giardini di Mirò</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/THEMcSiMl_I/AAAAAAAAAXY/I7NWrOUQCQA/s1600/ilfuoco.png" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5508197499401967602" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/THEMcSiMl_I/AAAAAAAAAXY/I7NWrOUQCQA/s400/ilfuoco.png" style="cursor: pointer; float: left; height: 350px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;“Pubblichiamo un disco solo quando realmente crediamo sia arrivata la nostra era geologica, un momento che segni davvero una diversità. Non siamo musicisti di mestiere e siamo fuori dalle dinamiche discografiche”. Se c'è davvero un aspetto dei Giardini di Mirò che vale la pena sottolineare è proprio quello che si deduce dalle parole di Corrado Nuccini, voce e chitarra della band che sarà in concerto venerdì prossimo a Villa Siotto a Sarroch nell'ambito del Sarroch Summer Groove organizzato da Vox Day. Un'attitudine musicale che li ha condotti a conservare inquietudine artistica e capacità di reinventarsi – ma senza forzature – in quasi quindici anni di carriera e in mezzo a quattro dischi ufficiali, numerosi ep, collaborazioni e uscite laterali. Nati nel 1995 a Cavriago, un centro di undicimila anime dell'Emilia Romagna che ha dato i natali anche agli Offlaga Disco Pax (e a Orietta Berti) e dove si vociferava che Lenin fosse sindaco onorario del paese, i Giardini di Mirò sono stati fin dai tempi del loro primo ep autoprodotto (datato 1998) uno dei nomi più originali nell'ambito della ricezione delle sonorità post rock in Italia, divenendone in breve tempo gli interpreti più importanti ma senza rimanere prigionieri di quelli che poi sono diventati gli stilemi del genere. Ad esempio, nel 2007 hanno pubblicato un disco, Dividing Opinions, che riusciva a incanalare il loro stile in un approccio più quadrato, legato alla forma canzone e all'uso della voce, inglobando anche elementi diindietronica e shoegaze che nel frattempo avevamo cominciato a frequentare e a meditare all'interno del loro suono. Un disco importante che sembrava averne segnato il percorso in modo più definito. E invece nel 2009 è uscito Il fuoco (Unhip Records), che ha segnato il ritorno della band ai lunghi strumentali degli esordi, ma con un suono più asciutto, equilibrato, dominato da un senso della misura e del rigore stilistico quasi estremo. L'album in realtà nemmeno doveva essere un album. Si trattava della sonorizzazione, commissionatagli dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, di un film muto del 1915, Il Fuoco di Giovanni Pastrone. “Da un'esperienza che doveva essere legata a un unico concerto alla fine ci siamo resi conto che quello era a tutti gli effetti il nostro nuovo disco”, spiega Nuccini. “La creatività può avere molte scintille iniziali. Alle volte avere un canovaccio non è un limite ma può essere una mappa all'interno della quale muoversi e sviluppare delle cose che hanno una loro originalità”. L'approccio della band al lavoro è stato quello di dialogare con le immagini senza però snaturarsi. “Abbiamo pensato che se avessimo provato a fare un vestito che fosse calzante per il film, avremmo perso la sfida in partenza. Abbiamo deciso di usare un vestito che fosse quello nostro, magari con il rischio di momenti di minore sintonia o filologia con la pellicola, ma che almeno producesse un risultato personale. E al di là di cantare o non cantare, con questo disco siamo tornati a una forma più notturna, cupa e scarnificata che rappresenta bene la nostra anima melodrammatica”. Al Sarroch Summer Groove la band proporrà lo spettacolo legato a Il fuoco, con la proiezione del film e relativa sonorizzazione (in apertura di serata suoneranno i sassaresi De Grinpipol). Negli ultimi concerti la band ha iniziato a proporre alcuni brani nuovi che dovrebbero andare a far parte del quinto disco della band. “Di sicuro non suonerà molto ottimista o allegro”, spiega Nuccini. “I nostri dischi hanno un'anima in un certo modo sociale e portano avanti le nostre percezioni della realtà che ci sta intorno. Una realtà che si sta smagliando, sia sul piano politico che sociale. La mia esperienza di musicista 36enne non mi porta a vedere il mondo con ottimismo. Esiste però la volontà di continuare a fare la nostra parte, ed è ogni giorno più forte”.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5508197631151557154" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/THEMj9VvyiI/AAAAAAAAAXg/jWJdVKxmLdI/s400/altrigiardini.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 400px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;Di recente  è uscita in rete una compilation, &lt;a href="http://www.giardinidimiro.com/"&gt;Altri giardini&lt;/a&gt;, che contiene alcuni brani della discografia della band reinterpretati da altrettanti artisti già noti (His Clancyness, Banjo or Freakout, Comaneci, Bob Corn, Stefano Pilia) e altri meno noti della scena musicale italiana. “Questo disco è nato un po' per gioco, come mezzo scherzo”, racconta Corrado Nuccini. “Dico mezzo perché poi alla fine il risultato è stato molto buono e ha coinvolto realtà degne di nota che rappresentano il meglio della scena musicale attuale. Ci troviamo sempre in difficoltà a rispondere alla domanda su come sia la scena musicale italiana. In fondo però questa compilation è già una risposta”. Una delle caratteristiche della compilation che testimoniano un po' il ruolo di punto di riferimento musicale dei Giardini è che attraverso il loro sito hanno chiesto espressamente che band senza contratto, giovani, si cimentassero nella realizzazione di una loro cover, in modo da inserire le migliori all'interno della compilation. E la risposta è stata molto positiva. “Sono arrivate più di trenta cover, attraverso la rete, con un messaggio su Facebook o su Twitter”, prosegue Nuccini. “È stato sorprendente vedere una risposta del genere. E alla fine ci sono quattro o cinque brani che ci sono arrivati così, da band che hanno voluto partecipare e ci hanno regalato una cover inviandocela attraverso i canali del web”. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-6896323151749460686?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/6896323151749460686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=6896323151749460686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6896323151749460686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6896323151749460686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/08/intervista-ai-giardini-di-miro.html' title='Intervista ai Giardini di Mirò'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/THEMcSiMl_I/AAAAAAAAAXY/I7NWrOUQCQA/s72-c/ilfuoco.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-2635845991108606876</id><published>2010-08-16T02:58:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:27:24.039-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>American indie, Michael Azerrad (Arcana edizioni)</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGkM-uQAQ5I/AAAAAAAAAXI/5z_PLh3_Su0/s1600/beathappening.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5505946291143721874" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGkM-uQAQ5I/AAAAAAAAAXI/5z_PLh3_Su0/s400/beathappening.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 290px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se in tempi recenti si è usato l'ossimoro indie-mainstream per descrivere certe band, deve essere successo qualcosa negli ultimi anni nell'universo della musica indipendente: una sorta di spostamento del concetto dal suo contenuto originale a un significato indistinto che tende ad inglobare un mucchio di cose, anche distanti da quelli che sono stati per una ventina d'anni i codici estetici che hanno rappresento l'universo musicale “indie” (post hardcore, lo-fi, noise, alt-country, slowcore, post-rock, indie pop) e quelli etici legati al concetto di auto-produzione e do it yourself. Complice anche il fatto che oggi il mercato discografico si basa essenzialmente su etichette piccole e microtrend e le major hanno perso spazi e rilevanza, la categoria in definitiva potrebbe essere applicata a chiunque. Ma non solo: negli ultimi anni abbiamo assistito a una “mutazione genetica”, nella quale il termine - scrive il giornalista Carlo Bordone – indica “una categoria merceologica ed estetica, in buona parte figlia anche del boom degli Strokes e di centinaia di loro cloni”. Certo non solo, ma nella percezione, specie dei detrattori, anche questo. Ecco perché si saluta con entusiasmo l'uscita italiana di un libro del giornalista americano Michael Azerrad, American indie. 1981-1991 (Arcana edizioni, titolo originale “Our band could be your life). È un libro bellissimo che prende in esame le fondamenta di quella rivoluzione underground che negli anni ottanta gettò le basi di buona parte del migliore rock indipendente degli anni a venire, fino al 1991 – l'anno di Nevermind dei Nirvana, l'anno in cui il rock alternativo arrivò al primo posto della classifica di Billboard scatenando una caccia delle major fino all'ultima delle band indipendenti, alla ricerca di un altro strike economico degno di quello della band di Kurt Cobain. Pur con alcune esclusioni dolorose (e in versione esclusivamente “americanocentrica”) si parla di band cruciali come Black Flag, Sonic Youth, Minutemen, Beat Happening, Dinosaur Jr, Big Black e Fugazi e di etichette come SST, Sub Pop, K Records, Dischord e Touch &amp;amp; Go. Gli albori della nascita di un network di piccole etichette, radio indipendenti, fanzine, piccoli negozi di dischi che ha iniziato a rappresentare un'alternativa di sistema al mercato discografico mainstream, dove potessero trovare spazio progetti musicali per un pubblico diverso, di nicchia, sostenuti dal passaparola e dall'amore appassionato di fan e critici: un network underground fondato sulla cooperazione, una “ferrovia culturale sotterranea” che nell'America di Reagan – e in opposizione a quell'America - si rese conto che stampare un disco “non era il privilegio misterioso riservato alle grandi compagnie” e iniziò a produrre materiali musicali che le major non avrebbero mai stampato. Fu l'apertura di possibilità generata dal punk: “tutti possono farlo”. E poi lo spirito: il perseguimento di un ideale artistico senza compromessi. La ribellione DIY. L'etica del lavoro. L'idea di poter fare musica senza per forza essere delle star. Del resto, come dicevano i Minutemen: “Guardateci, siamo proprio come voi: tre sfigati di provincia che ci stanno provando. Perché non ci provate anche voi?”. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda 15/08/2010&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-2635845991108606876?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/2635845991108606876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=2635845991108606876' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2635845991108606876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2635845991108606876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/08/american-indie-michael-azerrad-arcana.html' title='American indie, Michael Azerrad (Arcana edizioni)'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGkM-uQAQ5I/AAAAAAAAAXI/5z_PLh3_Su0/s72-c/beathappening.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1464526460670446267</id><published>2010-08-12T05:51:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T14:59:20.889-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay Festival'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>Appunti sparsi sull'Here I Stay Festival 2010</title><content type='html'>&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 278px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGPyMZLN3wI/AAAAAAAAAWI/fl__6TX6pPA/s320/_DSC6713.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5504509464307162882" /&gt;&lt;i&gt;Prima del fest pensavo che sarei riuscito a scrivere un report giorno per giorno per raccontare i tre giorni dell'Here I Stay Festival quasi in tempo reale. Ma come immaginavo non c'è stato tempo e modo.Ora, a dieci giorni di distanza, mi sembra giusto scrivere due righe – con la clausola che si tratta di una visione “dall'interno” - su un'edizione bellissima, che rivela come il festival stia crescendo bene e che fa guardare all'edizione dell'anno prossimo con ottimismo rinnovato. Ecco qui. &lt;/i&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;div&gt;Cose che succedono all'Here I Stay. È domenica notte, ormai il festival si sta esaurendo con i (pochi) residui di energie rimaste a chi ha vissuto questa edizione fin dal primo pomeriggio del venerdì, alternando concerti e giornate al mare per tutto il fine settimana. I &lt;b&gt;Raw Rave Groove&lt;/b&gt; hanno appena finito di infiammare il palco con un live davvero micidiale, dimostrando – se ancora ce ne fosse bisogno – che si tratta di una band matura nonostante la giovanissima età, pronta per il salto di qualità definitivo e per reggere una tournée europea di alto livello.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Dopo qualche minuto parte un dj set che non era in programma: gli &lt;b&gt;Oneida&lt;/b&gt; sono saliti sul banco mixer del white stage e hanno iniziato a selezionare un po' di musica dal loro iPod. In genere il terzo giorno non si programma il dj set perché la gente arriva all'ultimo live della domenica notte un po', diciamo, “bollita”. Ma c'è ancora voglia di stare lì, di rinviare più possibileil momento in cui anche stavolta ci si dovrà lasciare alle spalle l'Here I Stay e aspettare un anno per la nuova edizione.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 234px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGPyWMYKYVI/AAAAAAAAAWQ/XH3DFcynOLk/s320/_DSC6788.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5504509632670490962" /&gt;Gli Oneida partono con roba funk per poi proseguire con hip hop anni novanta e qualche incursione nell'electro. Solo il giorno prima la band newyorkese aveva fatto quello per cui è conosciuta: un live a volumi altissimi con un suono devastante che alterna ripetitività kraut, psichedelia, hard rock e rumore puro, squassando letteralmente le orecchie di chi stava davanti al palco (il fischio al mio orecchio sinistro è sparito solo dopo due giorni). Un live &lt;i&gt;mostruoso&lt;/i&gt; – non c'è altro aggettivo per definirlo – che ha ampiamente ripagato gli sforzi per averli portati da New York a suonare in un piccolo festival sardo alle porte di un paesino del Medio Campidano.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ed eccoli lì gli Oneida, domenica notte intorno alle due e mezzo tre, in apparenza quegli stessi Oneida del giorno prima, agitare le braccia e improvvisare balletti coreografici insieme a pubblico e band rimaste, rivelando una leggerezza e una capacità di mettersi in gioco che in fondo, avendoli sentiti live il giorno prima, non ti saresti aspettato. Vedi il batterista Kid Millions, che il sabato faceva cose &lt;i&gt;aliene&lt;/i&gt; e reggeva sulle sue braccia un live di oltre un'ora di musica quasi senza soluzione di continuità, salire sul palco e scatenarsi e divertirsi senza mediazioni e compromessi. Qualcuno non ha apprezzato, la maggior parte invece ha capito e ben interpretato lo spirito con cui è stato fatto il set. E si è andati avanti così fino a tardi, finché la gente – stanchissima - non ha iniziato a ritirarsi nelle tende, a tornare a casa o nei b&amp;amp;b. E così è calato il sipario anche sull'edizione 2010 del festival.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGPymgkhm-I/AAAAAAAAAWY/4MV40sMikkI/s320/_DSC6374.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5504509912968960994" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Cose che succedono all'His. In un festival dove non ci sono steccati tra band, staff e pubblico, dove tutti si partecipa insieme alla stessa festa, dove il clima che si respira è di intimità e di amicizia – potrà suonare banale o retorico o addirittura melenso, ma è così, ed è un aspetto del festival per il quale l'Here I Stay rappresenta davvero una &lt;i&gt;differenza&lt;/i&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;*****&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Una delle soddisfazioni più belle all'Here I Stay Festival è quando parli con alcune delle band coinvolte, una di quelle che vengono per la prima volta, ed esprimono la loro felicità (sincera, mica di circostanza) per essere state invitate. In un festival accogliente ospitato da una location bellissima a due passi dal mare impareggiabile della Costa Verde. Sono piccole cose che confortano nello sforzo annuale di andare avanti con questa esperienza.&lt;br /&gt;Perché non è facile tirare su un festival così. Il concetto di “do-it-yourself” in Italia è stato un po' sputtanato, ma il nucleo rimane quello: fare le cose con le proprie forze, senza compromessi sulle scelte artistiche (mai una marchetta una, magari per avere qualche ingresso in più che darebbe una maggiore tranquillità economica), con un gruppo di otto ragazzi che si divide i compiti e che, arrivati alle soglie del festival, si pianta allo Sleepwalkers di Guspini diversi giorni prima dell'inizio, lavorando per allestire tutto e preparare per il venerdì. È un festival tirato su rischiando sulla propria pelle, scommettendo sul proprio lavoro. Ogni anno si prova a farlo crescere un po' di più, nella speranza che prima o poi possa arrivare una maggiore tranquillità economica con la possibilità di alzare ancora di più il livello della line-up.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;****&lt;/div&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 205px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGPy8SRnPpI/AAAAAAAAAWg/_kT6ffvCbUc/s320/_DSC6604.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5504510287088664210" /&gt;&lt;div&gt;Una delle scommesse di quest'anno è stata inserire nella line-up un progetto completamente alieno rispetto al contesto “rock” e “pop” e “folk” ed “elettronico” tipico dell'His, un progetto a tenores originario di Seneghe, &lt;b&gt;Su contrattu seneghesu&lt;/b&gt;. La loro esibizione è stata inserita domenica, dopo il live dei cagliaritani &lt;b&gt;Everybody Tesla&lt;/b&gt; – live looping con uso ludico delle voci, dove un gusto pop accattivante fa il paio con un tiro, a volte, dancefloor e qualche apertura sperimentale – e quello del bolognese &lt;b&gt;His Clancyness&lt;/b&gt; – cheha proposto un dream pop sognante e riverberato perfetto nell'orario in cui è stato collocato, quando il sole stava calando definitivamente – ed ha attirato tutto il pubblico del festival sotto il palco, incuriosito da quella presenza così insolita. È stato bello vedere come il pubblico ha risposto, con un entusiasmo affettuoso e una stima profonda che venivano rivelati dal silenzio rispettoso con cui l'esibizione veniva ascoltata. In molti si sono commossi. Poteva sembrare un azzardo e invece è stato bellissimo.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;****&lt;br /&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGP5FWW-iqI/AAAAAAAAAXA/Z9OiEyMd6co/s320/_DSC6143.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5504517039873493666" /&gt;Uno dei live che aspettavo con più curiosità al festival era quello dei &lt;b&gt;Buzz Aldrin&lt;/b&gt;. Della band bolognese avevo ascoltato in streaming le tracce del primo ep, uscito su cassettina per la Secret Furry Hole e dentro ci avevo trovato molto di quello che in definitiva piace a me: un suono cupo e ossessivo che rielabora in modo originale influenze post punk inglesi e americane (Wire, Suicide), suggestioni shoegaze, tiro garage e perfino una cover dei Silver Apples. Dal vivo all'His sono stati giganteschi. Il suono sul palco acquista uno spessore – in senso quasi materico – che su disco non ha, e un impatto rock che viene notevolmente accentuato rispetto a quello delle registrazioni su tape. Percussivo, potente, anche violento; opinione personale – e senza voler fare torto alle altre band che hanno suonato – uno dei migliori live all'His.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Senza potermi soffermare su tutti, in ordine sparso segnalo anche – oltre ai già citati – il bellissimo concerto di &lt;b&gt;Trees of Mint&lt;/b&gt;, che al festival ha portato il nuovo live basato interamente su composizioni strumentali per chitarra e loop, con pochi accordi che vengono reiterati per l'intera durata dei brani e una sovrapposizione di suoni che creano piccole, ma significative, variazioni all'interno della struttura del pezzo. Tutto accompagnato dalla proiezione di visual per l'intero corso del concerto. Tutto molto bello sul serio: non si sente la mancanza della voce e non si sente neanche la mancanza di quel gusto “pop” che pure aveva portato ad alcuni pezzi molto incisivi (Today Polaroid). C'è un senso dell'equilibro e della misura, un gusto e una sensibilità spiccata nel nuovo live di Trees of Mint che rivelano un artista profondamente maturato.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Vanvera&lt;/b&gt; si è presentato sul palco con una band inedita. Una band che ha accentuato il lato rock della sua musica con lui – senza la chitarra – libero di muoversi sul palco e tirare fuori dalle corde vocali una grinta nuova, liberatoria, che ne ribalta del tutto l'immagine degli ultimi live (spesso solo chitarra e voce) e lo rilancia in grande stile. Il primo Nick Cave, ma anche i Movie Star Junkies, a due passi. Ho apprezzato molto molto anche &lt;b&gt;Criminal Jokers&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Drink To Me, &lt;/b&gt;entrambi autori di ottimi live nella cornice del palco "piccolo". Hanno completato la scaletta: i sardi &lt;b&gt;Plasma Expander&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Love Boat&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Two Bit Dezperados&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Thee Oops&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Musica per bambini&lt;/b&gt; (bravissimi), &lt;b&gt;Comaneci&lt;/b&gt; (da brividi come al solito), &lt;b&gt;GI Joe&lt;/b&gt; (notevoli), gli spagnoli &lt;b&gt;Mujeres&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Bradien&lt;/b&gt;, le danesine &lt;b&gt;My Bubba and Mi&lt;/b&gt;, gli inglesi &lt;b&gt;Cold Pumas&lt;/b&gt;, gli statunitensi &lt;b&gt;Jonesin'&lt;/b&gt;, e ancora &lt;b&gt;Signorafranca&lt;/b&gt; (tra i veterani della scena elettronica cagliaritana) e &lt;b&gt;Three Second Kiss &lt;/b&gt;(di notevole impatto anche loro). Dj set finali del sabato e del venerdì a cura di &lt;b&gt;Michael Myers&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Tavrvs&lt;/b&gt;. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per chiudere vi rimando ai primi report usciti finora (aggiornerò l'elenco man mano che usciranno gli altri):&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/09/here-i-stay-festival-2010-30-31-01082010-guspini/"&gt;Vitaminic&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.italianembassy.it/?p=4899"&gt;Italian Embassy&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.kalporz.com/wp/2010/08/aa-vv-here-i-stay-festival-sleepwalkers-guspini-vs-30-31-luglio-2010/"&gt;Kalporz&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20100803&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2487912"&gt;Unione Sarda&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1464526460670446267?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1464526460670446267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1464526460670446267' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1464526460670446267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1464526460670446267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/08/appunti-sparsi-sullhere-i-stay-festival.html' title='Appunti sparsi sull&apos;Here I Stay Festival 2010'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TGPyMZLN3wI/AAAAAAAAAWI/fl__6TX6pPA/s72-c/_DSC6713.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1835968099418313495</id><published>2010-08-11T01:49:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T14:59:39.948-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay Festival'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>I video dell'Here I Stay Festival 2010</title><content type='html'>Il racconto dei tre giorni dell'Here I Stay Festival 2010 attraverso video e montaggi di Luca Manunza. Vi segnalo anche &lt;a href="http://www.italianembassy.it/?p=4899"&gt;questa&lt;/a&gt; bellissima testimonianza "dall'interno" di Gaetano del No Fun uscita su Italian Embassy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="400" height="225"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=13859202&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=1&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;loop=0"&gt;&lt;embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=13859202&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=1&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;loop=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="225"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="400" height="225"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=13936532&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=1&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;loop=0"&gt;&lt;embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=13936532&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=1&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;loop=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="225"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="400" height="320"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=14033738&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=1&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;loop=0"&gt;&lt;embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=14033738&amp;amp;server=vimeo.com&amp;amp;show_title=1&amp;amp;show_byline=1&amp;amp;show_portrait=1&amp;amp;color=&amp;amp;fullscreen=1&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;loop=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="320"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1835968099418313495?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1835968099418313495/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1835968099418313495' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1835968099418313495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1835968099418313495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/08/i-video-dellhere-i-stay-festival-2010.html' title='I video dell&apos;Here I Stay Festival 2010'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1580696741973491703</id><published>2010-07-26T11:59:00.000-07:00</published><updated>2010-10-22T14:59:59.586-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay Festival'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>Here I Stay Festival 2010</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE3cI-28zqI/AAAAAAAAAVY/GhNWHAzrr_M/s1600/fest.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE3cI-28zqI/AAAAAAAAAVY/GhNWHAzrr_M/s320/fest.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498292766959783586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Vi ricordo che questo venerdì inizia l'Here I Stay Festival 2010, in programma allo Sleepwalkers Club di Guspini fino a domenica notte (fonda).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non dovrei essere io a dire che il programma è molto figo, ma tant'è, lo dico lo stesso. A parte che ci sono gli Oneida (gli Oneida!) e averli ospiti è per tutti noi in buona sostanza il coronamento di un sogno, ma c'è tutto un festival di tre giorni che vale la pena vivere intensamente nei suoi aspetti migliori. Nella musica, va da sé, nell'atmosfera che si respira all'His, nelle giornate al mare e poi doccia e concerti, nei balli sotto le stelle fino a quando ci si regge in piedi, in tre giorni bellissimi da cui si esce sfiniti e contenti.&lt;br /&gt;Questa è la scaletta dei tre giorni. Enjoy it!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 30 luglio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;19:00 – Musica per bambini&lt;br /&gt;20:00 – Comaneci&lt;br /&gt;21:00 – Two Bit Dezperados&lt;br /&gt;22:00 – Trees of Mint&lt;br /&gt;23:00 – GI Joe&lt;br /&gt;24:00 – Fair Ohs&lt;br /&gt;01:00 – Buzz Aldrin&lt;br /&gt;02:00 – Love Boat&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dj set Tavrvs&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 31 luglio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19:00 – Vanvera&lt;br /&gt;20:00 – My Bubba and Mi&lt;br /&gt;21:00 – Signorafranca&lt;br /&gt;22:00 – Plasma Expander&lt;br /&gt;23:00 – Bradien&lt;br /&gt;24:00 – Oneida&lt;br /&gt;01:00 – Criminal Jokers&lt;br /&gt;02:00 – Mujeres&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dj set Michael Myers&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica 1 agosto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19:00 – Everybody Tesla&lt;br /&gt;20:00 – His Clancyness&lt;br /&gt;21:00 – Su Contrattu Seneghesu&lt;br /&gt;22:00 – Cold Pumas&lt;br /&gt;23:00 – Jonesin'&lt;br /&gt;24:00 – Three Second Kiss&lt;br /&gt;01:00 – Drink To Me&lt;br /&gt;02:00 – Raw Rave Groove&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi segnalo inoltre un &lt;a href="http://www.vitaminic.it/2010/06/here-i-stay-festival-are-you-going/"&gt;articolo&lt;/a&gt; su Vitaminic e il podcast dello &lt;a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&amp;amp;id=469591"&gt;speciale&lt;/a&gt; su Radio Rai Sardegna, all'interno di Trip di Rodolfo Calorio, con interviste ad alcuni protagonisti del festival e relativi brani.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1580696741973491703?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1580696741973491703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1580696741973491703' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1580696741973491703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1580696741973491703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/here-i-stay-festival-2010.html' title='Here I Stay Festival 2010'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE3cI-28zqI/AAAAAAAAAVY/GhNWHAzrr_M/s72-c/fest.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-401808268515692348</id><published>2010-07-26T08:54:00.000-07:00</published><updated>2011-06-21T08:11:07.452-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>Quasi dimenticavo</title><content type='html'>&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498244671066035714" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE2wZbsTVgI/AAAAAAAAAU4/kbGchoanuK8/s320/o2s01.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; height: 224px; margin: 0 10px 10px 0; width: 320px;" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498244749399801698" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE2wd_ghv2I/AAAAAAAAAVA/mIOZJ-bI2Ts/s320/o2s011.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; height: 214px; margin: 0 10px 10px 0; width: 320px;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E insomma, alla fine ho dimenticato di segnalare qui sul blog che ormai da un mesetto è uscita la prima release di On2Sides (ricordate? ne parlavo &lt;a href="http://andreatramonte.blogspot.com/2010/05/o2s.html"&gt;qui&lt;/a&gt;), &lt;a href="http://on2sides.blogspot.com/2010/06/o2s-01.html"&gt;O2S 01&lt;/a&gt;, il primo sampler dedicato all'elettronica prodotta in Sardegna, su cassettina a tiratura limitata. Le copie stanno finendo e probabilmente l'ultima occasione per procurarsene una sarà all'Here I Stay Festival 2010, in programma il 30, 31 luglio e 1 agosto allo Sleepwalkers Club di Guspini, dove ci sarà un banchetto di O2S con le cassette, le spilline e le magliette abbinate.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;Ora quali saranno i prossimi passi di O2S? Intanto due release. Una, O2S 02, sarà un altro sampler dedicato stavolta alla scena “rock”, indie, garage, folk e cantautorale sarda. Prestissimo tutti i dettagli con artwork e nomi delle band coinvolte. Poi il primo ep degli Everybody Tesla, sempre in agosto – e da quello che hanno fatto finora i ragazzi posso dire che il disco uscirà fuori veramente molto figo. Potrebbe arrivare anche un videoclip in settembre, ma non diciamo nulla per scaramanzia. Anche in questo caso, prestissimo tutti i dettagli della cassetta e relativo release party. (&lt;i&gt;La prima foto è di Nicola Massa, la seconda di Manuela Meloni&lt;/i&gt;)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-401808268515692348?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/401808268515692348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=401808268515692348' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/401808268515692348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/401808268515692348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/quasi-dimenticavo.html' title='Quasi dimenticavo'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE2wZbsTVgI/AAAAAAAAAU4/kbGchoanuK8/s72-c/o2s01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5129785658243212718</id><published>2010-07-26T06:48:00.000-07:00</published><updated>2011-06-16T09:02:59.213-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Radio'/><title type='text'>On Repeat alla radio: marzo 2007, marzo 2010</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE2UouGAwFI/AAAAAAAAAUg/JX-F0u-atKo/s1600/_DSC2054.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 214px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498214147378167890" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE2UouGAwFI/AAAAAAAAAUg/JX-F0u-atKo/s320/_DSC2054.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;On Repeat non va in onda da cinque mesi. Ho interrotto la trasmissione in sordina e senza troppi giri di parole, accennando solo al fatto che avrei preso una pausa di riflessione dopo tre anni importanti – almeno, per quanto mi riguarda – in cui una trasmissione nata così, senza avere alle spalle alcuna esperienza radiofonica, ha finito col rappresentare un piccolo punto di riferimento per chi, in Sardegna, avesse voglia di ascoltare musica “altra”.&lt;br /&gt;Doveva trattarsi di un piccolo stop in attesa di rilanciare nuovamente il programma con una formula completamente rinnovata, ma ad un certo punto mi sono reso conto che – tutto sommato - si era chiuso un ciclo. Ci saranno, penso presto, nuovi progetti radiofonici che faranno tesoro dell'esperienza accumulata, di errori e cose buone, ma la stagione di On Repeat si è chiusa. E non lo dico a cuor leggero – questa trasmissione ha avuto una importanza enorme nella mia esperienza, lavorativa e di vita.&lt;br /&gt;Ero incerto se scrivere un post di commiato perché in occasioni come queste tendo a diventare un po' retorico, quindi mi limito a fare un paio di ringraziamenti:&lt;br /&gt;a) ad Alberto Urgu, che mi ha proposto di fare un programma dopo aver scambiato solo poche parole. E ringrazio ovviamente anche tutto lo staff della radio.&lt;br /&gt;b) a tutte le band che sono venute ospiti in studio. Sotto l'elenco degli ospiti...&lt;div&gt;c) alle persone che hanno collaborato alla riuscita del progetto. Nicola Massa che è venuto mille volte in studio a documentare fotograficamente quello che accadeva in radio, Tostoini che ha realizzato due loghi e curato la rubrica &lt;a href="http://onrepeat.wordpress.com/2008/09/24/sketchtbook-mixtape-1/"&gt;Sketchbook Mixtape&lt;/a&gt;, Neeva e Arpxp che hanno realizzato sigle e jingle, &lt;a href="http://sardorialist.blogspot.com/"&gt;Velvetuzi &lt;/a&gt;per la sua rubrica &lt;a href="http://onrepeat.wordpress.com/category/uzi-e-costumi/page/5/"&gt;Uzi e costumi&lt;/a&gt; ospitata sul blog, Davide Patteri per aver realizzato i flyer che giravano su MySpace durante la prima stagione, Boringvision per la campagna di flyer – e insomma, senza poter citare tutti, ogni singola persona che ha contribuito a dare una mano a quel casino che è sempre stato On Repeat. Anche coloro che venivano in studio solo ad assistere e con cui ci sono state alcune delle risate più belle della mia vita.&lt;br /&gt;d) agli ascoltatori. So che c'eravate anche voi!&lt;br /&gt;Insomma: cala ufficialmente il sipario su On Repeat. Per chiudere copioincollo la didascalia che si trova pubblicata nel blog della trasmissione ormai in sonno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On Repeat è andato in onda ogni sabato dalle 18:07 alle 20 su Radio Press, dal marzo 2007 al marzo 2010.&lt;br /&gt;È stato un programma ideato e condotto da Andrea Tramonte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo avuto ospiti in studio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco ‘Frisko’ Abate, Above the Tree, Daniela Amenta, Arpxp, Paolo Benvegnù, Bob Corn, Bugo, Chewingum, Mattia Coletti, Comaneci, Dadamatto, Dainocova, Dente, Desvelos Records, Diverting Duo, Edible Woman, Enon, Father Murphy, Feel Dizzy, Fisheart, Flying Sebadas, Fuzz Orchestra, Giardini di Mirò, Golfclvb, Here I Stay, Igort, Xabier Iriondo, June, Le Man Avec Les Lunettes, Love Boat, Lucidosottile, Marta Sui Tubi, Mojomatics, Movie Star Junkies, My Awesome Mixtape, Mynerdpride, Neeva, Nick Rivera, Non Voglio che Clara, Nordgarden, Offlaga Disco Pax, OvO, John Parish, Plasma Expander, Andrea Pomini, Raw Rave Groove, Rippers, Giovanni A. Sechi, Signorafranca, SikitikiS, Riccardo Sinigallia, Egle Sommacal, Flavio Soriga, Sunny Day Sets Fire, Damo Suzuki, Tacoma, Three in One Gentlemen Suit, Tiger Tiger, Trabant, Trees of Mint, Vanvera, Wu Ming 2, Zahr Records&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5129785658243212718?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5129785658243212718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5129785658243212718' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5129785658243212718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5129785658243212718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/on-repeat-alla-radio-marzo-2007-marzo.html' title='On Repeat alla radio: marzo 2007, marzo 2010'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TE2UouGAwFI/AAAAAAAAAUg/JX-F0u-atKo/s72-c/_DSC2054.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4633900031889692893</id><published>2010-07-20T03:34:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:28:21.629-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>In rete gli eBook sardi</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TEV8Q4oXw6I/AAAAAAAAAUY/Rhlx9wZ2skA/s1600/logo.png" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5495935549797024674" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TEV8Q4oXw6I/AAAAAAAAAUY/Rhlx9wZ2skA/s400/logo.png" style="cursor: pointer; float: left; height: 50px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 368px;" /&gt;&lt;/a&gt;L'avvento dell'IPad ha definitivamente cambiato le carte in tavola del mercato editoriale. Se prima gli editori italiani sembravano un po' timidi – per usare un eufemismo - di fronte alle novità degli eBook e relativi dispositivi di lettura lanciati negli ultimi anni (da Kindle in giù), ora l'editoria italiana tutta si sta attrezzando per competere in un mercato che sarà sempre più decisivo negli anni a venire, all'interno di quella che gli addetti ai lavori chiamano esplicitamente “la quarta rivoluzione”. Anche &lt;a href="http://www.edizionimaestrale.com/"&gt;Il Maestrale&lt;/a&gt; di Nuoro ha iniziato ad attrezzarsi ed è di pochi giorni fa la notizia della disponibilità di una decina di libri in catalogo all'interno di &lt;a href="http://www.bookrepublic.it/"&gt;bookrepublic.it&lt;/a&gt;, uno store online dedicato agli editori indipendenti dove è possibile acquistare eBook – in formato epub – a prezzi contenuti (anche 40, 50 per cento in meno del relativo cartaceo). In primo piano in home page c'è Getsemani di Francesco Abate e nella classifica dei più venduti finora staziona al terzo posto L'ultimo inverno di Salvatore Niffoi. Ma a disposizione ci sono anche Nulla di Marcello Fois, Dopotutto di Elias Mandreu, Il primo passo nel bosco di Alessandro De Roma, e ancora Todde, Angioni, Giacobbe, in attesa di una digitalizzazione completa del catalogo della casa. Abbiamo discusso della novità con Giuseppe Podda, editore de Il Maestrale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il dibattito sull'editoria digitale in Italia ha tardato un bel po', mentre negli Stati Uniti il fenomeno è avviato già da tempo. Perché questa prudenza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In realtà la questione parte da lontano. Il problema è dato dall'hardware: si parla di eBook dai primi anni 2000 ma ancora non c'era un dispositivo in grado di proporre un prodotto all'altezza. L'avvento degli eBook reader di nuova generazione ha cambiato le carte in tavola e qui in Italia l'iPad ha dato la scossa finale. Era la rivoluzione che ci si aspettava. Più gente compra iPad e più gente vuole acquistare dei contenuti con cui riempirlo. Ora gli editori stanno strutturando la propria attività per offrire quei contenuti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;E Il Maestrale come è arrivato alla svolta digitale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In tutte le redazioni hanno iniziato ad arrivare proposte di vari store che chiedevano di aderire per la vendita online dei libri in catalogo. Chi con progetti maturi, chi in modo abbastanza improvvisato. Alla fine abbiamo deciso di aderire a Bookrepublic, uno store dedicato a case editrici medio-piccole, non legate ai grandi gruppi editoriali. Ma legarsi a uno store non vuol dire dare l'esclusiva: parteciperemo a tutti quelli che si affacceranno sul mercato. Presto partirà Edigita e anche il gruppo Mondadori lancerà il suo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una delle ipotesi è la possibilità della nascita di nuovi ibridi letterari basati sulla convergenza multimediale. Testi scritti che potranno essere integrati da filmati, colonne sonore, immagini, strumenti interattivi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente ci sarà uno sviluppo multimediale. Ma la lettura di un libro ha bisogno di un sacrificio, di attenzione e amore. Non è come la musica: puoi ascoltarla e nel frattempo fare un'altra cosa. Nella lettura del libro, sia cartaceo sia elettronico, bisogna calarsi totalmente. Così sarà sempre. Nasceranno i prodotti interattivi, però chi ama la lettura di per sé - perché ha il “vizio” - continuerà a leggere in maniera tradizionale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gli eBook tenderanno a soppiantare il libro cartaceo. A quel punto una delle possibilità è che si inizi a puntare di più anche sul libro come oggetto, per un pubblico di nicchia, attraverso un design editoriale curato e pensato apposta per gli appassionati. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il libro cartaceo non morirà mai, perché ci saranno sempre i lettori che vorranno avere il libro tra le mani. Ci saranno sempre i collezionisti che cercheranno un certo tipo di rilegatura o di carta. L'eBook porterà soprattutto ad una selezione. Chi leggerà un libro in formato elettronico potrà desiderare di averlo anche in cartaceo, creando una biblioteca dei propri libri preferiti. E poi i creativi svilupperanno un loro marketing per far desiderare ancora il libro di carta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ora che chiunque potrà mettere in rete i suoi eBook ci sarà ancora più bisogno della capacità di selezione di un editore, garanzia di un certo “gusto” e una certa identità editoriale.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Gli editori non moriranno, anzi. Ci sarà sempre bisogno di una scelta a monte della proposta editoriale. Chi conosce Il Maestrale più o meno sa quali sono i libri che scegliamo, in base alla storia del nostro marchio e del nostro catalogo. Piuttosto chi entrerà in crisi, nel lungo periodo, saranno le grandi tipografie.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il web offre la possibilità agli editori più piccoli di competere maggiormente coi grandi gruppi editoriali. Le nicchie in rete hanno una grande rilevanza. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La cosa che mi conforta, secondo i dati Amazon, è che il mercato degli eBook riguarda per il 56 per cento la piccola e media editoria americana. Nel mercato tradizionale è difficile farsi strada. L'85 per cento delle grandi librerie è in mano ai grandi gruppi editoriali. In rete c'è molto più spazio. Facendo riferimento al mercato americano, che ha una storia più lunga, siamo fiduciosi nella maggiore democraticità del mercato del libro in rete. &lt;i&gt;&lt;b&gt;Andrea Tramonte, oggi nell'Unione Sarda&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4633900031889692893?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4633900031889692893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4633900031889692893' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4633900031889692893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4633900031889692893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/in-rete-gli-ebook-sardi.html' title='In rete gli eBook sardi'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TEV8Q4oXw6I/AAAAAAAAAUY/Rhlx9wZ2skA/s72-c/logo.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3871628389696465127</id><published>2010-07-08T06:12:00.001-07:00</published><updated>2011-06-20T12:28:35.112-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>La preistoria dei cybercronisti. Giornalismo e nuovi media di Sergio Maistrello</title><content type='html'>“Che cosa hai fatto l’ultima volta che hai avvertito una scossa di terremoto? Una quota contenuta ma crescente di risposte a questa domanda potrebbe essere: ne ho scritto subito su Twitter”. E magari non solo scritto: chi ha assistito potrebbe aver scattato una foto con un iPhone e averla subito condivisa su Facebook o su altri social network, aver girato un video e postato su YouTube, o semplicemente condiviso informazioni utili che poi hanno cominciato a circolare in un flusso di notizie in grado di fornire un quadro vivace e significativo – anche se magari emotivo e soggettivo - di un evento come un terremoto. Spesso prima ancora che i media tradizionali siano riusciti ad arrivare sul posto e a produrre i primi servizi, articoli e approfondimenti. Come per quel tale Janis Krums che vide un aereo che galleggiava in acqua, dopo un ammaraggio perfettamente riuscito, mentre si trovava nel fiume Hudson a New York a bordo di un ferry boat. Il ragazzo ebbe la prontezza di spirito di fare delle fotografie e di condividerle subito su Twitter. Prima ancora che si diffondesse la notizia del salvataggio dell'aereo, in rete c'era già un'immagine dell'incidente che girava nelle redazioni di tutto il mondo. Un contenuto amatoriale che diventava la prima fonte assoluta per giornali e siti web “professionali”.&lt;br /&gt;Ormai da qualche anno abbiamo iniziato a prendere familiarità con concetti come disintermediazione, giornalismo crossmediale, citizen journalist, e-book, social network, blog. Sono una parte importante del panorama del giornalismo odierno e ancora di più lo saranno in futuro. Non solo la rete ha trasformato in profondità numerose dinamiche – dalla fruizione delle notizie ai formati editoriali fino ai confini delle professioni giornalistiche - ma le novità tecnologiche stanno aprendo nuovi scenari per la stessa diffusione dei giornali (iPad e iPhone, e-book reader e così via). “Una timida preistoria di una fase nuova, ancora tutta da comprendere”, scrive Sergio Maistrello, giornalista ed esperto di web, in un libro appena uscito per Apogeo: “Giornalismo e nuovi media. L'informazione al tempo del citizen journalist”. Se questa è solo la preistoria, allora capire i meccanismi alla base di questi cambiamenti è fondamentale per scommettere sul futuro e non farsi trovare impreparati. Partendo da un presupposto chiave: “Internet è il primo grande mezzo di comunicazione globale a misura di individuo”, scrive Maistrello. “Laddove radio, tv e giornali si indirizzano genericamente a masse di persone, dentro Internet ciascuno è nodo attivo di una rete per l’esplorazione della conoscenza. Ognuno è filtro per ciò che consulta, nessuno sceglie per noi un palinsesto. Ciascuno è libero di creare, pubblicando testi, immagini, video con una facilità e a costi impensabili anche solo un decennio fa. Con il nostro computer personale oggi compriamo l’equivalente in dotazione tecnologia di una stazione di produzione televisiva, di un’emittente radiofonica, di una casa editrice”. In una società “reticolare” l'informazione viaggia molto più in senso orizzontale e tutti sono potenziali nodi di questo viaggio. Non a caso hanno iniziato a circolare neologismi come “prosumer”, dall'unione di “producer” e “consumer”. È difficile, oggi, tenere i ruoli distinti e impermeabili. “Abitare la Rete significa necessariamente esporsi all’interazione con gli altri, perché i media sociali non producono valore se non sono attivate tutte e due le vie di comunicazione”. Questa interazione produce ibridi giornalistici interessanti. Non è solo la possibilità di commentare gli articoli o quella di chiedere contributi dei lettori per eventi di qualche tipo, ma anche discutere in modo trasparente le scelte editoriali compiute (il New York Times rende pubbliche le registrazioni delle riunioni di redazione, ad esempio) per far sentire i lettori più vicini e consapevoli, ospitare i blog dei lettori, fino ad arrivare a punte in cui il giornalismo professionale lavora a stretto contatto con una comunità ampia di collaboratori spontanei che portano contributi di vario tipo. Inoltre la rete favorisce la convergenza multimediale di numerosi linguaggi, come la scrittura, i podcat, la fotografia, i video. Secondo Maistrello “gli editori tradizionali scontano una doppia difficoltà in questa fase: devono assorbire le pratiche emergenti della convergenza multimediale e adattare di conseguenza i loro processi di produzione. Non possono ancora abbandonare  gli impianti di stampa o di trasmissione, che però rendono sempre meno, e devono nel contempo investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove soluzioni informative online, dove ancora la remunerazione è incerta”. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda, 6/07/2010&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3871628389696465127?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3871628389696465127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3871628389696465127' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3871628389696465127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3871628389696465127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/la-preistoria-dei-cybercronisti.html' title='La preistoria dei cybercronisti. Giornalismo e nuovi media di Sergio Maistrello'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5865625052628169616</id><published>2010-07-08T06:09:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:28:43.484-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Totally Wired di Simon Reynolds</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TDXORrL8IOI/AAAAAAAAATw/DSpTnWeFD2M/s1600/thefall.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5491522123694088418" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TDXORrL8IOI/AAAAAAAAATw/DSpTnWeFD2M/s320/thefall.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 228px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;È incredibile pensare che Simon Reynolds – critico inglese, uno dei giornalisti musicali più noti al mondo – abbia avuto voglia di tornare sull'argomento Post Punk dopo aver scritto il libro omonimo, una monumentale bibbia laica che affrontava in modo esaustivo il periodo musicale compreso tra il 78 e l'84: ovvero, una delle stagioni musicali più eccitanti di sempre sviluppatasi all'interno della risacca lasciata dall'onda breve (ma violenta) del punk. Ecco il “dietro le quinte” di Post Punk, un librone di 492 pagine intitolato Totally Wired (Isbn edizioni) che contiene glosse, appunti a margine, altri saggi e interviste che integrano e arricchiscono il discorso sviluppato nel libro precedente. Perché tornare ancora su quel periodo storico? Non solo per criteri di gerarchia musicale: in fondo solo dopo anni di oblio si è finalmente riconosciuto che quella stagione ha prodotto alcuni tra i materiali più intriganti di sempre della storia del “rock”, con un'espansione delle possibilità della musica giovanile generata attraverso nuove contaminazioni e una visione del rock animata da una “urgenza al cambiamento costante”. Basti pensare che dentro l'etichetta “post-punk” ricadono band fondamentali come Talking Heads, Wire, Joy Division, Pere Ubu, Public Image Ltd, Gang of Four, i Birthday Party di Nick Cave,  XTC, Cure, Devo, This Heat, Pop Group, tutto il giro no wave newyorkese, i Fall di Mark Smith, New Order, Residents, i primissimi U2. Materiali molto variegati: dalla collisione tra punk e funk alle sperimentazioni più austere – che in alcuni casi si collegavano ai materiali nascosti dei settanta, come krautrock e Canterbury Sound – dall'uso dei sintetizzatori al decostruzionismo pop, da forme di rock “esistenzialista” fino al new pop che poi tanta fortuna ebbe nel corso degli anni ottanta, dall'industrial fino a forme di disco più o meno deviata. Un periodo irripetibile in cui fiorirono le prime etichette indipendenti e che ha prodotto lasciti fondamentali in tutta la musica che è venuta dopo. Ed ecco quindi un altro motivo per tornare sul post punk: per parlare dell'oggi, del qui e ora musicale che ha attinto pesantemente da quegli anni attraverso un saccheggio sistematico e – in alcuni casi – davvero proficuo: i casi emblematici (e più noti) di Interpol, Liars, LCD Soundsystem e Franz Ferdinand sono qui a testimoniarlo. Il libro è un'occasione per tornare su questi argomenti in modo approfondito, spesso attraverso le testimonianze di alcuni dei personaggi chiave di quel periodo. Illuminanti in tal senso sono le interviste a Jah Wobble, il responsabile del basso miracoloso dei primi dischi dei Public Image Ltd di John Lydon (aka Johnny Rotten, il marcio dei Sex Pistols poi profeta del post punk), o quella al fondatore della Factory Tony Wilson, morto nel 2007, con una rievocazione importante del lavoro straordinario di Martin Hannett nella produzione dei Joy Division. O quella a David Byrne dei Talking Heads e al grandissimo John Peel di Radio One (capitava che la gente parlasse “dei “gruppi di John Peel” come scorciatoia per indicare un certo tipo di bizzarra formazione post-punk do-it-yourself volutamente eccentrica”). Ma il libro è anche un modo per fissare nuovamente le teorie di Reynolds su quel periodo storico. Una dichiarazione su tutte spiega lo spirito avventuroso di quell'epoca: “Forse il modo migliore per pensare al post-punk non è nei termini di un genere ma in quelli di uno spazio di possibilità, dal quale è emerso uno spettro di nuovi generi: dark, industrial, synthpop, mutant disco e altri. Poiché è uno spazio – o forse un discorso sulla musica, più che uno stile musicale – ciò che unisce tutte queste attività è un insieme di imperativi indefiniti: innovazione, eccentricità intenzionale; il rifiuto di tutte le cose che avevano precedenti o che erano «rock’n’roll». &lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda, 7/07/2010&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5865625052628169616?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5865625052628169616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5865625052628169616' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5865625052628169616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5865625052628169616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/totally-wired-di-simon-reynolds.html' title='Totally Wired di Simon Reynolds'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TDXORrL8IOI/AAAAAAAAATw/DSpTnWeFD2M/s72-c/thefall.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7374722073999466452</id><published>2010-07-08T06:02:00.000-07:00</published><updated>2011-06-28T21:50:46.879-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polaroid'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Obrèscida 0.1</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_MGdAV8L534/TbV5weMpPRI/AAAAAAAAAcs/wwuZkp2Xf9g/s1600/polaroidtesla.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5599515585351859474" src="http://2.bp.blogspot.com/-_MGdAV8L534/TbV5weMpPRI/AAAAAAAAAcs/wwuZkp2Xf9g/s400/polaroidtesla.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 400px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 327px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;nella Polaroid: Everybody Tesla. Foto mia&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando partono le prime note del set iniziale del festival il sole non è ancora sorto. Sono appena le cinque del mattino e la musica – quella di Dubmode, ovvero Michele Casanova del duo cagliaritano dei Signorafranca – è ancora suonata ad un volume molto basso, con la consolle appena illuminata da un faretto sistemato di fronte. Il pubblico inizia ad arrivare a piccoli gruppi e a stendersi sulla sabbia, ancora fresca, delle dune di Torre dei Corsari a Sant'Antionio di Santadi, nelle vicinanze di Arbus, in una delle spiagge più belle e incontaminate della Costa Verde. È stato un happening insolito quello di Obrèscida, organizzato dall'associazione TempuNou del collettivo Nootempo – per la cura di Quilo, Arrogalla e Claudia Aru Carreras - e svoltosi a cavallo tra sabato notte e domenica mattina, dalle cinque fino alle nove. Un'alba musicata in mezzo alla sabbia dorata di alcune tra le dune più vaste della Sardegna, in cui musica e natura si sono compenetrati a vicenda, in un'atmosfera intima e rilassata resa possibile dal numero di partecipanti piuttosto contenuto – volutamente contenuto - dalla sensibilità dei musicisti che sono riusciti a interpretare musicalmente il mood delle prime luci dell'alba, e da una location stupenda che si faceva per la prima volta sfondo di un evento musicale legato alla musica elettronica. Il festival – organizzato in collaborazione anche con Gaetano Filice dell'Hotel Sabbie d'Oro – è stato un esperimento pilota che serviva come banco di prova per riuscire a portare i live electronics in contesti simili anche in futuro, nell'assoluto rispetto dell'ambiente circostante. Esperimento riuscito anche grazie al fatto che, musicalmente, si sono alternati alcuni dei producer e progetti elettronici più interessanti nati in Sardegna negli ultimi anni. Le prime luci dell'alba sono state sonorizzate dal producer sassarese Ganga, ragazzo giovanissimo con alle spalle un disco per la Nootempo, che si è prodotto in un set molto più tranquillo del solito – molto adatto, diciamo, all'orario in cui si è svolto - con turntable e laptop inglobando ambient, downtempo e trip-hop. Menion – chitarrista dei Muccamacca – ha portato un set per chitarra e laptop con un uso moderato della voce, tra decostruzioni post e folktronica. Il musicista ha lasciato il posto a Neeva – non prima di aver duettato con lui con una improvvisazione per sitar e laptop – producer cagliaritano che colleziona sampler su beat strascicati e un suono pulsante, che muove dall'hip hop astratto verso ritmi downtempo. Il duo Bentesoi ha rielaborato il suo live per l'occasione: la Carreras ha cantato inginocchiata sulla sabbia mentre Arrogalla produceva beat sporchi – come immersi in una nebbiolina lo-fi – e un suono di matrice dub. Mantaraffu – ovvero Marcello Cualbu dei Signorafranca – si è prodotto nella performance più sperimentale, con un suono scuro che inglobava elementi diversi in un magma sonoro fortemente pulsante. Il duo dei Plastik Kettle ha virato verso un electro-pop molto morbido fortemente in debito con gli eighties. Gli Everybody Tesla hanno prodotto il live più tirato, tra timide aperture dancefloor, melodie pop e un uso giocoso di strumenti autocostruiti, synt, kaoss pad e voci. Infine Paolo Indeo, ragazzo di San Gavino che si è affacciato da poco nel mondo delle produzioni musicali con un suono di matrice deep-house. Alla fine di tutto, come era naturale, colazione di gruppo e bagno al mare tutto il giorno. Andrea Tramonte, Unione Sarda, 5/07/2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7374722073999466452?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7374722073999466452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7374722073999466452' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7374722073999466452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7374722073999466452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/07/obrescida-01.html' title='Obrèscida 0.1'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_MGdAV8L534/TbV5weMpPRI/AAAAAAAAAcs/wwuZkp2Xf9g/s72-c/polaroidtesla.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-103517904270906454</id><published>2010-06-13T15:31:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:32:11.098-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Intervista ai Tre allegri ragazzi morti</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TBVczH84PuI/AAAAAAAAARY/QyITp82ZJm0/s1600/tre+allegri+ragazzi+morti+-+primitivi+del+futuro.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5482390154770923234" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TBVczH84PuI/AAAAAAAAARY/QyITp82ZJm0/s200/tre+allegri+ragazzi+morti+-+primitivi+del+futuro.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Magari non si tratta del London Calling personale dei Tre allegri ragazzi morti, però è vero che la svolta reggae della band di Pordenone – 16 anni sulle scene, ormai una delle band più amate della musica indipendente italiana – ha colpito molto. Se non altro perché la band di Davide Toffolo (voce e chitarra), Enrico Molteni (basso), Luca Masseroni (batteria) ha sempre legato la sua identità a un punk pop che nel corso degli anni ha subito poche scosse di assestamento, all'insegna di un percorso improntato alla continuità e alla coerenza. “Storicamente siamo sempre stati considerati un gruppo punk, per l'attitudine un po' naif, per le canzoni suonate con chitarra elettrica e suoni distorti”, racconta Molteni. “Le nostre canzoni erano principalmente un modo per far arrivare delle idee. Ma ci siamo accorti che in realtà il reggae è molto vicino al punk e entrambi i generi si sono influenzati a vicenda, come a Londra alla fine dei Settanta, dai Clash in giù”. Primitivi del futuro è uscito quest'anno per La Tempesta – etichetta gestita dagli stessi allegri ragazzi morti, una label che ha in catalogo gente come Il teatro degli orrori, Le luci della centrale elettrica, Moltheni, Giorgio Canali – ed è stato presentato per la prima volta in Sardegna a Sassari in occasione dell'inaugurazione del festival Abbabula organizzato da Le ragazze terribili. Il disco è quello che ci si può aspettare dall'incontro tra l'attitudine melodica e il cantautorato poetico della band e ritmi in levare e suoni dub (prodotti, non a caso, da Paolo Baldini degli Africa Unite). Un disco dove l'immaginario adolescenziale della band sposa anche uno sguardo più amaro sul mondo occidentale contemporaneo, in cui una generazione indolente non riesce a scuotersi dall'inedia e prendere in mano il proprio futuro. Come avviene ne “L'ultima rivolta nel quartiere Villanova non ha fatto feriti”, dove Toffolo canta versi come “Prendi a calci il tuo padrone, non lo fai. Parla dei tuoi desideri, non lo fai. Rimetti in moto la ragione, non lo fai”. “Villanova è un quartiere di Pordenone dove è cresciuto Davide”, racconta Molteni, “e nel brano si elencano tutte le cose che una persona immagina di fare nei momenti in cui decide di cambiare la sua vita, e non lo fa. La rivolta non avviene e quindi non fa feriti, però tutto intorno rimane brutto. È un inno mascherato all'agire”. Non a caso ci sono parole che cercano di scuotere l'ascoltatore: “è una vita danneggiata la vita che facciamo ora, e non è il destino, sei tu il tuo nemico”. Il titolo del disco è un omaggio alla band di Robert Crumb, uno dei più grandi fumettisti underground americani (ricordiamo che Toffolo è anche un raffinato autore di graphic novel) e rivela un legame con il pensiero del filosofo anarchico John Zerzam. “L'album non è un concept ma ci siamo accorti che alcune tematiche ricorrono”, spiega Molteni. “Ci ha influenza molto un libro di Zerzan, Primitivo attuale. O un film come Avatar. Diciamo che quello che nel nostro disco emerge è che un po' di correttezza verso il nostro contesto naturale ci consentirebbe di vivere più serenamente”. (&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;at, 13/05/2010, Unione Sarda&lt;/span&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-103517904270906454?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/103517904270906454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=103517904270906454' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/103517904270906454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/103517904270906454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/06/intervista-ai-tre-allegri-ragazzi-morti.html' title='Intervista ai Tre allegri ragazzi morti'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TBVczH84PuI/AAAAAAAAARY/QyITp82ZJm0/s72-c/tre+allegri+ragazzi+morti+-+primitivi+del+futuro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-2164533325079215265</id><published>2010-06-12T09:34:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:29:28.979-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>Editoria senza libri. Il caso iPad e il futuro degli ebook</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TBO3wyLUSEI/AAAAAAAAARQ/_LySizlR3bs/s1600/iPad.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481927220170868802" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TBO3wyLUSEI/AAAAAAAAARQ/_LySizlR3bs/s320/iPad.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 228px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;(&lt;i&gt;Questo pezzo è uscito oggi sull'Unione Sarda ed è la prima parte di una inchiesta in tre puntate sul futuro dell'editoria e del giornalismo al tempo di iPad, Kindle e ebook reader lanciati di recente sul mercato. La settimana prossima gli altri articoli...&lt;/i&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà cosa ne penserebbe Kurt Vonnegut della nascita di iPad e Kindle e di tutti gli ebook reader – i dispositivi elettronici che consentono di leggere i libri digitali – e relativo dibattito connesso alla loro esplosione recente. “Quella dell'ebook è un'idea totalmente ridicola”, diceva lo scrittore americano. “Il libro stampato è così soddisfacente, così perfetto nel rispondere al tocco delle nostre dita. Gran parte di queste novità è totalmente inutile”. Eppure oggi non è più così. Quell'idea non solo non è ridicola – anche se in passato oggetto di resistenze culturali molto forti – ma è anche tema di dibattito profondo che riguarda non solo il futuro del libro ma anche il futuro  delle nostre abitudini di lettura, la ridefinizione e in alcuni casi la possibile scomparsa di un numero imprecisato di professioni, il cambiamento dell'industria legata al libro, la nascita di nuovi ibridi letterari basati sulla multimedialità e un'interazione diversa del lettore col testo. Siamo (saremmo) di fronte alla “quarta rivoluzione”, almeno stando al titolo di un libro uscito da poco, scritto da Gino Roncaglia e pubblicato da Laterza. Non è il solo: è uscito un libello per Nottetempo, Che fine faranno i libri? di Francesco Cataluccio, per non parlare poi del dibattito in rete o quello, per ora ancora limitato, sui giornali. È come se l'editoria italiana si fosse finalmente svegliata, e preso atto della portata radicale della novità dell'uscita dell'iPad e del successo dei vari ebook reader lanciati sul mercato negli ultimi anni, ora finalmente si ponesse il problema di alcune trasformazioni che andavano previste già da tempo. Portata radicale non solo per le funzioni del device della Apple, secondo alcuni prima tappa di un progressivo perfezionamento. Ma perché l'azienda di Steve Jobs ha dimostrato di saper intercettare le novità tecnologicamente più rilevanti e di contribuire a radicarle, attraverso aggeggi che riescono a diffondersi presso uno strato sempre più ampio di gente, cambiandone progressivamente le abitudini. L'iPod insegna: quanti hanno il lettore della casa di Cupertino e quanti ormai ascoltano musica pressoché su quel supporto? Quanto sono calate le vendite dei dischi ormai in tutto il mondo e si è trasformato il mercato discografico? E lo stesso connubio di nuovi media e web ha inciso anche sulla fruizione di cinema, videogames, tv. Insomma, prima o poi sarebbe toccato anche al libro. L'ebook reader di Amazon.com, Kindle, è stato uno degli aggeggi più venduti nel natale scorso e se questo è successo non è certo solo per la coolness dell'oggetto, visto che accanto alla sua vendita è incrementato anche il business degli ebook. È anche perché si tratta, con ogni evidenza, di una parte importante del futuro della “fruizione” di testi – libri ma anche giornali - da parte dei lettori. Ora, perché questo avvenga in modo decisivo occorrerà che i lettori di ebook riescano a conquistare quelle caratteristiche ergonomiche del libro che lo hanno reso un oggetto pressoché perfetto per comodità e praticità (“il libro appartiene a quella generazione di strumenti che, una volta inventati, non possono essere più migliorati”, scriveva Umberto Eco), e i dubbi sugli ebook reader e sullo stesso iPad sono ancora tanti. Ma il dado è tratto: accanto ai libri stampati sempre più spesso occorrerà affiancare anche l'eBook. La casa editrice milanese Isbn, ad esempio, ha lanciato da pochissimo l'Isbn reader, ebook store con reader integrato disponibile gratuitamente su Apple Store, con cui si potranno sfogliare e acquistare i libri in catalogo. Eppure la Isbn è una casa editrice che sul libro come oggetto – e come oggetto raffinato di design editoriale – punta moltissimo. È chiaro che una cosa non esclude l'altra. Nel lungo periodo però è difficile fare previsioni. Certo, la possibilità che nel giro di qualche anno il numero di libri stampati possa ridursi notevolmente è concreta. Ma sarebbe per forza un male? Nel mondo si vendono ogni anno tre miliardi di libri, e se si considera una media di 250 pagine per libro questo comporta l'abbattimento di 9.316.770,1 alberi. Ma allo stato attuale uno dei problemi più stringenti è quello di capire in che modo coniugare vendite, protezione della proprietà intellettuale e limitare la pirateria. Però la domanda è: siamo sicuri che la protezione dei diritti d'autore vada fatta attraverso dei software che limitino l'utilizzo delle opere da parte degli utenti, oppure non ripensando radicalmente il modello di business dell'editoria? La sfida dell'editoria nei prossimi anni è tutta qui: iniziare a reinventarsi. (&lt;b&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-2164533325079215265?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/2164533325079215265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=2164533325079215265' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2164533325079215265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/2164533325079215265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/06/editoria-senza-libri-il-caso-ipad-e-il.html' title='Editoria senza libri. Il caso iPad e il futuro degli ebook'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/TBO3wyLUSEI/AAAAAAAAARQ/_LySizlR3bs/s72-c/iPad.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4920898197979741210</id><published>2010-05-24T05:18:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:29:36.529-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polaroid'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='On2Sides'/><title type='text'>O2S</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-w8VhexIIOE0/TbV7OXSBJ5I/AAAAAAAAAc0/Xf5C0w8gUnk/s1600/polaroid02s.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5599517198403053458" src="http://2.bp.blogspot.com/-w8VhexIIOE0/TbV7OXSBJ5I/AAAAAAAAAc0/Xf5C0w8gUnk/s320/polaroid02s.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 320px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 266px;" /&gt;&lt;/a&gt;Da un paio di mesi sto lavorando a un nuovo progetto, &lt;a href="http://ontwosides.blogspot.com/"&gt;On Two Sides&lt;/a&gt; – o anche On2Sides, o O2S – una (tape) label messa su insieme a tre amici (Simone Deiana e Federico Orrù e Nicola Massa) con la collaborazione di un mucchio di persone, amici artisti fotografi grafici musicisti. È una cosa che stiamo costruendo, a piccoli passi, con grande entusiasmo. Per spiegare il motivo per cui abbiamo deciso di buttarci in una simile avventura potrei prendere in prestito le parole scritte per la presentazione di un collettivo bolognese, il We Were Never Being Boring Collective. Le faccio anche mie perché sono, al fondo di tutto, il vero motivo per cui si può mettere su una cosa del genere: “Vogliamo che la musica per noi non diventi mai qualcosa di noioso. Vorrebbe dire che lo siamo anche noi. Perché la musica non muore con gli mp3 o il copyright: è con la noia che se ne va, con l'abitudine”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima uscita è in arrivo: una compilation interamente dedicata alla musica elettronica (diciamo, elettronica “non dance”) prodotta da queste parti, Cagliari e provincia. 19 pezzi divisi in due lati, di cui potete leggere la &lt;a href="http://www.italianembassy.it/?p=4378"&gt;prima recensione&lt;/a&gt; sul &lt;a href="http://www.italianembassy.it/"&gt;sito&lt;/a&gt; di Enrico Veronese (giornalista Blow Up), con streaming in anteprima di sei brani: Neeva, Arrogalla, Menion, Everybody Tesla, Plastik Kettle, CA Parade. La presentazione ufficiale della release sarà fatta tra il 23 e il 26 giugno al Seaside Vibe, festival internazionale organizzato da Basstation. I dettagli nei prossimi giorni.&lt;br /&gt;Intanto però vorrei divagare un po' sul senso della label.&lt;br /&gt;Nel momento in cui la musica circola in rete e si ascolta dentro un iPod, il modo in cui un disco è pubblicato rischia quasi di essere irrilevante. Allora ci sono alcune strade drastiche ugualmente praticabili (in mezzo a mille altre meno drastiche). Ad esempio non pubblicare più dischi e far circolare la musica solo in rete. Oppure scegliere di pubblicare la musica puntando sul formato che si preferisce, provando ad attribuire nuovamente valore e significato anche al supporto. Anche la cassetta. La cassetta consente di fare dei piccoli esperimenti con colori, formati, materiali, e dato che On Two Sides è un progetto che nasce per stare a cavallo tra discografia, grafica e design, e ha voglia di sperimentare anche su un mucchio di altre cose (comunicazione in senso molto ampio), allora pensiamo che la cassetta sia il formato migliore per farlo.&lt;br /&gt;Ma non vorrei nemmeno che si pensasse che per noi la cassetta è un feticcio. È uno strumento di veicolo della musica e di mille altre idee. È un formato cheap che consente una grande libertà di movimento. Con la cassetta – e con le tirature limitate – siamo in grado di pubblicare piccoli esperimenti, side project, collaborazioni, recuperare dischi mai usciti e “provare” nuove band. Tra i due poli dell'esperimento e del documento – e in mezzo tutto il resto. Confezionando tutto quanto in modo interessante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la ragione più profonda probabilmente sta nelle parole di Mark Hogan di Pitchfork, che non a caso abbiamo già riportato anche sul blog di O2S. Le copioincollo qui sotto:&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Tapes never fell completely out of favor among experimental and noise musicians, but their broader underground resurgence appears to reflect a confluence of cultural trends. Instant access to almost any recording has left some of us over-stimulated, endlessly consuming without really digesting what we hear. Many children of the 1980s first owned their music on cassette, so for them the format represents a nostalgia for simpler times; younger kids probably never owned cassettes in the first place, so for them tapes don't have any negative associations. The spread of Internet-enabled smart phones and 24/7 social networking has made work and pleasure increasingly intertwined in our digital existences. Like records, cassettes offer listeners a tangible experience at a time when our jobs, our social lives, and our popular culture are becoming more and more ephemeral".&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4920898197979741210?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4920898197979741210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4920898197979741210' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4920898197979741210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4920898197979741210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/05/o2s.html' title='O2S'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-w8VhexIIOE0/TbV7OXSBJ5I/AAAAAAAAAc0/Xf5C0w8gUnk/s72-c/polaroid02s.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7276471068463047436</id><published>2010-05-11T11:55:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:29:50.956-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comunicazione politica'/><title type='text'>Politica e social network</title><content type='html'>(&lt;i&gt;Questo articolo è la terza parte di una mia inchiesta a puntate su Facebook pubblicata nei giorni scorsi sull'Unione Sarda. Il primo articolo conteneva una intervista a Massimo Mantellini ed era focalizzato sulle dinamiche generali del social network, il secondo era un pezzo di colore con notizie curiose e fatti di cronaca. Questo articolo invece affronta il tema del rapporto tra social network e comunicazione politica&lt;/i&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo le elezioni regionali di marzo, Silvio Berlusconi ha fatto il suo debutto ufficiale su Facebook per mandare un messaggio agli elettori e annunciare l'avvio della “stagione delle riforme”. «Facebook – ha scritto il Cavaliere - è una nuova occasione per conoscersi, è una piazza virtuale dove è possibile presentare e difendere le proprie idee e soprattutto qua si accende il confronto politico». E insomma, essendo quella la prima volta del Presidente del Consiglio su Facebook la notizia ha avuto un certo impatto. Anzi, secondo quanto è stato rivelato dai giornali il giorno dopo, l'intenzione di Berlusconi e del suo staff sarebbe quella di continuare a dialogare direttamente con il “popolo di Facebook” anche in futuro, provando a usare quello che ormai è definito il “metodo Obama” per il rapporto tra leader e utenti sul web. Un segno dei tempi. Da un po' ormai anche in Italia si assiste al tentativo di proporre approcci un po' più strutturati alla presenza della classe politica su Facebook e sui social network in generale, intesi come strumenti di comunicazione e mobilitazione dell'elettorato. Naturalmente, questi strumenti sono tanto più efficaci quanto più si capiranno in modo profondo le modalità di stare in rete e di sfruttare le caratteristiche del cosiddetto web 2.0. “Anche se internet è uno strumento neutro, tuttavia impone determinate regole”, spiega Donatella Campus, professore associato di Scienza Politica all'università di Bologna e studiosa di comunicazione politica. “Il tipo di leadership che funziona bene su internet è quello che enfatizza la dimensione partecipativa e interattiva dell'elettorato. È il tipico messaggio di internet. Consente una evoluzione del rapporto leader-seguace in un rapporto paritario”. Per esempio, avere cura di una pagina su Facebook dovrebbe essere una occasione per dialogare con gli elettori, in modo costante e quasi in tempo reale. Per recepire contributi di idee, raccogliere umori degli elettori, dare il senso di un dialogo vero. Cosa che già viene fatta da molti uomini politici, a livello locale come a livello nazionale, con riflessioni veloci, condivisioni di link e di video, e un tentativo di allargare il bacino dei propri utenti/elettori con lo strumento delle “amicizie”. Secondo alcuni, tanto più si possono ottenere buoni risultati quanto più si viene percepiti come “persona”, usando lo strumento in modo amichevole e informale. Ma a livello generale c'è soprattutto un'altra ragione per cui rete, Facebook e social network possono rivelarsi fondamentali. “Trasforma utenti in attivisti. Si tratta di attivisti diversi da quelli tradizionali, che erano iscritti al partito e facevano vita di partito, nella sede e con un contatto diretto coi dirigenti. L'attivista sul web è una persona che si avvicina alla politica per la prima volta. Simpatizzante, magari in modo blando, che poi decide di dare il suo contributo”. Gli esempi più clamorosi sono forniti da Barak Obama e Ségolène Royal. Entrambi grazie alla rete sono riusciti a mobilitare elettori nuovi che sono riusciti a dare corpo alle loro candidature, creando le condizioni stesse della loro parabola politica. “La Royal sul web è riuscita a mobilitare elettori che poi hanno deciso di iscriversi al partito per partecipare alle primarie”, spiega Campus. “Obama attraverso la rete è anche riuscito a raccogliere i fondi che gli hanno consentito di avere le chance per portare avanti la sua candidatura alle primarie”. Insomma: la rete e il modo di usare Facebook e i social network possono anche portare al compimento di parabole politiche più “outsider”. Circostanza che in Italia pare non possibile, almeno non ora, a causa di “un certo controllo dell'establishment sul processo di selezioni dei leader”. Tuttavia non bisogna coltivare l'illusione che la politica 2.0 e stare su Facebook possano fare miracoli per le carriere politiche: “sono strumenti importanti e lo saranno ancora più in futuro”, spiega la Campus, “ma la campagna elettorale si vince altrove. Obama è andato in televisione, ha realizzato degli spot. I media tradizionali pesano, il web per ora è uno strumento integrativo”. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7276471068463047436?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7276471068463047436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7276471068463047436' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7276471068463047436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7276471068463047436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/05/politica-e-social-network.html' title='Politica e social network'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3835491617374532591</id><published>2010-05-11T11:51:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:32:02.815-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Intervista a Dente</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S-rjs4-RZoI/AAAAAAAAAQg/xlJ_OjQgtW0/s1600/dente_foto1.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470435057742210690" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S-rjs4-RZoI/AAAAAAAAAQg/xlJ_OjQgtW0/s400/dente_foto1.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; height: 267px; margin: 0 10px 10px 0; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'amore non è bello, dice Dente. L'amore non è bello perché è anche rapporti che si chiudono, è farsi del male, è parole che promettono (“per sempre”) ma che in realtà sono bugie (“come per sempre, che fondamentalmente è uguale a mai”). Perché a volte l'amore finisce con il “non voler sapere più nemmeno dove abiti”. “L'amore non è bello è un titolo abbastanza crudo, è disillusione allo stato puro”, racconta Dente riferendosi al titolo del suo ultimo album uscito l'anno scorso su Ghost Records. “È una frase che si sente tutti i giorni però accompagnata dall'espressione “se non è litigarello”, come nel proverbio. Io ho tolto la seconda parte provando a ribaltarne il senso. È un bel titolo per quel disco, perché dentro ci ho messo canzoni di amore e anche canzoni di non amore. Ci sono rabbia e disillusione e il mio personalissimo rapporto con quel sentimento”. Dente, al secolo Giuseppe Peveri, è uno dei migliori cantautori emersi in Italia nel corso degli ultimi anni. Nato a Fidenza trentaquattro anni fa ma ora milanese d'adozione, ha pubblicato due dischi fatti in casa (Anice in bocca e Non c'è due senza te) che hanno iniziato a rivelarne il talento presso addetti ai lavori e un pubblico di nicchia. Poi l'anno scorso è uscito L'amore non è bello – il giorno di San Valentino, ça va sans dire...- e l'album ha rappresentato un passaggio importante, con una maturazione del suo talento e un bacino di pubblico ulteriormente allargato. Dentro c'erano canzoni che avevano un abito musicale più ricco e arrangiamenti più curati, ma che al fondo mantenevano il suo approccio solito: cantautorato in italiano abbastanza intimista che richiama alla memoria una tradizione che va da Battisti a un De Gregori privato – e tutto quello che ci può essere nel mezzo. Dente torna in Sardegna il 14 maggio per un live in Piazza Duomo a Sassari, alle 19:30 nell'ambito del Festival Abbabula organizzato da Le Ragazze Terribili. Per chi non lo conoscesse bene però bisogna precisare: Dente non è un cantautore “piagnone”. Anzi: nelle sue canzoni c'è una leggerezza di fondo che leviga tutto, una scrittura ironica che riesce a far sorridere anche delle cose peggiori. “Ironia e autoironia sono fondamentali nella mia vita”, racconta. “Mi sono sempre preso in giro, è un modo per riuscire a salvarmi. È una cosa innata che si riflette sulle cose che scrivo e sul modo di pormi con le persone. Però non ho mai pensato che le mie canzoni fossero leggere. Forse perché racconto fatti miei abbastanza importanti, che pesano su di me. Anche quando uso l'ironia la vedo sempre in modo triste. Diciamo che sdrammatizzo soprattutto a livello estetico”. Di sicuro una delle capacità di Dente è riuscire a scrivere testi che riescono a imprimersi subito, frutto di una “fede nella semplicità” che è ampiamente ricercata. “Scrivo per farmi capire, usando parole semplici. Mi piace scrivere come parlo, parlare come mangio, scrivere come mangiavo... Il primissimo Vasco usa parole semplici per arrivare alla gente. È stato uno dei primi a usare il linguaggio della gente comune, senza farsi troppe pippe. Scrive canzoni come se stesse parlando con qualcuno al bar. E con quel linguaggio è stato capito da tutti”.  &lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3835491617374532591?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3835491617374532591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3835491617374532591' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3835491617374532591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3835491617374532591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/05/intervista-dente.html' title='Intervista a Dente'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S-rjs4-RZoI/AAAAAAAAAQg/xlJ_OjQgtW0/s72-c/dente_foto1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1228108397971657637</id><published>2010-04-22T12:42:00.001-07:00</published><updated>2010-04-22T13:12:06.216-07:00</updated><title type='text'>rip it up and start again</title><content type='html'>E alla fine stavo a girarci intorno e non riuscivo a trovare un nome decente per il mio nuovo blog – uno mio, vecchio vecchio, si chiamava nocturama ma non ce n'è più traccia alcuna – e questo cercare inutilmente un nome senza trovarlo aveva smorzato l'entusiasmo verso la cura del suddetto blog, che ho aperto mesi fa limitandomi a postare articoli di giornale giusto ogni tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine ho scelto On Repeat. On Repeat era una trasmissione radiofonica andata in onda per tre anni dal marzo 2007 al marzo 2010, e potrebbe essere, in futuro, ancora una trasmissione radiofonica, più simile a un magazine culturale e contenitore di culture pop che non a una trasmissione musicale &lt;i&gt;e basta&lt;/i&gt; come è sempre stata. Ci sarà tempo per pensarci, intanto On Repeat ora è anche questo blog che avrà le seguenti funzioni:&lt;br /&gt;condividere qualche articolo uscito sul giornale (non tutti gli articoli, solo alcuni)&lt;br /&gt;fare pubblicità spudorata alle cose che faccio&lt;br /&gt;fungere da blog-blog, insomma, quello che si fa solitamente con un blog (condividere link, immagini, video, segnalare cose dalla rete, articolare qualche riflessione veloce)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On Repeat sarà tutto questo, e anche molto meno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1228108397971657637?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1228108397971657637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1228108397971657637' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1228108397971657637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1228108397971657637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/04/rip-it-up-and-start-again.html' title='rip it up and start again'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-6316191080998784085</id><published>2010-03-14T08:46:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:31:54.393-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Che la festa cominci. Intervista a Niccolò Ammaniti</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S50G1oWCCAI/AAAAAAAAAPY/TFA4fIhSWos/s1600-h/img_2950.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448518642620827650" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S50G1oWCCAI/AAAAAAAAAPY/TFA4fIhSWos/s400/img_2950.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; height: 390px; margin: 0 10px 10px 0; width: 245px;" /&gt;&lt;/a&gt;Una setta satanica sgangherata che sogna di compiere finalmente una impresa veramente malvagia, uno scrittore di successo preda della sua vanità, un palazzinaro dal passato dubbio che organizza un party a Villa Ada a Roma destinato - nelle sue intenzioni - ad essere ricordato come la festa più grande della storia italiana recente, con un parterre di ospiti di varia umanità che coinvolge attori, calciatori, veline, uomini dello spettacolo e della politica. Tutti in corsa verso l'apocalisse finale, verso una rovina collettiva in cui si specchia, in modo leggermente deformato, la rovina della società italiana stessa. Insomma, è un Niccolò Ammaniti in gran forma quello di “Che la festa cominci”, nuovo romanzo uscito su Einaudi Stile Libero a dare un seguito a Come dio comanda (vincitore dello Strega nel 2007). Con questo romanzo lo scrittore romano è tornato al passo svelto della commedia, allo humour implacabile che ne ha marchiato alcune delle sue esperienze migliori, alla fantasia feroce dei suoi romanzi più divertenti. Ci sono dentro due storie che procedono parallele. Quella di Mantos, leader della piccola setta delle Belve di Abbadon, un uomo infelice soggiogato dalla moglie e da una vita di frustrazioni. E quella di Fabrizio Ciba, “giovane scrittore” di 41 anni dal successo enorme e dal futuro un po' incerto. Entrambi si incroceranno al party del secolo del palazzinaro Sarà Chiatti – e inutile dire succederà davvero di tutto.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il mood che si respira nel nuovo romanzo è profondamente diverso da quello di Come dio comanda. In che condizioni nasce questo libro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ho impiegato quasi cinque anni a scrivere Come dio comanda e il lavoro è stato estremamente impegnativo, anche per via del clima abbastanza tragico della storia. Quando uno scrive si trova a vivere ogni giorno accanto ai personaggi che produce e subisce l'atmosfera della storia. Quindi avevo voglia di staccare e di divertirmi un po'. Per questo alla fine è uscita fuori una specie di commedia satirica.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che sentimenti nutre verso i personaggi del romanzo?&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Li amo tutti, come mi capita in ogni romanzo che scrivo. Poi verso alcuni provo più misericordia, più compassione: trovo che siano personaggi schiavi di passioni e di necessità che non sono importanti, sono indotte, e le subiscono in modo inconsapevole.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Forse Ciba è il peggiore. Alla fine per lui – a differenza che per altri - non c'è nessuna redenzione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Certo non è un personaggio positivo. È tormentato dalle incertezze, è arrivato al successo e sente che il successo gli sta sfuggendo dalle mani. Il problema è che il successo di uno scrittore non dovrebbe essere misurato da come e quanto appari, dalle “presenze”. Quando si è troppo sotto le luci della ribalta è difficile introiettare esperienze, capire le passioni e le storie delle persone. Lui vuole essere al centro di tutto. Ad un certo punto sembra riuscire a capire ed è quasi sul punto di trovare una strada per la redenzione, ma non sfrutta l'occasione. È negativo ma alla fine in fondo fa male solo a sé stesso. È una espressione dei nostri tempi, in cui gli intellettuali rischiano di diventare quasi delle veline.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ciba è vanitoso ed egocentrico, ha un bisogno disperato di approvazione. Ad esempio è molto divertente come lei racconta le reazioni di piacere fisico che si innescano quando qualcuno si complimenta con lui per i suoi libri... C'è qualche tratto della sua personalità in cui si ritrova?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Spesso mi hanno chiesto a chi pensassi quando ho creato il personaggio, se a questo o a quello scrittore. Ma c'è dentro un coacervo di tratti e storie molto varie vissute stando accanto ai miei colleghi, e guardando dentro me stesso. O meglio, guardando alla parte più vanitosa e meno profonda della mia persona. Ci sono degli aspetti che possono emergere e che a volte ti repellono. Ma quando queste cose per te sono tutto e cerchi di avere sempre soddisfazione allora non riesci più ad avere un comportamento indipendente dal tuo successo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'interesse verso il mondo del satanismo invece come è nato?&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;In realtà il satanismo era un pretesto per raccontare alcune persone che vivono una passione solitaria che non possono raccontare agli altri. E non possono farlo soprattutto perché non hanno altri se non il proprio gruppo. Sono vite oscure e infelici che si raggrumano intorno a passioni comuni. Poi mi piaceva anche l'effetto comico di un uomo che subisce le angherie della moglie e che sogna di essere cattivissimo, anche se in realtà non lo è.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Forse la “misericordia” di cui parlava prima è sentita molto più proprio verso i quattro membri della setta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Si, il mio sguardo nei loro confronti è più indulgente e bonario. Ma in realtà il mio sguardo non è mai cattivo verso nessun personaggio che racconto. Certo verso di loro sento una simpatia maggiore, perché anche nell'orrore del gesto che vogliono compiere mostrano dei bagliori maggiori di umanità.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quando parla di come ha scritto un suo romanzo Ciba spiega che ogni singola parola, ogni singola frase era stata tirata fuori con fatica. Qual è il libro che ha trovato più difficoltà a scrivere?&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Come dio comanda, anche perché venivo dal grande successo di Io non ho paura e tutti erano in attesa del nuovo libro. Me la sono presa molto con calma sentendo la responsabilità di scrivere un libro all'altezza dell'altro. Poi anche i temi trattati sono stati più faticosi. Ho voluto scrivere un libro che non fosse tranquillizzante. Raccontava l'odissea degli ultimi, di gente che nessuno ha voglia di guardare e che si nota solo se ti portano a farlo. Altrimenti sfuggono dalla vista se non fino a quando compiono qualcosa di terribile, come un fatto di sangue, e solo allora diventano i protagonisti del palcoscenico.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nel romanzo c'è una osservazione molto cinica di Bocchi, il chirurgo estetico, sulle brutte figure. “Quelle che tu chiami figure di m... sono sprazzi di splendore mediatico che danno lustro al personaggio e che ti rendono più simpatico”. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Vuol dire che non c'è più bisogno di preoccuparsi troppo delle figuracce perché ormai sono state sdoganate. Prima c'era una morale diversa e c'erano comportamenti giusti e comportamenti sbagliati. Le figuracce avevano un peso, ora sono una macchia che si lava subito. In politica, in televisione, si fanno le cose peggiori ma poi dopo pochissimo vengono perdonate. Si fanno cose per cui nell'Ottocento ci si doveva solo chiudere in casa e spararsi, oggi invece si finisce all'Isola dei famosi. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-6316191080998784085?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/6316191080998784085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=6316191080998784085' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6316191080998784085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6316191080998784085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/03/che-la-festa-cominci-intervista-niccolo.html' title='Che la festa cominci. Intervista a Niccolò Ammaniti'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S50G1oWCCAI/AAAAAAAAAPY/TFA4fIhSWos/s72-c/img_2950.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7190307192267999018</id><published>2010-03-14T08:39:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:31:40.965-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>I malcontenti. Intervista a Paolo Nori</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S50EGCnKBJI/AAAAAAAAAPQ/JoE28qc0yKQ/s1600-h/nori.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448515626014999698" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S50EGCnKBJI/AAAAAAAAAPQ/JoE28qc0yKQ/s400/nori.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; height: 212px; margin: 0 10px 10px 0; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;“Questa è una storia che una storia del genere non mi era mai capitata di scriverla”. Basta una riga appena per riconoscere subito Paolo Nori, individuarne stile, accento ed entrare immediatamente nel suo universo letterario – quell'universo fatto di intimismo stralunato, umorismo e sguardo obliquo sul mondo che i suoi lettori hanno trovato sempre in una lunga sequenza di libri pubblicati in dodici anni di carriera. Anche in questo nuovo romanzo, I malcontenti, uscito pochi giorni fa per Einaudi (pp. 166, 16 €), che pure parte con una rivendicazione di novità. È la storia del rapporto di una coppia di ragazzi sui trent'anni di nome Nina e Giovanni e dei loro tentativi di entrare nel mondo “adulto” senza smarrirsi e mandare in frantumi la loro relazione. La storia è filtrata dallo sguardo di Bernardo, scrittore e inquilino dell'appartamento del piano di sotto. Ma è anche la storia del suo tentativo di scrivere un saggio sul padre Renzo. Del suo rapporto con una “bambina di quattro anni” che lo chiama papà e delle sue piccole perle di saggezza. Dell'organizzazione di un festival in apparenza bislacco come quello dei Malcontenti. Ma soprattutto è una riflessione su una generazione di uomini nati dai Sessanta in poi, per i quali il mondo è già stato “fatto, preconfezionato, e l'unica cosa da fare è mettere delle crocette, come nei test”, e in cui lo strumento per farsi spazio è “la disperazione”.&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Lei ha dichiarato che nella sua “personale esperienza di scrittura di romanzi, questo è un po’ diverso dagli altri”.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Un ragazzo mi disse che i miei romanzi sono il contrario del romanzo di avventura. Nei Tre moschettieri ci sono duelli, uccisioni, rapimenti. Giri le pagine per sapere che succede dopo. Nei miei romanzi invece leggi per capire se finalmente succederà qualcosa. Ho sempre lavorato sul niente apparente. Creavo aspettative per non soddisfarle. Stavolta ho provato a fare il contrario.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È per questo che marca una differenza anche sul tipo di storia narrata?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Stavolta c'è una trama tradizionale. E se punti sulla trama non puoi calcare troppo sulla voce del personaggio. Quella di Bernardo è una voce più quieta rispetto a quella del protagonista degli Scarti o di Bassotuba non c'è. Non c'era bisogno di un libro in cui ogni paragrafo si reggesse da solo, in uno stile identificabilissimo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Bernardo afferma di essere diventato meno polemico che in passato. Anche per lei è così?&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Ho 46 anni e da dodici anni pubblico libri. Un po' ho attenuato quell'atteggiamento polemico che avevo all'inizio. Ad esempio, durante i primi anni ero abbastanza stupefatto dal mondo dell'editoria. Lo trovavo affascinante ma anche repellente. Tanto è vero che è stato oggetto di alcuni miei romanzi. Ora ho cambiato atteggiamento, forse anche perché uno poi alla fine si stanca. Una delle cose che mi vien da dire è che questo personaggio si prende carico della vicenda, e non pensa di essere il più bravo di tutti, di essere superiore.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Si chiede: “non sarebbe il caso che la trama la descriva la vita, e che quelli che scrivono si limitino a raccontare?”. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;È una idea di un gruppo di critici sovietici espressa in un libretto, La letteratura del fatto, che si scagliava contro la fiction, la letteratura della finzione. Contro le trame tutte uguali che producono romanzi tutti uguali, con colpi di scena prevedibili. Se si assume che la letteratura debba essere una cosa stupefacente, solo alcune cose hanno diritto di entrarvi, escludendo buona parte di ciò che vedono i nostri occhi. Quei critici esortano a raccontare quello che succede. Anche se poi ho tirato fuori l'indicazione proprio nel primo romanzo in cui lavoro su una trama...&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lei parla di Bologna come di una città talmente cambiata che “per trovar la sua faccia bisognava del tutto scordarsi quel nome così impegnativo”. Non a caso la ribattezza “Tommaso”...&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Non credo che Bologna sia il posto peggiore dove vivere, però mi sembra una città molto triste. Da poco ho visto un manifesto dove si invitano gli anziani a ritirare le catenelle anti-borseggio: era un'esca per vendere loro le assicurazioni contro i furti. Sono arrivato nel '99 con alcune idee sulla città: negli anni 50 i mezzi pubblici erano gratuiti per coloro che dovevano andare a lavorare. Oggi gli autobus sono gratuiti, ma per andare al Motoroshow... (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda 11/03/2010&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7190307192267999018?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7190307192267999018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7190307192267999018' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7190307192267999018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7190307192267999018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/03/i-malcontenti-intervista-paolo-nori.html' title='I malcontenti. Intervista a Paolo Nori'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S50EGCnKBJI/AAAAAAAAAPQ/JoE28qc0yKQ/s72-c/nori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-1169270702161906556</id><published>2010-01-31T05:51:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:31:21.535-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cagliari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Il writer delle balene dagli occhi dolci</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S2WLe5cVIwI/AAAAAAAAANg/ltpdPAaoSgw/s1600-h/Balene.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432901888424354562" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S2WLe5cVIwI/AAAAAAAAANg/ltpdPAaoSgw/s400/Balene.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 274px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;(&lt;i&gt;foto Tronci, Unione Sarda&lt;/i&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;È aperta ufficialmente la caccia alle balene. A Cagliari ormai sono dappertutto: una famiglia sempre più numerosa che comprende oltre una cinquantina di esemplari, disegnati ogni volta con colori e dettagli diversi ma sempre dalla stessa inconfondibile mano. Nuotano nei muri degli edifici, negli angoli delle strade, sopra lastroni arrugginiti, nelle facciate dei palazzi. L'autore è un pittore e writer cagliaritano di venticinque anni che gli amici più intimi chiamano Crisa: la firma che usava agli inizi della sua carriera e che è rimasta un po' il suo soprannome.&lt;br /&gt;Le balene hanno iniziato a diffondersi poco più di un anno fa. Il primo esemplare - azzurrino con un piccolo forcone e una cicatrice sul dorso - si trovava in un edificio di Castello, allora un po' diroccato, che su un lato si affaccia anche in via Manno. Ora non c'è più: il muro è stato imbiancato e quindi quell'opera si può vedere solo in fotografia. «Quella balena nacque un po' casualmente - racconta Crisa - senza un progetto definito. È uscita fuori così e da lì è nata tutta la serie. Da allora non mi sono più fermato». Così ne sono nate tante altre, che ora decorano i muri di ogni parte della città: per esempio in via San Benedetto e nella salita di via Porcell, in numerosi angoli di Villanova e nelle scalette di via Spano, in viale Ciusa e in via Iglesias.&lt;br /&gt;La scelta dei luoghi è frutto di uno studio accurato. Ci sono delle regole: mai su muri appena imbiancati o su case nuove, mai negli edifici storici e nei monumenti. La scelta ricade su pareti un po' in degrado, su muri «insignificanti» o comunque laddove - secondo le valutazioni dell'autore - non arrecano danno o disturbo, ma possono anzi dare un contributo a valorizzare il luogo. Per esempio ce n'è una in via Napoli, alla Marina, nelle travi di legno che delimitano i resti della chiesa di Santa Lucia ormai in stato di abbandono. Quella è una balena precaria: qualora dovessero togliere il recinto, anche la balena sparirebbe. Una si trova in via Badas, poco prima della Porta Cristina, nella parte di muro in cemento armato. Era stato imbiancato nella parte bassa per cancellare una scritta sul Papa in vista del suo arrivo a Cagliari. In quello spazio Crisa ha realizzato una famigliola di balene, con un piccolo cucciolo che voleva rappresentare un omaggio alla figlia appena nata.&lt;br /&gt;Qualcuno li chiamerebbe graffiti ma la loro definizione esatta è murales. Non solo: «L'opera non è un'unica balena, ma è bombardare la città con tutte le balene». Si potrebbe definire poesia urbana con un contenuto fortemente ambientalista: «Se proprio dovessi trovare un significato per le mie balene - spiega Crisa - vorrei che fosse quello di un animale che resiste». Resiste e si trasforma, almeno nelle opere dell'artista cagliaritano. Nel corso dei mesi i nuovi esemplari si sono arricchiti di dettagli. Su alcune sono comparsi degli oblò («come se le balene fossero delle navi che viaggiano»), in altre delle antenne paraboliche. Su alcune, le ultime, sono comparse anche la barba, spine e foglie. Tutte però hanno una caratteristica comune: il tratto degli occhi, «simbolo di speranza in questo mondo che stiamo distruggendo». Insomma, le balene sono un regalo che Crisa vuole fare alla città. Difficile confondere un piccolo atto di amore col vandalismo. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, 31/01/2010, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-1169270702161906556?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/1169270702161906556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=1169270702161906556' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1169270702161906556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/1169270702161906556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/01/il-writer-delle-balene-dagli-occhi.html' title='Il writer delle balene dagli occhi dolci'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S2WLe5cVIwI/AAAAAAAAANg/ltpdPAaoSgw/s72-c/Balene.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-8453629873212466952</id><published>2010-01-31T05:48:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:31:05.072-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>Le tracce digitali del killer di libri</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S2WKqaQ_2uI/AAAAAAAAANY/RAMyf9SBl0c/s1600-h/kindle.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432900986702125794" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S2WKqaQ_2uI/AAAAAAAAANY/RAMyf9SBl0c/s400/kindle.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 400px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 363px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Questo articolo è uscito qualche giorno prima della presentazione ufficiale dell'iPad, quindi il tablet della Apple è ancora nominato come iSlate, e ovviamente non si fa riferimento alle caratteristiche illustrate da Jobs il giorno della presentazione...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo hanno ribattezzato l'iPod dei libri e la suggestione potrebbe funzionare. Kindle - l'e-book reader prodotto da Amazon - è un aggeggio che consente di leggere libri o consultare riviste attraverso uno schermo, dovunque, eliminando la necessità della carta e del supporto fisico. Il principio è: con l'e-book reader si possono consultare e portare con sé un numero considerevole di libri esattamente come dentro l'iPod si possono stipare dentro centinaia, migliaia di canzoni, senza essere costretti a portarsi dietro l'intera collezione di dischi. Ovviamente le differenze sono tante, e appunto si tratta di una suggestione. Ma intanto il dado è tratto. Tutto fa pensare che novità simili convergeranno nel modificare profondamente il mondo dell'editoria, un po' come - per semplificare - mp3 e lettori tipo iPod hanno cambiato il mondo della musica: l'esplosione degli e-book reader, l'avvento prossimo venturo dei nuovi computer lavagna, la campagna di digitalizzazione di milioni di testi senza copyright da parte di Google. Ma andiamo con ordine.&lt;br /&gt;Kindle DX è la nuova versione dell'e-reader lanciato da Amazon.com - la più grande libreria online al mondo - ed è in vendita da qualche giorno in oltre 100 paesi, Italia compresa. Tra le sue caratteristiche c'è la connettività wireless 3G, 3,3 GB di memoria interna per circa 3500 titoli archiviabili, e una tastiera con cui è possibile inserire commenti e note al testo. Non è il solo e-reader disponibile sul mercato: ci sono anche quelli di Barnes &amp;amp; Noble e di Sony, ad esempio, e altri si aggiungeranno a breve, segno che le aziende intendono investire su un oggetto di cui intravedono grosse potenzialità. È successa insomma una cosa che prima o poi sarebbe dovuta succedere. Si è trovato il modo di rendere appetibile un aggeggio che serve per leggere e-book e riviste in digitale. Qualcosa che assomiglia molto al futuro dell'editoria, quando - dicono - faremo a meno della carta, almeno il più delle volte (sembra impossibile che un oggetto come il libro possa sparire davvero). Amazon.com ha parlato di vendite record, almeno negli Usa, e la vendita dell'e-book reader ha trainato - come era ipotizzabile - anche la vendita degli e-book stessi, tanto che per la prima volta il sito ha venduto più e-book che libri cartacei.&lt;br /&gt;La diffusione di reader sempre più evoluti e pratici pone questioni importanti sul futuro dell'editoria, su come una novità tecnologica simile sarà in grado di modificare le abitudini di lettura, i formati editoriali, la diffusione dei testi, la capacità di accesso alla pubblicazione, la stessa possibilità di ibridare linguaggi diversi, grazie alle possibilità di “convergenza” favorite dalla rete e dalla tecnologia. E già ora ci si interroga su come sarà possibile sfruttarne le potenzialità economiche, attraverso proposte editoriali che siano in grado di sfruttare la loro crescente diffusione - una potenzialità che riguarda ovviamente anche riviste e quotidiani, il cui costo di stampa è una delle voci più pesanti del bilancio aziendale. Nel momento in cui gli e-book reader dovessero diffondersi in modo più capillare, sarà inevitabile che riviste e quotidiani puntino anche sugli abbonamenti digitali. Tutto ciò proprio quando si prepara quella che sarà una delle sfide tecnologiche decisive del 2010: quella degli slate pc, ovvero i computer lavagna, portatili, senza tastiera, che potrebbero anche superare lo stesso concetto di e-reader, ponendosi come l'avanguardia per la lettura e la consultazione di e-book e riviste digitali. Come il chiacchieratissimo iSlate della Apple, che dovrebbe essere presentato proprio il 27 gennaio e che ha fatto scatenare una marea di illazioni e che sarà - né più né meno - un computer portatile senza tastiera, con schermo multitouch e connessione wireless, e che servirà proprio a “consumare” libri e riviste.&lt;br /&gt;Non a caso il Wall Street Journal ha rivelato che la Apple starebbe trattando con la casa editrice Harper Collins per portare gli e-book nell'iSlate. Anche Microsoft prepara l'avvento del tablet pc, anche se il suo modello non dovrebbe arrivare se non entro l'anno. Ma insomma, anche qui c'è materiale su cui esercitarsi per provare a fare previsioni su come sarà l'editoria in questo decennio. Del resto un buon indicatore è la decisione - ricca di polemiche e cause legali - di Google di digitalizzare milioni di libri fuori catalogo e senza più copyright. Tutto ciò mentre in Italia le sfide dell'editoria digitale trovano pochi soggetti disposti a raccoglierle. Un dato, riportato da Reuters Italia, la dice lunga sulla effettiva consistenza del mercato dell'editoria digitale in Italia: solo lo 0,04 per cento, praticamente nulla. In realtà l'editoria italiana sembra complessivamente voler fare orecchie da mercante rispetto a queste novità, forse anche per un certo conservatorismo di fondo. Molto dipende dalla paura che anche l'editoria libraria possa essere colpita dalla pirateria, esattamente come avviene per musica, cinema, videogames. Intanto però all'orizzonte non si vedono riflessioni, proposte, bozze di strategia. Del resto l'editoria digitale non vuole sostituire quella cartacea, ma solo affiancarvisi. E un editore interessato a veicolare il più possibile i propri contenuti, dovrebbe essere attengo anche alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, 24/01/10, Unione Sarda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-8453629873212466952?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/8453629873212466952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=8453629873212466952' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8453629873212466952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/8453629873212466952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/01/le-tracce-digitali-del-killer-di-libri.html' title='Le tracce digitali del killer di libri'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S2WKqaQ_2uI/AAAAAAAAANY/RAMyf9SBl0c/s72-c/kindle.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7132611482622263100</id><published>2010-01-13T07:13:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:30:47.827-07:00</updated><title type='text'>Il feticcio delle cassettine</title><content type='html'>&lt;div&gt;È probabile che non comprerò mai &lt;a href="http://design-milk.com/cassette-tape-closet-by-creative-barn/?utm_source=feedburner&amp;amp;utm_medium=feed&amp;amp;utm_campaign=Feed:+design-milk+(Design+Milk)&amp;amp;utm_content=Google+Reader"&gt;questo&lt;/a&gt; mobile o che non riuscirò a procurarmi &lt;a href="http://design-milk.com/cassette-tape-notebook-by-wednesday-garden/"&gt;quei&lt;/a&gt; taccuini, ma sulle cassettine presto avrò una novità o due da raccontarvi...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426243260010587938" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S03jftnJ5yI/AAAAAAAAANE/vtn-1lMgF0M/s400/Cassetta2.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; height: 280px; margin: 0 10px 10px 0; width: 400px;" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426244083753499554" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S03kPqSxO6I/AAAAAAAAANM/Q9SWsftmarQ/s400/Cassetta.png" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; 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title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7132611482622263100' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7132611482622263100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7132611482622263100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/01/il-feticcio-delle-cassettine.html' title='Il feticcio delle cassettine'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/S03jftnJ5yI/AAAAAAAAANE/vtn-1lMgF0M/s72-c/Cassetta2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7344580142643610584</id><published>2010-01-13T07:03:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:34:30.769-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna'/><title type='text'>Un po' di articoli sulle scene musicali sarde</title><content type='html'>Vi segnalo, in ordine sparso e con la speranza di non averne dimenticati alcuni per strada, un po’ di articoli miei usciti sull’Unione Sarda sulla musica - “rock” ed elettronica” - fatta in Sardegna:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20091224&amp;amp;Categ=32&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2412404"&gt;SikitikiS, canzoni di gran moda&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20091020&amp;amp;Categ=32&amp;amp;Voce=2&amp;amp;IdArticolo=2391849"&gt;Sai come si prepara una cheescake alla Diverting Duo?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20100207&amp;amp;Categ=29&amp;amp;Voce=2&amp;amp;IdArticolo=2426855"&gt;Iosonouncane, da Buggerru un nuovo cantautore elettronico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20091217&amp;amp;Categ=30&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2410314"&gt;Gangalistics, passeggiando tra jazz e hip hop&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20091118&amp;amp;Categ=32&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2401013"&gt;Flying Sebadas, con ironia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a 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href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20091114&amp;amp;Categ=32&amp;amp;Voce=2&amp;amp;IdArticolo=2399751"&gt;Lilies on Mars, le ex Mab lavorano in casa&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20100108&amp;amp;Categ=30&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2415966"&gt;Quando la notte era HT&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20100115&amp;amp;Categ=32&amp;amp;Voce=2&amp;amp;IdArticolo=2418185"&gt;T-Bet e il Sardinian Electronic Label&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/print.aspx?Id=2423110&amp;amp;ty=c"&gt;Was, e la malinconia diventa folk&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a 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href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20101222&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2534639"&gt;Dieci anni di SikitikiS&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20100715&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2482713"&gt;Nielsa, il suono dello scirocco&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20100717&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2483310"&gt;Gli afro-sardi cantano "waka"...&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20100818&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2491656"&gt;Légère, sul filo dei sogni&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20100524&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2467317"&gt;Feel Dizzy&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20100601&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2469991"&gt;Duoteque&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20101021&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2512518"&gt;Chemical Marriage, istantanee&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20100726&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2485775"&gt;Gold Kids, i suoni in una nave&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20101015&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2510346"&gt;Maurs&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20101103&amp;amp;Categ=0&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2517268"&gt;Two Bit Dezperados&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;(altri &lt;a href="http://andreatramonte.blogspot.com/2011/06/un-po-di-link-sulle-scene-musicali.html"&gt;qui&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7344580142643610584?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7344580142643610584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7344580142643610584' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7344580142643610584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7344580142643610584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/01/un-po-di-articoli-sulla-scena-musicale.html' title='Un po&apos; di articoli sulle scene musicali sarde'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5896083303262974219</id><published>2010-01-13T06:57:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:33:13.433-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>Andrej Longo, Chi ha ucciso Sarah?</title><content type='html'>Dice Andrej Longo che aver svolto lavori come pizzaiolo, istruttore di surf, bagnino, cameriere era per lui una forma di libertà, un modo per «non essere obbligato a scrivere quando non avevo nulla da scrivere». Oltre che, certo, per guadagnarsi da vivere nel tentativo di affermarsi nel mondo dell'editoria, quando ancora lo scrittore campano collezionava rifiuti dalle case editrici e ciò che lo alimentava ancora era l'amore incondizionato per la scrittura, «una cosa indispensabile che mi porto dietro da sempre». Ora le cose sono un po' cambiate. Negli ultimi anni sono arrivati, in sequenza, un contratto con la Adelphi, l'uscita di una raccolta di racconti (“Dieci”) accolta molto bene da critica e pubblico, la vittoria del Premio Bagutta e del Premio Chiara. «E adesso», dice con un filo di ironia, «dopo aver fatto tanti lavori, fatemi fare un po' anche lo scrittore…». Di recente è uscito il suo nuovo romanzo, “Chi ha ucciso Sarah?” (Adelphi, 177 pagine, 17 euro), e come il titolo lascia intuire, si tratta di una incursione di Longo negli stilemi narrativi del giallo, anche se in modo atipico e con molti distinguo da fare. Siamo a Napoli a metà degli anni Novanta. Un giovane poliziotto di nome Acanfora scopre il cadavere di una ragazza in un androne a di Posillipo. È la prima volta che si imbatte nella morte. Il colpo è forte ed è uno dei motivi che lo spingeranno a impegnarsi in tutti i modi, insieme al commissario Santagata, per risalire al colpevole del delitto. Sullo sfondo di una Napoli che, come la Gallia, sembra essere divisa in tre parti: quella benestante di Posillipo, quella degradata delle periferie malavitose, quella “normale” di Acanfora. Come lui stesso scoprirà, anche nella parte “bene” della città le zone d'ombra coprono un'area fin troppo vasta della vita dei suoi abitanti. «Nel libro ci sono tre forme di degrado diverse», spiega l'autore. «E quella della borghesia non riguarda solo Napoli ma l'Italia in generale. Di solito si immagina che la borghesia debba essere il traino della società. Questo non accade. La borghesia si fa gli affari suoi, esattamente come succede nel libro». Il romanzo, si diceva, è un giallo atipico: «In genere nei gialli e nei noir ci si focalizza sull'indagine o sulla realtà sociale. In questo caso il protagonista è Acanfora. Cresce, cambia, si trasforma, prende coscienza di tante cose». Tra queste, la necessità di non cedere all'indifferenza e all'egoismo. Rispetto ai racconti crudi, spietati, dolorosi di “Dieci”, sembra quasi che qui alla fine ci sia un messaggio positivo. «Un elemento di speranza in più alla fine c'è. Ma il contesto dove si sviluppa è molto duro. È una speranza con le virgolette. È più che altro un desiderio di speranza». (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda, 23/12/2009&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5896083303262974219?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5896083303262974219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5896083303262974219' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5896083303262974219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5896083303262974219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2010/01/andrej-longo-chi-ha-ucciso-sarah.html' title='Andrej Longo, Chi ha ucciso Sarah?'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-3565097035456825882</id><published>2009-12-29T04:57:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:33:22.976-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Listmania</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;i&gt;dischi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Flaming Lips, Embryonic (Warner)&lt;br /&gt;2. Animal Collective, Merriweather Post Pavilion (Domino)&lt;br /&gt;3. Fuck Buttons, Tarot Sport (ATP)&lt;br /&gt;4. Blank Dogs, Under and Under (In the Red)&lt;br /&gt;5. Girls, Album (True Panther)&lt;br /&gt;6. The XX, The XX (Young Turks)&lt;br /&gt;7. Real Estate, Real Estate (Woodsist)&lt;br /&gt;8. Neon Indian, Psychic Chasms (Lefse)&lt;br /&gt;9. Grizzly Bear, Veckatimest (Warp)&lt;br /&gt;10. Shackleton, Three Eps (Perlon)&lt;br /&gt;11. Kurt Vile, Constant Hitmaker (Woodsist)&lt;br /&gt;12. The Pains of Being Pure at Heart, S/T (Slumberland)&lt;br /&gt;13. Micachu &amp;amp; the Shapes, Jewellery (Rough Trade)&lt;br /&gt;14. Bonnie Prince Billy, Beware (Domino)&lt;br /&gt;15. Aa.Vv., 5 Years of Hyperdub (Hyperdub)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;canzoni&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Jay-Z feat. Alicia Keys, Empire State of Mind (Roc Nation/Atlantic)&lt;br /&gt;2. Grizzly Bear, Two Weeks (Warp)&lt;br /&gt;3. Fuck Buttons, Surf Solar single edit (ATP)&lt;br /&gt;4. Animal Collective, My Girls (Domino)&lt;br /&gt;5. Girls, Lust for Life (True Panther)&lt;br /&gt;6. Burial &amp;amp; Four Tet, Moth (Text)&lt;br /&gt;7. The XX, Crystalized (Young Turks)&lt;br /&gt;8. Four Tet, Love Cry (Domino)&lt;br /&gt;9. Fever Ray, Keep the Streets Empty for Me (Mute)&lt;br /&gt;10. Neon Indian, 6669 (I Don't Know You Know) (Lefse)&lt;br /&gt;11. Flaming Lips, Watching the Planets (Warner Bros.)&lt;br /&gt;12. Real Estate, Beach Comber (Woodsist)&lt;br /&gt;13. Kurt Vile, Freeway (Woodsist)&lt;br /&gt;14. Atlas Sound, Walkabout (Kranky)&lt;br /&gt;15. Bon Iver, Blood Bank (Jagjaguar)&lt;br /&gt;16. Blank Dogs, No Compass (In the Red)&lt;br /&gt;17. The Pains of Being Pure at Heart, Young Adult Friction (Slumberland)&lt;br /&gt;18. Camera Obscura, My Maudlin Career (4AD)&lt;br /&gt;19. Joy Orbison, Hyph Mngo (Hotflush)&lt;br /&gt;20. Phoenix, 1901 (Glassnote)&lt;br /&gt;21. Bonnie Prince Billy, Death Final (Domino)&lt;br /&gt;22. Health, Die Slow (Lovepump United)&lt;br /&gt;23. Animal Collective, Summertime Clothes (Domino)&lt;br /&gt;24. Washed Out, Feel It Oround (Mexican Summer)&lt;br /&gt;25. Flaming Lips, Convinced of the Hex (Warner Bros.)&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-3565097035456825882?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/3565097035456825882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=3565097035456825882' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3565097035456825882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/3565097035456825882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/12/listmania-le-canzoni-del-2009.html' title='Listmania'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-5149196106684757063</id><published>2009-12-29T04:34:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:33:35.029-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><title type='text'>"L'uomo? Un intruso nella natura". Intervista a Erri De Luca</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Szn4X7hc4pI/AAAAAAAAAMc/14JK4NUlI68/s1600-h/Erri+De+Luca.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420636716515779218" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Szn4X7hc4pI/AAAAAAAAAMc/14JK4NUlI68/s400/Erri+De+Luca.jpg" style="cursor: hand; cursor: pointer; float: left; height: 266px; margin: 0 10px 10px 0; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Improvviso sempre. E quando c'è un tema preferisco andare fuori tema”. Interrogato a proposito dell'incontro di stasera previsto nell'ambito di “Urgenze. Una Marina di voci – Piccolo F(i)estival di fine anno di storie e musiche” organizzato da Chourmo, Erri De Luca liquida la domanda in modo un po' laconico, senza dare nessuna coordinata precisa. Del resto è così: anche quando si parla dei suoi libri, anche quando si prova ad approfondire tematiche, luoghi e riferimenti che si sviluppano nella sua letteratura, le risposte sono sempre asciutte, secche. Scabre come la sua scrittura. De Luca non dice mai una parola in più, e quel poco che dice è sempre pronunciato con precisione e nettezza. Stasera alle 18:30 al Caffè Savoia lo scrittore napoletano, 60 anni il prossimo maggio, presenterà al pubblico cagliaritano il suo nuovo libro, Il peso della farfalla, uscito da poco per Feltrinelli. Un libriccino, in definitiva: piccolo per numero di pagine, una settantina appena, ma assai denso di contenuto. Un libro di solitudini che si muovono parallele fino a incrociarsi e scontrarsi, nel mezzo degli scenari – profondamente conosciuti e amati dallo scrittore – di una montagna descritta poco prima che arrivi l'inverno rigido. “La montagna nasconde, ha vicoli, soffitte, sotterranei, come la città dei suoi anni più violenti, ma più segreti”, scrive De Luca. Nel libro ci sono due figure che si muovono verso lo stesso punto, verso una resa dei conti finale che vuole essere risolutiva. Si tratta di un camoscio, “re dei camosci”, “maschio dominante di un branco” che sente che la sua vita sta per finire, e di un uomo, un cacciatore, un bracconiere, anche lui meglio noto come “re dei camosci” per via di quanti ne ha ucciso nel corso della sua vita. Come la madre del camoscio, quando questo era solo un cucciolo. I due sono attratti – grazie a un qualche istinto che li lega a doppio filo - verso quello che sarà lo scontro finale: uomo e natura, bracconiere e animale – e già in questa seconda antitesi si percepisce l'enfasi negativa posta sul primo. “Anche vivendoci, anche scegliendo di abitare in un posto difficile come l'alta montagna l'uomo è sempre un intruso che ha nei confronti della natura un atteggiamento predatorio”, ci ha spiegato De Luca, da sempre amante e conoscitore della montagna. “Anche io sono partito come un intruso, ma non prelevo niente. Non ci sono nato o cresciuto. La frequento da passante, da uno che la sfiora, e che toglie il disturbo subito dopo. Ma quando sono in montagna sento subito il sentimento di appartenere ad una specie intrusa, non autorizzata a stare lì”. De Luca ha sempre dichiarato di non inventare mai le storie e i personaggi che racconta, ma di raccontare sempre ciò che ha conosciuto o anche solo ascoltato. Lo stesso vale per Il peso della farfalla. “Sono un praticante di montagna. Ho conosciuto cacciatori, bracconieri e bestie e ho raccontato una storia delle tante che ho sentito, delle conoscenze che ho incontrato. Risento molto dei racconti che fanno le persone di montagna”. Se si prova a chiedere a De Luca l'origine e la motivazione profonda della sua passione, dice: “le passioni non si possono spiegare. Mi trovo bene lì. Mettere il mio corpo su una parete e stare nella migliore solitudine possibile. La solitudine è un istinto. Una deriva incorporata. Nel mio caso si combina al fatto che io ho dimestichezza con il vuoto. Non lo sento come uno stile, ma mi tiene compagnia”. Quest'anno lo scrittore napoletano ha pubblicato anche un altro libro, sempre per Feltrinelli, Il giorno prima della felicità: “è il romanzo di una città che in piena guerra insorge contro l'occupazione tedesca. Napoli ha una immensa capacità di sopportazione e anche di insubordinazione totale. A differenza di quello che è successo nella resistenza italiana, che è stata storia di minoranze armate, a Napoli è insorta la maggioranza schiacciante della popolazione.” (&lt;i&gt;&lt;b&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda 29/12/2009&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-5149196106684757063?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/5149196106684757063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=5149196106684757063' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5149196106684757063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/5149196106684757063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/12/luomo-un-intruso-nella-natura.html' title='&quot;L&apos;uomo? Un intruso nella natura&quot;. Intervista a Erri De Luca'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Szn4X7hc4pI/AAAAAAAAAMc/14JK4NUlI68/s72-c/Erri+De+Luca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4876103832913162956</id><published>2009-12-08T10:13:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:33:53.286-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Web'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuovi media'/><title type='text'>Gratis di Chris Anderson</title><content type='html'>Ormai siamo sempre più abituati a usufruire di servizi gratuiti in rete. Mandiamo mail con Gmail o le archiviamo nello spazio illimitato offerto gratuitamente da Yahoo. Guardiamo video di ogni genere su YouTube. Ci teniamo in contatto con amici e conoscenti su Facebook. Chattiamo e parliamo telefonicamente su Skype. Navighiamo su internet usando il browser gratuito Firefox. Carichiamo i nostri album fotografici su Flickr. Ascoltiamo musica scaricata in rete. Consultiamo Wikipedia online.&lt;br /&gt;In tutto questo uno si chiede come diavolo faccia ad esempio Google, che non fa pagare quasi nessuno dei suoi servizi, ad essere un'azienda da 20 milioni di dollari, “che fa più profitti di tutte le compagnie aeree e le aziende automobilistiche americane messe insieme”.&lt;br /&gt;«Il paradosso del gratis è questo: c'è gente che guadagna un mucchio di soldi senza far pagare niente». A sostenerlo è Chris Anderson, direttore di Wired USA, guru della rete e influentissimo teorico della coda lunga, in un libro uscito da poco per Rizzoli: Gratis appunto (284 pp, 19.50 euro). Gratis nel vero senso della parola: zero dollari, zero euro. Un nuovo modello di business in cui le aziende offrono servizi online senza chiedere soldi agli utenti, riuscendo comunque a guadagnarci. Ovvero quello che siamo stati abituati a conoscere in rete. Google è l'esempio più clamoroso: offre moltissimi servizi gratuiti (per fidelizzare i consumatori) guadagnando solo da pochi di essi. Ma anche i media hanno iniziato a prendere una maggiore dimestichezza col concetto di gratis, andando incontro a trasformazioni profonde. Il modello free to air - per intenderci quello di radio e tv, gratuite e finanziate dalla pubblicità - si sta diffondendo in rete anche tra i quotidiani che finora hanno mostrato le maggiori riserve verso il gratis. L'edizione online del New York Times è diventata gratuita nel 2007, generando clamore in tutto il mondo: niente più notizie a pagamento, sarà la pubblicità a generare gli introiti. Del resto, se i costi di circolazione delle informazioni e dei contenuti in rete sono praticamente nulli, questo significa che gratis è un prezzo ragionevole, che ha il pregio inoltre di consentire di raggiungere il numero di persone più ampio possibile. L'economia del gratis è perlopiù un'economia del bit, un'economia che si sviluppa in rete perché ci sono delle condizioni che lo consentono: «il prezzo della banda di trasmissione dei dati e quello dei supporti di archiviazione crollano in fretta», spiega Anderson. Tradotto con un esempio: il prezzo che oggi paga YouTube per trasmettere un video in streaming sarà dimezzato tra un anno. «Le linee di tendenza che determinano il costo delle attività economiche online puntano verso lo zero».&lt;br /&gt;Ecco perché è facile lanciare un nuovo prodotto, farlo circolare gratis in rete per consentire di raggiungere il pubblico e poi capire, in un secondo momento, come guadagnarci sopra. In tutto questo anche l'industria musicale sta mutando radicalmente. I Radiohead hanno pubblicato In Rainbows sul loro sito, chiedendo al consumatore di stabilire un pezzo per l'acquisto. Permettere alla propria musica di circolare gratuitamente è una forma di pubblicità. Alimenta l'interesse per i concerti e la vendita del merchandising, e inoltre non elimina assolutamente la presenza di quei fan che sono disposti a comprare i dischi, anche in versioni extralusso parecchio costose. Nonostante la diffusione dell'album in libero download i Radiohead hanno venduto centomila copie del box da 80 sterline. E dicevano che il gratis avrebbe ucciso la musica. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda, 03/12/2009&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4876103832913162956?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4876103832913162956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4876103832913162956' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4876103832913162956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4876103832913162956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/12/gratis-di-chris-anderson.html' title='Gratis di Chris Anderson'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7765898769284582466</id><published>2009-11-27T03:21:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:34:20.884-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna'/><title type='text'>Esperanto di Otto Gabos</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Sw-2_uSGYeI/AAAAAAAAAMM/7K1XEA1ljGc/s1600/gabos.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5408742883367215586" src="http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Sw-2_uSGYeI/AAAAAAAAAMM/7K1XEA1ljGc/s400/gabos.jpg" style="float: left; height: 119px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 390px;" /&gt;&lt;/a&gt;Esperanto è la lingua artificiale ideata nell’Ottocento da un oftalmologo polacco di origine ebraica, Ludwik Lejzer Zamenhof, come linguaggio ausiliario che tra le altre cose avrebbe dovuto facilitare il dialogo tra i popoli – superando le barriere linguistiche e le reciproche incomprensioni. Otto Gabos è partito da quella utopia ottocentesca un po’ dimenticata come spunto iniziale per imbastire il suo nuovo romanzo grafico, intitolato proprio Esperanto e uscito in queste settimane per la casa editrice Black Velvet (144 pagine, 18 euro). Lo sfondo che avvolge le vicende della storia è una città di nome Esperantia dove si parla quell’idioma come lingua madre. Un universo parallelo in cui l’umanità, giunta sull’orlo di una guerra civile devastante, ha deciso di sublimare la propria aggressività nel gioco, bandendo ogni forma di conflitto armato dalla propria società. Si tratta di una incursione del disegnatore e scrittore cagliaritano nel linguaggio narrativo della fantascienza e della letteratura distopica, con un affresco molto ambizioso che si svolge su più livelli: rapporti personali e progetti politico-sociali che si intrecciano in una storia dal ritmo incalzante, dominata dalle tonalità un po’ cupe e dalle architetture - sontuosamente tratteggiate - della città e dei suoi sotterranei. Il libro verrà presentato oggi a Cagliari, al Caffè Savoia alle 19, dal giornalista Andrea Plazzi insieme all’autore nell’ambito della seconda giornata del Nues, festival di fumetti e cartoni nel Mediterraneo in programma in questi giorni al quartiere della Marina. “Una graphic novel retrofuturista ambientata in un universo parallelo”, spiega Gabos, “in quelli che potrebbero corrispondere ai nostri anni quaranta, ma senza Seconda Guerra Mondiale”. Un insegnante ebreo chiamato Isidore Bemporad arriva ad Esperantia e propone un nuovo gioco alla più importante casa produttrice di giochi di società. Si chiama “Seconda guerra mondiale” e il successo sarà tale che schiere di ragazzi praticheranno quel gioco in campionati professionisti. Bemporad viene dal “nostro” universo, di preciso da un campo di concentramento. Riuscirà a compiere il “passaggio” grazie ai suoi studi esoterici, istigato dal gerarca nazista Muntzen. Ritroveremo il tedesco a capo del sistema di sicurezza di una industria manifatturiera della città, intento a perseguire un suo tentativo di golpe. Le loro vite si intrecceranno di nuovo, insieme a quelle di Xabu, giovane giocatore di Esperantia, e altri personaggi che si troveranno coinvolti in una lotta cruciale per la salvezza del paese.&lt;br /&gt;La presentazione del libro sarà anche uno spunto per riflettere sul tema delle graphic novel, linguaggio che in qualche modo ha consentito lo “sdoganamento” attuale delle nuvole parlanti. “Il fumetto d’autore esiste da sempre”, precisa Gabos. “Prima però prima il fumetto veniva percepito come ultrapopolare. Lo stesso termine "fumetto" non è molto felice. Grazie ad autori come Will Eisner però nel fumetto entrano tematiche diverse, rispetto a prima quando il linguaggio era incentrato soprattutto sul personaggio e sulla serie. E nel romanzo grafico emerge la figura dell’autore, che inizia a parlare anche di sè: non come forma di narcisismo, ma come momento di scavo interiore. Prima nel fumetto non c’era, mentre in letteratura e nel cinema è una cosa normale.” Il successo delle graphic novel è stato accolto anche da editori “major”. Non a caso l’anno prossimo per Rizzoli uscirà una nuova opera di Gabos, “un noir ambientato in una città del nord” scritto insieme a Pino Cacucci. (&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Andrea Tramonte, Unione Sarda 27/11/09&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7765898769284582466?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7765898769284582466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7765898769284582466' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7765898769284582466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7765898769284582466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/11/esperanto-di-otto-gabos.html' title='Esperanto di Otto Gabos'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Sw-2_uSGYeI/AAAAAAAAAMM/7K1XEA1ljGc/s72-c/gabos.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-656650341915515790</id><published>2009-11-20T12:34:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:35:12.071-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura pop'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comunicazione politica'/><title type='text'>Politica pop</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Swb-G-o5DgI/AAAAAAAAAME/TuZ9nbmqEBA/s1600/fassino,+de+filippi.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406287798552038914" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Swb-G-o5DgI/AAAAAAAAAME/TuZ9nbmqEBA/s400/fassino,+de+filippi.jpg" style="float: left; height: 246px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 278px;" /&gt;&lt;/a&gt;Alcune istantanee. L’ex deputato di Rifondazione Comunista Vladimir Luxuria esce vincitore dal reality l’Isola dei famosi. Di Pietro, Mastella, Schifani e La Russa si prendono a torte in faccia durante un programma del Bagaglino. Piero Fassino incontra la sua vecchia tata in un programma di Maria De Filippi. L’ex presidente della Camera Irene Pivetti inizia a condurre un programma sulla chirurgia estetica su Italia 1, con un look vagamente sadomaso – lei che fu una leghista austera dalla carriera politica fulminante. Da quando la politica ha iniziato a farsi soprattutto in televisione è successo qualcosa che ai tempi delle lunghe, interminabili telecronache dei convegni della DC e del PCI o delle vecchie tribune politiche in Rai, non ci si sarebbe mai aspettati: la politica è diventata uno spettacolo. Un genere di intrattenimento, capace anche di essere divertente. Di fare audience. Di stimolare curiosità che prima sarebbero state impensabili, come quelle sulla vita privata degli uomini politici – che cosa è stata la storia Sarkò-Carlà se non un reality soap a tinte rosa? In pratica la politica e il racconto della politica sono diventati “pop”. Il tema circola da tempo ma solo da poco in Italia è uscito un libro che si occupa dell’argomento in maniera sistematica. Si tratta di Politica pop ed è scritto da due studiosi di comunicazione politica come Gianpietro Mazzoleni e Anna Sfardini (Il Mulino, 181 pagine, 14 euro) che si occupano del tema in modo laico, senza pregiudizi “francofortesi” o vecchie diffidenze verso la cultura di massa, ma con grande apertura e competenza. Dentro c’è tutto: dai risotti di D’Alema a Porta a porta fino alla parabola politico-mediatica di Silvio Berlusconi, passando per un’analisi completa del panorama televisivo di questi anni – Vespa Santoro Floris ma anche programmi che si occupano di politica in chiave leggera o satirica, prendendo in esame fenomeni diversi come Striscia la notizia, Le iene, il Bagaglino, Parla con me, Che tempo che fa, Le invasioni barbariche… Il panorama politico mediatico odierno, insomma. Del resto oggi la rappresentazione mediatica della politica non è più appannaggio della macchina dell’informazione e di fonti tradizionalmente considerate “nobili” come i quotidiani, ma riguarda sempre più l’industria dell’intrattenimento e dello spettacolo. Dove prevale l’“emozione” piuttosto che il ragionamento pensoso, la leggerezza piuttosto che l’idealità. Non a caso si sono diffusi neologismi come infotainment – programmi in cui l’informazione vuole essere piacevole - e politainment, nella doppia accezione di politica divertente e intrattenimento politico. I politici hanno scoperto di fare audience, ma si devono conformare alle grammatiche dello spettacolo mediale, e coloro che se ne sanno servire hanno un vantaggio competitivo non da poco (già De Gaulle affermò di aver vinto le elezioni per la sua superiorità nel servirsi della tv). “Politica pop è la trasformazione del sistema politico e della comunicazione politica verso forme di spettacolarizzazione e personalizzazione, di cui i media sono i motori, ma di cui i politici sono attori entusiasti” – e dire entusiasti sembra davvero poco. C’è chi esalta l’infotainment perché offre informazione, anche se minima, sufficiente almeno per esercitare una cittadinanza “sottile” ma vigile. Ma c’è anche il rovescio della medaglia della politica pop: in questo senso lo scontro politico sembra essere diventato una questione (anche) di “performance mediatiche” in cui gli uomini politici lottano per una corsa alla celebrità che dovrebbe generare il consenso necessario alla conquista (e al mantenimento) del potere.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;(Andrea Tramonte, Unione Sarda, 19/11/09)&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-656650341915515790?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/656650341915515790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=656650341915515790' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/656650341915515790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/656650341915515790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/11/politica-pop.html' title='Politica pop'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Swb-G-o5DgI/AAAAAAAAAME/TuZ9nbmqEBA/s72-c/fassino,+de+filippi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-9181101196069886062</id><published>2009-11-20T12:29:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:35:19.611-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>Here I Stay spotlight: Like a Virgin in a Chapel + Ride dei Raw Rave Groove</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Swb8jDbGRII/AAAAAAAAAL8/XYCTkJrGeSk/s1600/RRGcoverFront.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406286081849443458" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Swb8jDbGRII/AAAAAAAAAL8/XYCTkJrGeSk/s400/RRGcoverFront.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 370px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 370px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Un altro post su Here I Stay. Stavolta copincollo il comunicato di presentazione dell’uscita del sette pollici dei Raw Rave Groove. Il disco verrà presentato il 27 novembre al Tumbao a Sassari e il 28 allo Sleepwalkers a Guspini.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’associazione culturale Here I Stay è orgogliosa di presentare la sua nuova uscita discografica: il primo singolo dei Raw Rave Groove, Like a Virgin in a Chapel &amp;amp; Ride, in formato sette pollici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I &lt;strong&gt;Raw Rave Groove&lt;/strong&gt; sono la nuova scommessa targata Here I Stay Records. Una band di quattro ragazzi di Oristano ancora giovanissimi - il più piccolo di loro ha diciassette anni - ma già in grado di muoversi con una autorevolezza e una maturità impressionanti, dal vivo esattamente come in studio. Quattro forze della natura che dichiarano di amare le chitarrine scordate, le batterie d’altri tempi, il trash, il soul e – naturalmente - sudare e saltellare sui palchi ogni volta che ce n’è l’occasione.&lt;br /&gt;Nei suoi tre anni di vita la band ha registrato una maturazione vertiginosa, tra cambiamenti e stop and go, dalle prime uscite pubbliche già cariche di promesse fino al recente minitour con gli Afterhours, e ora è pronta a proporsi definitivamente a critica e pubblico con una proposta musicale assolutamente peculiare. Siamo nei paraggi di un garage punk blues dalle tinte piuttosto scure, in linea con le migliori proposte europee, con in più una sensibilità “black” che si manifesta nelle influenze di provenienza funk, rhythm’n’blues e soul, che attraversano come una corrente carsica molti dei pezzi proposti live dalla band.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Like a Virgin in a Chapel e Ride sono i primi due brani scelti dal bacino di canzoni proposte dai Raw Rave Groove negli ultimi mesi. Sono una testimonianza di grande efficacia di quello che rappresentano già ora i quattro ragazzi oristanesi: cioè una band solidissima che riesce a coniugare una conoscenza accurata delle fonti con una scrittura di canzoni davvero micidiale. Che dentro ci mette personalità, curiosità e passione. Con un suono che ha la patina polverosa del blues e l’efficacia incendiaria del rock. E poi, va detto, si tratta di pezzi che riescono a imprimersi subito nella memoria di chi ascolta in modo assolutamente contagioso, come è possibile solo quando una band riesce a scrivere canzoni come si deve. E questo non è poco.&lt;br /&gt;I due brani sono stati registrati nel febbraio 2009 allo Sleepwalkers Club di Guspini da Mr. Thinman e masterizzati in marzo al NHQ di Ferrara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/rawravegroove"&gt;www.myspace.com/rawravegroove&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.hereistay.com/"&gt;www.hereistay.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/hereistay"&gt;www.myspace.com/hereistay&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-9181101196069886062?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/9181101196069886062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=9181101196069886062' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/9181101196069886062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/9181101196069886062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/11/here-i-stay-spotlight-like-virgin-in.html' title='Here I Stay spotlight: Like a Virgin in a Chapel + Ride dei Raw Rave Groove'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Swb8jDbGRII/AAAAAAAAAL8/XYCTkJrGeSk/s72-c/RRGcoverFront.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-6612378516599859691</id><published>2009-11-09T12:34:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:35:26.420-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Here I Stay'/><title type='text'>Here I Stay spotlight: Kimidanzeigen dei Plasma Expander</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Svh9VCyqv5I/AAAAAAAAAL0/j7lqDFCuj-A/s1600-h/Cover+LP.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402205553511022482" src="http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Svh9VCyqv5I/AAAAAAAAAL0/j7lqDFCuj-A/s400/Cover+LP.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 373px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 373px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Copincollo il comunicato di presentazione scritto per l’uscita del secondo album dei Plasma Expander. Il release party è questo sabato allo Sleepwalkers di Guspini.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’associazione culturale Here I Stay è orgogliosa di presentare l’uscita del secondo disco dei Plasma Expander, Kimidanzeigen, pubblicato insieme a Wallace Records, Bar la Muerte, Bloody Sound, Valvolare, Burp, Trasponsonic, Brigadisco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati quasi tre anni dall'uscita del primo disco omonimo dei Plasma Expander su Here I Stay Records e Wallace Records, ma di certo nel frattempo la band non è rimasta ferma. Da allora ci sono stati cambi di line-up, tournée, numerosi concerti e una lenta, ma continua precisazione del suono della band. Che dal noise e dal post rock destrutturato degli esordi è arrivato a una nuova estetica ancora più personale e precisa, grazie anche all’attività live dove il trio dà assolutamente il meglio di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei Plasma Expander ora sembrano convivere gli opposti, in un ossimoro sonoro davvero micidiale. Il groove e il noise. L'improvvisazione e la struttura. Il rock'n'roll e la sperimentazione. La matematica e la sua trasfigurazione. Una band che è riuscita a valicare i confini di rock, blues, metal, noise, hard rock, e che piuttosto tenta di scrivere una sua nuova grammatica, in cui le spinte avant non vadano mai a discapito dell’impatto rock, e dove il rock non sia nemmeno lontanamente banale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sette pezzi contenuti dentro Kimidanzeigen – il secondo disco in uscita per Here I Stay e Wallace - sono i Plasma a temperatura incandescente. La fotografia perfetta di quello che la band può combinare in studio riuscendo a portarvi dentro l’energia e l’impatto delle performance live. Il suono dei Plasma è math rock dalle venature hard blues che sfida l’ascoltatore pur stabilendo un patto comunicativo con lui. È un disco suonato con mani, stomaci e cervelli, con grande senso della libertà e del divertimento. Grazie all’affiatamento di tre musicisti (Fabio Cerina, Andrea Siddu, Marcello Pisanu) che ormai insieme sono una vera macchina musicale schiacciasassi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il disco è stato registrato al NHQ Sardinia e mixato da Enrico Rocca; il master è stato fatto a Londra da Erik Aldrey nel settembre 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.hereistay.com/"&gt;http://www.hereistay.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/hereistay"&gt;www.myspace.com/hereistay&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/plasmaexpander"&gt;www.myspace.com/plasmaexpander&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-6612378516599859691?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/6612378516599859691/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=6612378516599859691' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6612378516599859691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/6612378516599859691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/11/here-i-stay-spotlight-kimidanzeigen-dei.html' title='Here I Stay spotlight: Kimidanzeigen dei Plasma Expander'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/Svh9VCyqv5I/AAAAAAAAAL0/j7lqDFCuj-A/s72-c/Cover+LP.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-7934052635715497087</id><published>2009-11-03T06:26:00.000-08:00</published><updated>2011-06-20T12:35:33.867-07:00</updated><title type='text'>Leggendo metropolitano</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/SvA-C7aJ_HI/AAAAAAAAALs/2gOWdSP6O4U/s1600-h/leggendolocandina1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5399884173245283442" src="http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/SvA-C7aJ_HI/AAAAAAAAALs/2gOWdSP6O4U/s400/leggendolocandina1.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 400px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt; Questo giovedì alle 23 alla Vetreria di Pirri coordinerò un incontro pubblico intitolato “Controculture. Tribù metropolitane nella Cagliari che cambia", nell’ambito del festival Leggendo Metropolitano organizzato dall’associazione Prohairesis. Durante l’incontro ci saranno gli interventi di Francesco Adamo e Giacomo Casti (tra gli organizzatori di Marina Cafè Noir e un passato in varie band rock cagliaritane) Davide Catinari (leader dei Dorian Gray), Joe Perrino (ovvero Joe Perrino), Giampy Guttuso e Fabrizio Rizzu (entrambi nei Gods of Gamble) e Valeria Martini (Tanca Ruja).&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Il titolo dell’incontro è abbastanza esplicativo. Nel tempo a disposizione – un’oretta – cercheremo di parlare delle varie sottoculture rock che si sono succedute a Cagliari nel corso di trent’anni circa, dell’interazione tra musica e stili di vita e di come la musica sia stata in grado di creare vere “tribù metropolitane” con attitudini, comportamenti e codici estetici fortemente condivisi. Insomma, cose così. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L’incontro nasce da una mostra (Controculture) curata da Giacomo Pisano per la scorsa edizione di Marina Cafè Noir, in cui si cercava di raccontare più o meno le stesse cose, col supporto di pannelli esplicativi, collage, fotografie, locandine e documenti di varia origine, come testimonianze di trent’anni di vita musicale underground cagliaritana. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quella di giovedì sarà l’apertura del festival che poi andrà avanti fino a sabato. Vi rimando al &lt;a href="http://www.prohairesis.com/"&gt;sito di Prohairesis&lt;/a&gt; per tutti i dettagli sul programma…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-7934052635715497087?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/7934052635715497087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=7934052635715497087' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7934052635715497087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/7934052635715497087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/11/leggendo-metropolitano.html' title='Leggendo metropolitano'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/SvA-C7aJ_HI/AAAAAAAAALs/2gOWdSP6O4U/s72-c/leggendolocandina1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-4827282779643945311</id><published>2009-10-19T03:57:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:35:48.555-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unione Sarda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Outtakes giornalistiche: Beatrice Antolini</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/StxHA-VO3OI/AAAAAAAAALU/fgkJ6S910ic/s1600-h/Beatrice+Antolini.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5394264535740636386" src="http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/StxHA-VO3OI/AAAAAAAAALU/fgkJ6S910ic/s400/Beatrice+Antolini.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 400px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 300px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;Sabato è uscito un mio articolo (&lt;a href="http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20091017&amp;amp;Categ=32&amp;amp;Voce=2&amp;amp;IdArticolo=2390884"&gt;questo&lt;/a&gt;) su Beatrice Antolini nella pagina degli spettacoli dell’Unione Sarda. Con quel pezzo è iniziata ufficialmente la mia collaborazione con l’Unione, dopo aver scritto per 5 anni per le pagine culturali del giornale di Sardegna (poi Il Sardegna e E Polis). Qui sotto il resoconto della chiacchierata, for blog only. L’inaugurazione della serie “outtakes giornalistiche”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“A due” istintivamente si legge in italiano, però in realtà può essere letto anche in inglese, e vuol dire “un dovere.” Questa ambiguità è voluta?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In inglese “due” vuol dire dovere, necessità, ma anche qualcosa che ti è dovuto. Ho scelto quel titolo anche perché erano le iniziali del mio nome: A e due, nel senso di seconda lettera dell’alfabeto. Vuol dire in due perché in questo disco ho lavorato anche con un’altra persona. A 2 è anche l’ottava di pianoforte da cui nascono tutti i miei pezzi. Dentro quel titolo c’è una coerenza estrema che rinchiude un sacco di cose. Odio i titoli a caso che non hanno attinenza con quello che fai.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tu affermi sempre con orgoglio di fare più o meno tutto da sola. Ma come vedi il confronto con altri musicisti, ad esempio in ottica live?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il disco in studio lo intendo come un prodotto artistico con processi che si sviluppano all’interno di quella situazione. È un rito magico, una situazione irripetibile. Ed è un discorso intimo, personale. Dal vivo c’è un altro approccio. Ho scelto di avere una band e lavoro con dei musicisti con cui c’è grande affiatamento, una atmosfera di divertimento e complicità. Non c’è dittatorialità da parte mia. Certo, i brani li scrivo io quindi ho dei punti fermi, però sono aperta ai contributi degli altri.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E dal vivo come si rende l’estrema complessità del disco?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Si punta su altre cose. Ad esempio su ritmica, volume. Dal vivo ho scelto di avere una band con sei persone pur avendo dovuto rinunciare ai molti strumenti che ci sono nel disco. Scarnificando. “A due” è pieno zeppo di tracce, di sovraincisioni. Dal vivo è un discorso a togliere, a rendere essenziale, pur mantenendo le cose riconoscibili.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’impressione che si ricava paragonando i due dischi è che il secondo sia un po’ meno imprevedibile e che la formula si sia stabilizzata. Tu come lo vedi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non lo vedo, lo vivo. Dal primo disco al secondo sono passati 4 anni. Anche se è uscito nel 2006 il primo l’ho finito nel 2004. In quattro anni si cambia moltissimo, specie se si è ricettivi verso il mondo. Io sono cresciuta e cambiata moltissimo e sono sicura che anche il prossimo disco sarà diverso. È una mia costante. Mi piace il mutamento. Non mi piacciono le persone che fanno una cosa che non cambia mai. È bello che anche i caratteri e le intenzioni cambino nel corso della vita. Non è segno di incertezza ma di maturità.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il tuo esordio è stato per una etichetta underground come la Madcap, ma negli ultimi due anni hai avuto moltissime attenzioni da media mainstream. Come hai vissuto questo passaggio?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Molto bene. Sono l’ultima persona che ha voglia di ghettizzarsi. L’indie rock per me è stata una situazione di passaggio quando non potevo avere di meglio. Ci sono stata bene e non ho niente da recriminare, ma il mio obbiettivo non è rimanere in un ambito di nicchia. Per me andare su Glamour è un mezzo per proporre la mia musica a un altro pubblico. È quello che voglio. È bello che parlino di te le riviste specializzate ma anche i quotidiani. Quando si fa questo lavoro a tempo pieno è bene che succeda perché con la musica ci devi vivere. Se rimani in un ambiente piccolino non mangi. Fare il doppio lavoro per riuscire a pagare l’affitto è deprimente. Non sei né carne né pesce. Io preferisco fare una scelta di vita, assumendomi la mia responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La maggior parte delle persone – musicisti, addetti ai lavori – invece pensano che non si possa vivere di musica, se non ad altissimi livelli. Tu cosa ti aspetti?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Io ho fatto una scelta religiosa, e cerco di mantenerla in tutti i modi cercando di prendere quello che mi arriva. Non ho mai pensato al compromesso, anche perché io sono al cento per cento quello che faccio e voglio vivere di quello che faccio. È un discorso difficile, ma bisogna avere le palle per farlo. Molti non hanno voglia di rischiare. Se uno è consapevole e bravo è più facile riuscirci. I musicisti che non mangiano con la loro musica evidentemente non sono del tutto convinti di quello che fanno. Lavorare ventiquattro ore al giorno e con convinzione forte porta a ottenere i risultati.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tu hai avuto una formazione classica. Come è nata la voglia di confrontarsi con la musica, diciamo, rock?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Io nutro una grande curiosità verso tutta la musica, verso quello che c’è stato dal passato remoto al giorno d’oggi. Senza distinzioni tra classica, rock o simili. Ad esempio penso che alcune cose rock uscite negli anni settanta e nei primi ottanta siano superiori a molte delle composizioni classiche contemporanee. In alcuni periodi storici sono state interessanti alcune cose, in altri casi altre. Oggi c’è un tale miscuglio di generi che non vale la pena fare distinzioni. In Brian Eno trovo cose molto più interessanti che in chi esce da venti anni di conservatorio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un tuo pezzo è stato inserito nella compilation degli Afterhours, Il paese è reale, che fotografa una certa vitalità della musica “indipendente” italiana. Come giudichi la situazione?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Di solito non amo esprimere giudizi su altri. Ognuno è libero di fare quello che vuole e io di ascoltare o di buttare il cd fuori dalla finestra. Però credo nella meritocrazia. Se delle cose non mi piacciono ma funzionano evidentemente c’è una ragione per cui hanno successo. Magari sono persone che si impegnano come faccio io. Avendo vissuto quest’anno altri ambienti e altre situazioni, trovo che in ambiti non indie c’è gente molto valida. Ottimi professionisti che meritano quello che hanno ottenuto. Poi ovviamente ho ringraziato tantissimo Manuel Agnelli per avermi inserito nella sua compilation.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La collaborazione con i Baustelle come è nata?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mi hanno chiamato loro. Era appena uscito il primo disco. L’interesse di Bianconi è stato bello e spiazzante. Ma voglio precisare che ho collaborato anche con altri oltre che con i Baustelle. L’ultima collaborazione è stata con Andy dei Bluvertigo. Abbiamo suonato alla Festa Moog insieme. Dopo due prove siamo entrati assolutamente in sintonia. E con i Velvet abbiamo realizzato un pezzo molto divertente e molto pop.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quanto peso hanno i testi nell’ambito della tua musica?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;I testi sono sempre più importanti. Invecchiando ho iniziato a interessarmi sempre di più anche alla comunicazione verbale, di cui prima non mi curavo. È una evoluzione. Se non si va in alto meglio non andare da nessuna parte. Nel primo disco le parole non avevano troppo valore perché era giusto che non lo avessero. Big saloon era un exploit musicale. Le parole erano suono. Adesso ci tengo che ci siano delle cose espresse.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il fatto di aver registrato il secondo disco in studio anziché in casa e con meno tempo a disposizione, in cosa credi che abbia cambiato il tuo approccio?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Vivo “A due” come un disco incompiuto. Da una parte la cosa mi piace, voglio precisarlo. Lo sento come non finito per tutta una serie di cose, ma lo rifarei così. Tra parentesi non si trattava di un vero studio, ma di uno studiolo in una stalla in una collina, a contatto con la natura. Il disco è nato mentre lo registravo. È iniziato direttamente lì dentro. Quando potevo, tra un concerto e l’altro, andavo lì e lo scrivevo. A parte per qualcosa, sono contenta che esista. Ma il prossimo disco sarà sempre più una mia responsabilità. Ho capito che le cose funzionano solo quando le prendi su di te al cento per cento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-4827282779643945311?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/4827282779643945311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=4827282779643945311' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4827282779643945311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/4827282779643945311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/10/outtakes-giornalistiche-beatrice.html' title='Outtakes giornalistiche: Beatrice Antolini'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_PZJMuGnL3Wk/StxHA-VO3OI/AAAAAAAAALU/fgkJ6S910ic/s72-c/Beatrice+Antolini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4920641170280335146.post-140857089747892184</id><published>2009-10-14T08:18:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T12:35:59.797-07:00</updated><title type='text'>Piccola segnalazione</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.adelphi.it/catalogo/media_ris/2413_r.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.adelphi.it/catalogo/media_ris/2413_r.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 127px;" /&gt;&lt;/a&gt; Riprendo ufficialmente a usare un blog – un blog &lt;em&gt;personale&lt;/em&gt; dove scrivere più o meno di tutto – per segnalare una cosa che mi riguarda, all’insegna dell’autopromozione più sfacciata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica al Palazzo Civico di Cagliari, in occasione del Festival Alziator di cui è direttore artistico Salvatore Niffoi, presento insieme all’autore l’ultimo libro di Andrej Longo, &lt;a href="http://www.adelphi.it/novita/244/3920/3921/3942/libri.asp?isbn=8845924130"&gt;Chi ha ucciso Sarah?&lt;/a&gt;, uscito il 23 settembre per Adelphi. L'appuntamento è alle 19:30.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul festival in rete non si trova molto. &lt;a href="http://http//www.ufficiostampacagliari.it/news.php?pagina=1860"&gt;Qui &lt;/a&gt;potete leggere una presentazione della rassegna e nel pdf trovate anche l’intero programma. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrej_Longo"&gt;Qui &lt;/a&gt;c’è la pagina su Wikipedia dedicata all’autore, ancora non aggiornata all’ultima uscita letteraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Aggiornamento&lt;/strong&gt;. L'incontro purtroppo è saltato a causa di gravi problemi familiari dell'autore, e per tale motivo l'autore non è potuto venire più in Sardegna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4920641170280335146-140857089747892184?l=andreatramonte.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://andreatramonte.blogspot.com/feeds/140857089747892184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4920641170280335146&amp;postID=140857089747892184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/140857089747892184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4920641170280335146/posts/default/140857089747892184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://andreatramonte.blogspot.com/2009/10/piccola-segnalazione.html' title='Piccola segnalazione'/><author><name>andrea</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
